S’è aperta una crepa l’anno passato: «L’immagine degli screzi tra commercianti ed ambientalisti è fuorviante [...] e serve a coprire lo scontro vero tra la città “dei cittadini” e quella “della rendita”» in «Pasticcio avezzanese», agosto. Franca Sanità (Cna) affermava a dicembre: «non esistono posizioni inconciliabili fra chi si batte per tutelare l’ambiente e migliorare la qualità della vita dei cittadini avezzanesi e chi difende gli interessi del piccolo commercio e dell’artigianato». Ho scritto ad ottobre, sullo schieramento favorevole al restyling di corso della Libertà: «Non piace probabilmente agli altri commercianti, dato che si sono tenuti un po’ in disparte (loro ed anche gli artigiani): non hanno tenuto il moccolo all’Amministrazione, com’era successo al tempo della vendita della Corradini-Fermi». (Confcommercio impegna sul plesso anche il prossimo sindaco – 30 gennaio. Il project financing non è passato per qualcosa più di un «cavillo giuridico»).
E’ bene metterci le mani dentro la crepa. «L’urbanistica e l’edilizia rappresentano due settori strategici per lo sviluppo economico della regione», Lanfranco Venturoni (Pdl) agli inizi di novembre.
Bisogna indagare sulle trasformazioni del centro per avere un’idea della politica delle ultime amministrazioni (cubature, mancato blocco delle licenze commerciali al centro, piano per l’edilizia scolastica, destinazioni d’uso, dehors).
E’ stato chiuso un occhio sulle ristrutturazioni e sulle ricostruzioni dei privati, incoraggiato la cessione d’edifici e spazi pubblici innescando un meccanismo insostenibile per la città e la società, nel tempo lungo. Il carico urbanistico ne ha risentito.
Altre crepe. La circolazione ingorgata allontana le persone dal centro – ma non solo –, alcuni negozi chiudono e c’è chi se la prende con gli amministratori. (Non hanno mai detto agli avezzanesi, costoro, che ci sono troppi negozi. I commercianti sono, tra l’altro, i maggiori azionisti dell’amministrazione in carica).
I dehors, col tempo, produrranno oltre a nuovi prodotti immobiliari (locali miniaturizzati) anche nuove frizioni tra commercianti ed esercenti: il dehors è la tipica struttura da isola pedonale. Gli esercenti spingeranno ancora per ottenere manifestazioni che prevedono la chiusura al traffico motorizzato.
sabato 17 marzo 2012
venerdì 9 marzo 2012
Silence(s)
Ho notato che da quando sono stati definiti i candidati alla carica di sindaco, non si parla più dei problemi d’Avezzano nei mezzi d’informazione.
E’ come se – d’incanto –, il traffico automobilistico fosse più fluido, il porta-a-porta avviato e funzionasse a pieno regime, l’inceneritore PowerCrop allontanato. Gli attuali frequentatori della sezione commenti delle testate on-line si producono in professioni di fede verso questo o quel candidato. I nostri candidati spiccano per la loro sobrietà in fatto di commenti alla vita amministrativa locale, nella loro pur non breve esistenza. (Non sono da meno, gli aspiranti consiglieri comunali).
Chi commentava ed aveva, in ogni modo, un’idea della nostra città non ha più occasione d’intervenire mentre gli stessi candidati dimostrano di avere poche (è un eufemismo) e rabberciate idee sul luogo che vorrebbero amministrare per almeno cinque anni.
Il troncone del movimento carismatico di stampo populista che ha «governato» Avezzano negli ultimi dieci anni, manca – in maniera programmatica – d’idee: gli altri?
E’ come se – d’incanto –, il traffico automobilistico fosse più fluido, il porta-a-porta avviato e funzionasse a pieno regime, l’inceneritore PowerCrop allontanato. Gli attuali frequentatori della sezione commenti delle testate on-line si producono in professioni di fede verso questo o quel candidato. I nostri candidati spiccano per la loro sobrietà in fatto di commenti alla vita amministrativa locale, nella loro pur non breve esistenza. (Non sono da meno, gli aspiranti consiglieri comunali).
Chi commentava ed aveva, in ogni modo, un’idea della nostra città non ha più occasione d’intervenire mentre gli stessi candidati dimostrano di avere poche (è un eufemismo) e rabberciate idee sul luogo che vorrebbero amministrare per almeno cinque anni.
Il troncone del movimento carismatico di stampo populista che ha «governato» Avezzano negli ultimi dieci anni, manca – in maniera programmatica – d’idee: gli altri?
mercoledì 7 marzo 2012
Pettegolezzi
Ho seguito di striscio, a fine febbraio, una polemica legata ad un articolo pubblicato sul Corriere della Sera. L’autore è Antonio Pascale, mentre il titolo è: «Gli egoisti della decrescita». La polemica si è svolta tra scrittori (Pascale e Sandro Veronesi) meglio, tra scrittori italiani. (La discussione avrebbe avuto ben altro tono, altrove. Auster, Grossmann, Mc Ewan, Vidal, ecc.). Vale la pena di scriverci qualcosa.
Ho trovato il pezzo superficiale, in sé e ne consiglio la lettura, ovviamente.
Il punto non è tanto che Pascale non è Pasolini (nel senso: non possiede la «stazza»), né Parise e né Sciascia quanto che Pasolini (Parise o Sciascia), allorché andava – a suo tempo – fuori del seminato sulle pagine delle maggiori testate giornalistiche, egli studiava e si documentava.
Leggiamo ancora gli scritti di tali personaggi, costatandone i limiti – dopo alcuni decenni. Sono pezzi generalmente datati per via della loro età, ma si lasciano ancora leggere perché trasudano di passione civile e di cultura; restano dei documenti importanti, in ogni modo. (Il concetto di «mutazione antropologica» era insopportabile dal principio, ma non il suo contenuto; non è un caso che si continua a ragionare su quelle cose).
La bassa macelleria ideologica, era compito dei giornalisti (molto schierati) al tempo di Pasolini, Parise e Sciascia. Gli intellettuali d’allora provocavano dibattiti; gli scrittori d’oggi fanno cadere le braccia per la loro inconsistenza.
Ho trovato il pezzo superficiale, in sé e ne consiglio la lettura, ovviamente.
Il punto non è tanto che Pascale non è Pasolini (nel senso: non possiede la «stazza»), né Parise e né Sciascia quanto che Pasolini (Parise o Sciascia), allorché andava – a suo tempo – fuori del seminato sulle pagine delle maggiori testate giornalistiche, egli studiava e si documentava.
Leggiamo ancora gli scritti di tali personaggi, costatandone i limiti – dopo alcuni decenni. Sono pezzi generalmente datati per via della loro età, ma si lasciano ancora leggere perché trasudano di passione civile e di cultura; restano dei documenti importanti, in ogni modo. (Il concetto di «mutazione antropologica» era insopportabile dal principio, ma non il suo contenuto; non è un caso che si continua a ragionare su quelle cose).
La bassa macelleria ideologica, era compito dei giornalisti (molto schierati) al tempo di Pasolini, Parise e Sciascia. Gli intellettuali d’allora provocavano dibattiti; gli scrittori d’oggi fanno cadere le braccia per la loro inconsistenza.
domenica 4 marzo 2012
Absolute Beginners
L’altro ieri ho inviato un commento su MN, Comunali ad Avezzano, le proposte di Sel:
www.marsicanews.it/jsps/135/Notizie/211/News/247/Tutte_le_notizie.jsp?inizio=41&dettaglio=18614&IDCOM=-1
(Qualcuno, a ragione, penserà che io debba aspettare qualche altro giorno, prima di riprendere la vita pubblica).
Il pezzo, riporta un programma elettorale: il primo – probabilmente anche l’ultimo – che appare nella campagna per le Amministrative di maggio.
(Detto tra noi).
Mi ha infastidito il linguaggio banale con cui sono enunciati alcuni obiettivi: punto 2) Opposizione alla realizzazione di impianti a biomassa, punto 8) Attivazione di un’isola pedonale permanente. Il punto 10 è l’oggetto del mio commento.
Tutto mostra un distacco incolmabile con la cosiddetta realtà, la vita sociale. Dove si vuol «attivare» un’isola pedonale? Centro, periferia, frazioni? Grande quanto? E’ la prima volta – soprattutto –, che si parla di problemi del genere?
E’ tanto complicato usare – dopo quasi cinque anni di lotte ed il Comitato marsicano NoPowerCrop –, il termine inceneritore al posto di centrale a biomasse o «termovalorizzatore»? (Evito di rammentare il nome ed il cognome di chi venne ad Avezzano a difendere gli inceneritori ed il nome del partito in cui adesso milita).
Ho mal sopportato il fatto che si rivangasse la questione del cosiddetto restyling di corso della Libertà: una faccenda conclusa cinque mesi fa. (Sottolineo: conclusa). I protagonisti della vicenda – quelli che hanno vinto, per intenderci –, hanno lasciato correre, hanno tralasciato di brindare o di festeggiare mentre quelli che sono stati sconfitti (dobbiamo annoverare anche Sinistra Ecologia e Libertà-Avezzano, a questo punto ed in qualche modo. Non è un onore perdere senza combattere), insistono. E’ solo un altro carnevale fuori stagione, tipico della città.
www.marsicanews.it/jsps/135/Notizie/211/News/247/Tutte_le_notizie.jsp?inizio=41&dettaglio=18614&IDCOM=-1
(Qualcuno, a ragione, penserà che io debba aspettare qualche altro giorno, prima di riprendere la vita pubblica).
Il pezzo, riporta un programma elettorale: il primo – probabilmente anche l’ultimo – che appare nella campagna per le Amministrative di maggio.
(Detto tra noi).
Mi ha infastidito il linguaggio banale con cui sono enunciati alcuni obiettivi: punto 2) Opposizione alla realizzazione di impianti a biomassa, punto 8) Attivazione di un’isola pedonale permanente. Il punto 10 è l’oggetto del mio commento.
Tutto mostra un distacco incolmabile con la cosiddetta realtà, la vita sociale. Dove si vuol «attivare» un’isola pedonale? Centro, periferia, frazioni? Grande quanto? E’ la prima volta – soprattutto –, che si parla di problemi del genere?
E’ tanto complicato usare – dopo quasi cinque anni di lotte ed il Comitato marsicano NoPowerCrop –, il termine inceneritore al posto di centrale a biomasse o «termovalorizzatore»? (Evito di rammentare il nome ed il cognome di chi venne ad Avezzano a difendere gli inceneritori ed il nome del partito in cui adesso milita).
Ho mal sopportato il fatto che si rivangasse la questione del cosiddetto restyling di corso della Libertà: una faccenda conclusa cinque mesi fa. (Sottolineo: conclusa). I protagonisti della vicenda – quelli che hanno vinto, per intenderci –, hanno lasciato correre, hanno tralasciato di brindare o di festeggiare mentre quelli che sono stati sconfitti (dobbiamo annoverare anche Sinistra Ecologia e Libertà-Avezzano, a questo punto ed in qualche modo. Non è un onore perdere senza combattere), insistono. E’ solo un altro carnevale fuori stagione, tipico della città.
mercoledì 29 febbraio 2012
Kaddish
‘Strange now to think of you, gone without corsets & eyes, while I walk on the sunny pavement of Greenwich Village.’
Allen Ginsberg
(Grazie a tutti per la vicinanza, a presto).
Allen Ginsberg
(Grazie a tutti per la vicinanza, a presto).
da "Il Velino" 61/4
Nel 2011 è approdata da noi, la definizione «città-territorio», nel tempo della Grande Spoliazione. Non è diffusa in Italia e penso che l’approssimarsi delle Amministrative servirà a spargerla ancora nella comunicazione politica.
Ho raccontato all’inizio della mia collaborazione con questa testata, che il termine «città» dice poco o niente alle persone; «territorio» rimanda invece alle relazioni ed alle risorse. Il secondo è un fossile degli anni Settanta, quando indicava giusto una parte delle risorse presenti in un’area amministrata.
Metto all’opera il concetto tradizionale di «territorio» con due semplici esempi. A: La vegetazione della vallata X produce una quantità m di biomassa, utilizzata in parte dai residenti per il riscaldamento; è immaginabile sottrarre tale quantità all’uso civico (legnatico) per alimentare una centrale che produce, ad es.: 0,7 MW elettrici – in caso di bisogno. B: Osservando la vallata Y, m’accorgo che nel paese P1 si producono cereali, P2 ospita una centrale idroelettrica, in P3 si pratica l’acquacoltura, P4 è famosa per la raccolta di noci e mandorle e P5 è un borgo d’allevatori. Posso pensare e progettare agevolmente – a questo punto – un laboratorio di dolciumi in uno dei cinque paesi, in P6 o in P7. (Sono pensabili anche altre soluzioni, ovviamente).
Ci sono delle difficoltà ad avvicinare «città» e «territorio» – di là del trattino o meno: in città sprechiamo il suolo, l’acqua piovana, le foglie degli alberi ed il sole senza pensarci due volte. L’espressione, quando usata, significa all’incirca polo o attrattore.
Più che indicare una prospettiva, serve a coprire secondo me, la mancanza d’idee e di proposte su come ristrutturare i centri storici italiani dopo l’avvento delle recenti periferie e degli outlet. (A nascondere interessi inconfessabili, anche).
Chi s’è accorto del fenomeno, da noi?
Non ci trovo molta differenza tra città-territorio e l’ossimoro Centro Commerciale Naturale. Continuiamo ad aggirarci nelle nostre città ridotte a ciambelloni dopo gli anni Ottanta e lo spostamento in periferia di commercianti ed artigiani – dopo le abitazioni e le fabbriche nel secondo dopo-guerra.
D.: che fine farà la definizione «città-territorio»? Immagino la stessa di «attimino», «assolutamente» e «le tasche degli italiani».
Ho raccontato all’inizio della mia collaborazione con questa testata, che il termine «città» dice poco o niente alle persone; «territorio» rimanda invece alle relazioni ed alle risorse. Il secondo è un fossile degli anni Settanta, quando indicava giusto una parte delle risorse presenti in un’area amministrata.
Metto all’opera il concetto tradizionale di «territorio» con due semplici esempi. A: La vegetazione della vallata X produce una quantità m di biomassa, utilizzata in parte dai residenti per il riscaldamento; è immaginabile sottrarre tale quantità all’uso civico (legnatico) per alimentare una centrale che produce, ad es.: 0,7 MW elettrici – in caso di bisogno. B: Osservando la vallata Y, m’accorgo che nel paese P1 si producono cereali, P2 ospita una centrale idroelettrica, in P3 si pratica l’acquacoltura, P4 è famosa per la raccolta di noci e mandorle e P5 è un borgo d’allevatori. Posso pensare e progettare agevolmente – a questo punto – un laboratorio di dolciumi in uno dei cinque paesi, in P6 o in P7. (Sono pensabili anche altre soluzioni, ovviamente).
Ci sono delle difficoltà ad avvicinare «città» e «territorio» – di là del trattino o meno: in città sprechiamo il suolo, l’acqua piovana, le foglie degli alberi ed il sole senza pensarci due volte. L’espressione, quando usata, significa all’incirca polo o attrattore.
Più che indicare una prospettiva, serve a coprire secondo me, la mancanza d’idee e di proposte su come ristrutturare i centri storici italiani dopo l’avvento delle recenti periferie e degli outlet. (A nascondere interessi inconfessabili, anche).
Chi s’è accorto del fenomeno, da noi?
Non ci trovo molta differenza tra città-territorio e l’ossimoro Centro Commerciale Naturale. Continuiamo ad aggirarci nelle nostre città ridotte a ciambelloni dopo gli anni Ottanta e lo spostamento in periferia di commercianti ed artigiani – dopo le abitazioni e le fabbriche nel secondo dopo-guerra.
D.: che fine farà la definizione «città-territorio»? Immagino la stessa di «attimino», «assolutamente» e «le tasche degli italiani».
domenica 26 febbraio 2012
Rock & troll music
M’è capitato di leggere «Il piano neve ha funzionato!», MarsicaNews 15 febbraio.
Spiccavano tra i commenti inviati, due che riguardavano la pista ciclabile: 1) «ho constatato che avevano liberato la pista ciclabile. E solo quella» 16 febbraio Toffy’, 2) «mi accorgo che la pista ciclabile è pulitissima» 16 febbraio MarsoMatto.
Sono uscito dall’ospedale il 17 mattina, e l’ho trovata quasi nelle stesse condizioni in cui si trovava al mio ingresso – il 15 mattina. Nessuno ci aveva messo le mani, tranne in un brevissimo tratto davanti all’Agenzia per la promozione culturale della Regione Abruzzo. (Nel senso: è stata confusa con il marciapiede. La pista ciclabile Nord, potendo interessare, è lunga oltre 3 chilometri).
Restando nei... due temi. Il 24, mi hanno tolto i punti ed ho notato, spostandomi tra casa e l’ospedale, che alcune parti della pista ciclabile Nord, sono stati sgomberati dal manto nevoso. I tratti in questione, sono stati prontamente utilizzati come parcheggio per le automobili o come marciapiede dai pedoni.
(Mi prendo una pausa, spero breve).
Spiccavano tra i commenti inviati, due che riguardavano la pista ciclabile: 1) «ho constatato che avevano liberato la pista ciclabile. E solo quella» 16 febbraio Toffy’, 2) «mi accorgo che la pista ciclabile è pulitissima» 16 febbraio MarsoMatto.
Sono uscito dall’ospedale il 17 mattina, e l’ho trovata quasi nelle stesse condizioni in cui si trovava al mio ingresso – il 15 mattina. Nessuno ci aveva messo le mani, tranne in un brevissimo tratto davanti all’Agenzia per la promozione culturale della Regione Abruzzo. (Nel senso: è stata confusa con il marciapiede. La pista ciclabile Nord, potendo interessare, è lunga oltre 3 chilometri).
Restando nei... due temi. Il 24, mi hanno tolto i punti ed ho notato, spostandomi tra casa e l’ospedale, che alcune parti della pista ciclabile Nord, sono stati sgomberati dal manto nevoso. I tratti in questione, sono stati prontamente utilizzati come parcheggio per le automobili o come marciapiede dai pedoni.
(Mi prendo una pausa, spero breve).
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