venerdì 11 ottobre 2013

K'sLT 36



M’è arrivato un invito per partecipare alla manifestazione Ripuliamo il Salviano, Operazione Riserva Pulita – domenica prossima. Pochi giorni prima avevo ricevuto delle foto sullo stato di sporcizia, della riserva suddetta. Ho notato che non è stato invitato il gruppo che più ha combattuto per ottenere la riserva (Il Salviano) e la maggior associazione ambientalista abruzzese (WWF).
Recuperare almeno una volta l’anno alcuni quintali di rifiuti in una zona protetta, non fa certo onore a chi la gestisce (Ambiente e/è Vita). Il Salviano divide ancora anziché unire, a distanza d’anni.

mercoledì 9 ottobre 2013

Cronac(hett)a avezzanese


Sono stato rimbrottato sabato scorso per non aver detto la mia sullo scontro tra Antonio Morgante (Regione Abruzzo) e Patrizia Petricola (Comune d’Avezzano) circa la revoca dei tre «campus» decisi dalla passata Amministrazione.
La (costosa) trovata dei cosiddetti campus scolastici era propedeutica a più di un’operazione di tipo speculativo e si giovava grandemente del clima di paura tenuto in piedi per anni da numerosi mass media locali dopo il sisma nell’Aquilano. Ricordo frotte di massaie che accorrevano alle testate on-line per inviare commenti velenosi contro chi voleva il male del proprio figlio. (Quel clima non c’è più oggi per nostra fortuna, anche se c’è chi scrive ancora amenità del genere: «scuole che rischiano di crollare in testa ai nostri figli alla prima scossa di terremoto» in Nessun violento tra di noi. Pezzopane non divaghi. e La Senatrice alza la polvere per non farci vedere le rovine, marsica5stelle.it 4 e 7 ottobre 2013).
Le due posizioni non sono così antitetiche come possono sembrare a prima vista. Patrizia Petricola ha parlato di: «riqualificazione delle scuole cittadine attraverso interventi di consolidamento strutturale e risanamento energetico, oppure di demolizione e ricostruzione sul posto, in stretta sinergia con la minoranza così come stabilito in consiglio comunale» – TerreMarsicane 2 ottobre 2013, il grassetto è mio.
Si tratta di cose già viste ad Avezzano.
La posizione di Morgante parlando di scuole, s’inserisce in un contesto molto diverso da quello accennato: «è stata una decisione all’insegna del sano realismo», a detta della sua «antagonista». Scrivere di: «massima sicurezza della popolazione scolastica che frequenta edifici danneggiati dal sisma 2009» e «si è ritenuto di assoluto valore consentire piuttosto che “rattoppamenti” la costruzione di edifici nuovi con i massimi accorgimenti tecnici oggi disponibili in termini di sicurezza» – TerreMarsicane 1 ottobre 2013 –, ha poco senso in tempi di crisi. (Si possono accettare dei morti in caso di terremoto – com’è stato negli ultimi secoli).
Io sbaglierò, ma non dovrebbe essere ripetuto il «metodo Vitruvio».

lunedì 7 ottobre 2013

MP f.u.


Ho accelerato la pubblicazione dei pezzi precedenti – sono usciti a settembre, in realtà. Sembra materiale diverso da quello postato in precedenza su questo blog e provo a ricucire.
E’ partito tutto dalla presentazione del restyling, da parte del Comune e da com’è stata riportata dalle testate locali. E’ la mancanza di copertura finanziaria il dato – a me – più evidente. Un qualsiasi strumento di pianificazione rimane inattuato al 30, 40, 50% ad Avezzano – con il Pgtu si è andati ben oltre. (Ci s’immagina con un certo automatismo che le aree verdi prescritte in un Prg rimarranno lettera morta). Non andava messa in cantiere un’opera tanto piccola alla presenza di problemi di natura economica. Che cosa elimineranno?
Ho sorvolato sul resto ma mi chiedo oggi: come il Comune riempirà d’attività di tipo culturale quello spazio? Chi le pagherà? Chi le svolgerà, soprattutto? Ci vuole gente abituata a lavorare in aperta campagna. E’ bene tener presente che dopo l’abbattimento delle baracche attuali sul lato di via S. Cataldi, quel posto si manifesterà per quello che è dopo la distruzione del Mercato coperto trent’anni fa: uno spazio amorfo.
Gli alberi (tutti) saranno i primi a essere tagliati in attesa dei quattrini per la pavimentazione, poi verranno il parcheggio per i residenti e il nuovo mercato per gli attuali venditori: per il resto bisognerà solo attendere. (Dovrebbe bastare).
I partiti locali sulla faccenda non hanno battuto ciglio, com’era prevedibile.

domenica 6 ottobre 2013

MP 2


A zonzo in una qualsiasi piazza delle Erbe italiana, io ho l’idea che le persone che incontro, continuano a fare la stessa attività che si svolge lì da secoli. Ad Avezzano, rimane in piazza del Mercato chi non può permettersi di pagare l’affitto di un negozio.
Non nego che si possa rilanciare quel luogo in qualche modo, ma la proposta di restyling è insufficiente, a dir poco. Trovo barbaro il costruire un posteggio sulla superficie di una piazza: è meglio che i residenti proseguano nel parcheggiare (abusivamente), tranne quando c’è bisogno della stessa per qualche evenienza – «concerto» del Primo maggio di Sel, per esempio. E’ necessario anche estirpare quattro o cinque alberi con un bel po’ di storia sulle spalle, per ricavare la nuova sistemazione. Il lato della piazza lungo via Cesare Battisti può essere considerato ancora uno spazio pubblico, dopo siffatta trasformazione? (Non si capisce bene una cosa: il sindaco vuol rinnovare e ampliare il parco delle baracche, far svolgere delle attività di tipo culturale nella piazza per attirare altra gente e nello stesso tempo riduce generosamente la superficie utilizzabile dai pedoni). La promessa di un’area pedonale pomeridiana serve a controbilanciare – alle orecchie dei meno avveduti – la sicura eliminazione degli alberi e il nuovo parcheggio. (Riuscirà ad assorbire tutte le automobili abitualmente in sosta sulla piazza, tale parcheggio? No, secondo me e allora?).
La piazza che diventa un «salotto» nelle ore pomeridiane, è un obiettivo molto ambizioso a dir poco, perché è almeno arduo convincere chi sta dentro un negozio a spostarsi all’aria aperta, nonostante tutto; vale lo stesso per chi frequenta i moderni alberi della cuccagna che sono i supermercati alimentari. (A proposito dei cosiddetti «prodotti a km 0», che dovrebbero essere il traino dell’iniziativa. Perché spostarmi a piazza del Mercato di mattina, in una città di 42mila abitanti – con il sole a picco, la neve o la pioggia battente –, quando posso acquistare le stesse patate, carote e ortaggi del Fucino nel mio tempo libero al supermercato sotto casa o ai fruttivendoli nord-africani, aperti almeno dodici ore quasi tutti i giorni dell’anno?). Gli avezzanesi si comportano talvolta come se vivessero in una città policentrica, a differenza dei sindaci – in compagnia dei loro azionisti di maggioranza: i commercianti. Il modello proposto (investire soldi pubblici per iniziative che attraggono gente, in ogni modo) è già stato sperimentato ed è fallito nel Quadrilatero – o meglio, in una sua porzione – ed è servito solo a far crescere gli affitti dei negozi, allontanando più che attraendo nuove attività legate al commercio e all’artigianato. Non funziona più la «zona commerciale», da noi e bisogna pur chiedersi il perché. Il «ritorno al passato» è invece un pessimo slogan pubblicitario.
Un’ultima domanda. Il parcheggio, le nuove baracche, l’area pedonale: quale delle tre è il motore del restyling?
(Il Martello del Fucino, 15 2013, v.o., 2/2)

sabato 5 ottobre 2013

MP 1


C’è una concezione burocratica, catastale dello spazio nella vicenda del restyling in piazza del Mercato, oltre alla solita allergia nei confronti della storia locale.
Sono nato nella parte opposta dell’isolato che la chiude parzialmente a sud e l’ho frequentata nell’infanzia. Brulicava di venditori di frutta, verdura e ortaggi e di massaie nella mattinata mentre nel pomeriggio, era frequentata dai clienti delle cantine e dai ritardatari che si affrettavano nei negozi di generi alimentari e dei macellai. La vita riprendeva prima dell’alba, al Mercato coperto (ingrosso). Era la zona della città più frequentata al mattino.
Oggi non è più così: esso è un luogo scarsamente frequentato nella mattinata e deserto nel pomeriggio e la sera. (Diventa un parcheggio per automobili, dal pomeriggio). Come ci si è arrivati e perché è difficilmente raggiungibile l’obiettivo del sindaco, che propone il «ritorno al passato»?
Mi è capitato d’assistere alle lamentele della massaia che doveva spostarsi con la sporta altri 200 metri per recarsi dal fornaio o infiascare un po’ d’olio, durante l’infanzia. Mi meravigliavo durante l’adolescenza di gente che un tempo stava al mercato (venditore, trasportatore, facchino) e poi aveva aperto un negozio di frutta e verdura in un’altra parte della città o addirittura aveva cambiato lavoro.
Il boom economico è da collocarsi tra la mia infanzia e l’adolescenza, con il suo corollario fatto di crescita urbana e motorizzazione – anche le nuove tecnologie per la conservazione delle derrate alimentari. Il supermercato esaudiva il sogno delle massaie di trovare il mercato classico concentrato sotto un unico tetto e poi: prodotti per l’igiene della casa, olio, pane, latte, caffè e anche i surgelati. Il negoziante non riceveva più pubblici rimproveri poiché il banco poco più in là, vendeva le stesse sue mele a cinque o dieci lire di meno. Conveniva a moltissimi tale situazione e perciò si è affermata mettendo in ombra il mondo precedente.
Si può ripetere di piazza del Mercato lo stesso che della multisala Impero: più di metà della sua esistenza, è dominato dalla sua crisi.
Io ricordo d’essermi opposto con altri all’abbattimento del mercato coperto, all’inizio degli anni Ottanta; il taglio della protesta fu specificamente architettonico: significava sventrare e distruggere la chiusura della piazza il buttar giù un edificio del genere. (Giusto quello). Era in disarmo da alcuni anni, il sistema «piazza del Mercato». Non c’erano più cantine, negozi di generi alimentari e macellerie; pochi venditori, clienti e frequentatori. Il suo indotto era già sprofondato nei gorghi della storia. Non bisogna dimenticare che al tempo della mia infanzia, più di una persona che era occupata in qualche modo da quelle parti, abitava sulla stessa piazza o nei pressi; allo stesso modo, l’erbivendolo passava qualche ora del pomeriggio a bere, chiacchierare, fumare e giocare a carte nelle tre cantine. C’erano anche più abitanti lì, come nel restante Quadrilatero. Ho perciò un moto di sorpresa quando leggo di soluzioni «contrattate» in qualche maniera tra Comune e residenti.
(Il Martello del Fucino, 15 2013, v.o., 1/2)

venerdì 4 ottobre 2013

Frattaglie


1) Mi sono divertito a copiare i titoli più bizzarri delle testate on-line locali. Ne propongo un po’ – depurati dagli strafalcioni.
Branchi di lupi famelici attaccano persone e animali da pascolo, Carsoli, Cristian Pace salva i suoi gatti da morte certa, Carsoli mette un cane da guardia per difendere i gatti, “E poi dicono che i lupi non attaccano”: la testimonianza di E. Bonanni, Erbe infestanti, a rischio la sicurezza degli alunni della scuola media statale di Carsoli, E’ scomparso il cagnolino Lilly, l’appello delle padroncine, “I miei figli spaventati dai lupi nel giardino di casa”: la testimonianza di G. Marzolini di Rocca di Botte, Intrattenimento – Al via all’Argoli l’anno accademico con la nuova preside Novelli, novità per l’Itet, L’Abruzzo e le ferrovie: dai voli pindarici alla scomparsa del treno, Lascia morire la sua mucca incinta per ottenere soldi dal Parco, Magliano, il sindaco scrive alle mamme, Riaprono i battenti per alcune scuole, ma non tutti possono arrivarci, Sorpresi all’uscita di un bar in stato di ebbrezza, quattro extracomunitari denunciati.
2) (Chi sta peggio di noi). E’ stata istituita a Celano una zona a traffico limitato (Ztl), di domenica e dalle 10 alle 19.
3) (Ommadawn). Mi cucio la bocca sulla partecipazione del vescovo dei Marsi all’intitolazione di una piazza (Ovindoli, AQ) al fondatore dell’Opus Dei: la faccenda riguarda solo i cattolici e devo rimanere in silenzio. (Ho trovato questo ieri, nel web: «La fabbrica [Pittini, ex Maccaferri] appartiene agli operai – conclude il Vescovo – dunque è possibile autogestirla» – TerreMarsicane. Operazione simpatia?).

martedì 1 ottobre 2013

K'sLT 35


(Rifiuti 1). L’inizio della raccolta differenziata anche al centro, non ha fatto scorrere fiumi d’inchiostro sui quotidiani locali. Qualche testata on-line ha proposto foto di sacchetti d’immondizia abbandonati in alcune zone della periferia. Ci ha pensato giusto Il Velino (72/15 del 15 settembre 2012) a raccontare gli umori degli abitanti, da noi. L’argomento dei rifiuti invece, tiene banco da mesi sul Martello del Fucino (Pescina).
Ho notato tanto spazio sui periodici e poco o niente sui quotidiani e nel web. S’è registrata la classica situazione: dove tanto, dove niente – che in genere, mi fa sospettare. La verità non sta nel mezzo per il fatto che chi ne scrive di più, accerchia l’argomento e mostra che la sua estensione è molto ampia; si mette in posizione sui bordi. Da quelle parti Botticchio, riesce a far capire come un’attività comune fino a pochi lustri fa, sia esso divenuto un business più che un lavoro meglio remunerato che nel passato. Lo smaltimento dei rifiuti oggi, vuol dire soldi facili e sicuri: è quello il cuore del problema. A far ingrossare tale fiume di denaro, non è sufficiente un’impresa truffaldina ma c’è anche bisogno almeno di un amministratore corrotto. (Si comprende a questo punto, la differenza della linea editoriale tra la carta stampata tradizionale e gli altri mezzi d’informazione indipendenti).
(Rifiuti 2). L’adozione della raccolta differenziata e la conseguente rimozione dei cassonetti, ha fatto crescere la porzione di carreggiata per parcheggiare un po’ ovunque. Cento, duecento cassonetti in meno significa qualche centinaio d’automobili in più in circolazione, ogni giorno. Mi piacerebbe sapere di quanto s’è abbassata la velocità commerciale dei mezzi di locomozione a motore negli ultimi tempi.