sabato 15 settembre 2012

KsLT 5

Tra pochi giorni, vincerò la scommessa sul nome del nuovo sindaco.
Lo davo davanti al primo turno (48% e 44%), ma le cose sono andate in modo quantitativo e qualitativo diverso dalle mie previsioni. Immaginavo una minore percentuale dell’astensione (un incremento di oltre il 6%) e un minor numero (molto minore) di preferenze per i partiti e le piccole liste: non mi sono reso conto di quello che bolliva in pentola. Per niente.
Lunedì sera, si saprà che Giovanni Di Pangrazio ha vinto le Amministrative del 2012. (Lo do con quattro punti di scarto, anche questa volta).
I raggruppamenti maggiori hanno cercato di fidelizzare i loro votanti. Non importava loro, se uno scriveva il nome di questo o quel candidato per una questione di fiducia, di stima, di simpatia o altro. I maggiori partiti si sentivano «obbligati» nei confronti dei loro votanti.
(Ho fatto cambiare un punto del programma di un piccolo partito: è bastato un commento salace su una testata on-line. Non hanno letto il resto sul blog, per mia fortuna...).

KsLT 4

Un’espressione che ha colpito nella relazione al convegno «Abruzzo verso il 2030: sulle ali dell’Aquila», è: «città intelligente legata al territorio».
Noi già conosciamo il significato di smart drugs (nootropi) e smartphone: che cosa significa smart city? L’espressione è recente (2011) e si riferisce ad un progetto dell’Ue che individua e investe (non ricordando male, cifre modeste) in una serie di città medie che riducono i consumi energetici e utilizzano più razionalmente le risorse e le tecnologie di cui dispongono.
In Europa, città media ha un significato diverso da quello che ha in Italia e vuol dire un agglomerato a metà strada tra Londra, Parigi, Madrid, Berlino e un paese. (L’ultima, è quella con meno abitanti ma è più grande di Roma). Una città media «europea» in Italia è Bologna (387mila abitanti); la conurbazione Pescara-Montesilvano – in Abruzzo – è l’unica che s’avvicina alla città media: sono 2 comuni distinti – d’accordo –, ma rientra nella fascia delle città medie e il suo hinterland ha una giusta dimensione. M’interessa poco se il nostro capoluogo di provincia rientra o no nel canone delle città medie quindi delle smart city: la seconda parte dell’espressione o dello slogan è pleonastica, francamente. Vuoi che un agglomerato tra i 100mila e i 500mila abitanti, non abbia rapporti con il proprio territorio, in Italia? Esiste, sulla Terra, un qualsiasi insediamento umano che non ha rapporti con il circondario?
L’Ue prova a «costruire» delle nuove aree sotto i 2 milioni d’abitanti, con ridotta estensione territoriale, in cui si vive meglio consumando meno energia. Io mi chiedo se l’Unione, nonostante i suoi ridotti poteri, possa fare qualcosa in più per ridurre gli sprechi, la produzione di rifiuti e per un sistema di trasporto comune in grado di superare l’attuale modello basato sull’automobile privata – soprattutto nelle zone depresse, dove la «macchina» è uno status symbol. Ci vuol tanto a scrivere un decreto che mette fuori-legge lo strato d’incarti che avvolgono le merci, quando le acquistiamo?
Qualcosa è cambiato a livello individuale: esistono condomini «cablati» – anche da noi –, gente che si sposta in bicicletta; i tetti con pannelli fotovoltaici, l’«acqua del sindaco» (quella del rubinetto), i doppi vetri alle finestre, i cosiddetti prodotti a km 0, la lotta per i beni comuni, ecc.
Le altre due espressioni: «specializzazione intelligente a livello regionale» e «sviluppo locale gestito dalla collettività», mi dicono poco e le trovo un po’ banali. (2/3)

martedì 4 settembre 2012

KsLT 3

Una dozzina d’anni fa c’era bisogno di un’intervista a Miriam Mafai per una pubblicazione sul «cinquantenario» delle lotte del Fucino. (Non se ne fece niente dell’una e dell’altra).
Non se ne sono ricordati in molti, dopo la sua morte: «Era a capo dell’Unione delle donne marsicane, dirigente di una delle lotte straordinarie di quegli anni, quella per strappare ai principi Torlonia il lago del Fucino», Luciana Castellina, Una comunista che sapeva ridere, in «il manifesto» 10 aprile 2012.

KsLT 2

Tempo addietro, m’era capitato di scrivere sulla ricostruzione di L’Aquila che al posto di Cialente era meglio Chirac e che invece di Berlusconi, Mitterrand. Mi riferivo alla ristrutturazione del centro di Parigi negli anni Ottanta, ovviamente. C’è voluta l’autorevolezza di due personaggi di quel calibro (sindaco il primo, presidente della repubblica il secondo) per far digerire ai parigini e non solo a loro, un progetto che ha cambiato – bene o male – il volto al centro della capitale francese.
Sono stato incuriosito dalla relazione presentata al forum Ocse «Abruzzo verso il 2030: sulle ali dell’Aquila» – 17 marzo 2012. Un esterofilo come me, non poteva sottrarsi alla lettura di un documento dell’università di Groningen (NL) riguardante L’Aquila, la sua provincia e l’Abruzzo. Sono stato stuzzicato da espressioni come: «città intelligente legata al territorio», «specializzazione intelligente a livello regionale» e «sviluppo locale gestito dalla collettività».
La lettura è stata deludente sotto diversi aspetti. Io trovo la relazione superficiale ed approssimativa: molto «italiana», in una parola. E’ difficile da riconoscere la regione, da parte di chi ci abita. Manca in essa, un inquadramento storico dell’area cui fa riferimento. Il massimo che si riesce ad esprimere è che: «il percorso
di sviluppo della regione Abruzzo, e della provincia dell’Aquila in particolare, era piuttosto precario anche prima del terremoto del 2009» – 3.2.39. Si tratta di una banalità, considerato l’inizio dell’ultima crisi economica mondiale – fine 2007.
La storia c’insegna che l’Appennino è in crisi da tempo e si tratta di un vero e proprio declino, soprattutto nelle regioni meridionali punteggiate ormai da paesi abitati solo da vecchi. (I pastori di D’Annunzio, a cavallo del Novecento, rappresentavano un mondo scomparso).
E’ tutto così, l’Abruzzo? Certo che no. L’Aquilano appare tra le zone più arretrate della regione, da decenni. Esiste una conurbazione da almeno 200mila abitanti sulla costa, a differenza dell’interno dove il centro più popoloso non arriva(va) a 50mila. Non scorgo la possibilità, in un intervento che parte da una zona declinante, di coinvolgere e sollevare anche le sorti di aree che stanno meglio come la Marsica, la costa adriatica e soprattutto la Val Vibrata.
La relazione Ocse è un’occasione per rendersi conto di come ci osservano da fuori. Come ci vedono? Ho l’impressione che – per ora – ci considerano come la Valpadana: geografia, economia e cultura, tutto
uniforme. (1/3)

giovedì 30 agosto 2012

KsLT

Conoscendo Daniele Vicari da quando sono tornato da queste parti, m’interesso alla sua produzione. Comincia ad andargli bene e sono contento: è una persona seria.
Ho letto, nelle settimane scorse, numerose recensioni al suo ultimo lavoro. Mi hanno dato fastidio le più velenose, perché non analizzavano il prodotto con le categorie della critica cinematografica.
Un anno dopo Genova, ho infilato le tavole «Don’t clean up this blood» nella mostra e nel catalogo di Far/closer (inverno 2003). Me ne vivo isolato e nascosto; se io fossi stato un appartenente all’establishment, i vecchi arnesi della politica mi avrebbero crocefisso, in quell’occasione.

Krapps Last Tape

Riprendo.
Posto quello che ho scritto (ho continuato a scrivere) in questo intervallo, così come l’ho scritto – da aprile in poi. Il materiale sarà inserito nella sequenza originaria ed in modo cadenzato.
Mostro i pezzi degli ultimi mesi per rendere conto a me stesso, con il senno di poi, quante ne ho – in precedenza – azzeccate. Per vedere l’effetto (immagino comico) che fa. A presto.

lunedì 27 agosto 2012