sabato 12 luglio 2014

Promenades


Mi sono messo a contare i cartelli AREA VIDEOSORVEGLIATA, stamattina. Poi ho smesso, perché li incontravo in ogni posto dove mettessi i piedi. («Stanno ovunque!»). È consolante che tali congegni, siano quasi tutti fuori uso – o mai entrati in funzione –, altrimenti questa sarebbe una città invivibile.
(È morto Charlie Haden).

martedì 8 luglio 2014

Indiscrezioni 2


Ho anche inserito con noncuranza un pezzo del genere, dentro un’altra nota: «Le stazioni ferroviarie di medie e grosse città sono anch’esse dei temi collettivi non dipendendo strettamente dai progetti standard di chi costruisce le strade ferrate».
Essa ci riporta indietro al tempo dell’abortito restyling di corso della Libertà che comprendeva finanche un parcheggio interrato sotto piazza G. Matteotti. Nel caso in esame, l’edificio (almeno tridimensionale, secondo me) è contrapposto alla strada (intesa come due dimensioni, dalle Amministrazioni che si sono succedute finora).
Il vezzo del restyling, ha fatto dimenticare da alcuni lustri come s’impostano i problemi nelle città. (Anche come funzionano le nostre città).
Una volta superata la sorpresa per le bellurie da parte dei cittadini, tornano i vecchi problemi – irrisolti. Ben presto si profila l’esigenza di un nuovo… restyling.
Uno dei punti di partenza non menzionati è una caratteristica dei miei compaesani. In uno qualsiasi dei restanti 8143 comuni italiani, basta chiedere il nome della via principale e tutti sono in grado di rispondere. Ad Avezzano no, tu poni una domanda del genere e chiunque dà una risposta sbagliata («Via Corradini!»). Penso che sia l’unico comune italiano e ho provato a scavare almeno nella folta nebbia ideologica che porta ad affermare un’amenità del genere.

lunedì 7 luglio 2014

He's young, but he's daily growing


(Mezz’ora fa, dalle parti del tribunale). Ho visto un signore sull’ottantina smuovere con forza l’esile tronco di uno dei numerosi alberelli piantati da poco.
Mi sono avvicinato per farlo smettere mentre lui nel frattempo ha preso a parlare con la moglie – poco più in là – di quella strana cosa che scuoteva con la mano. Si capiva bene che veniva dalle parti del Pnalm (più Bisegna che Pescasseroli). Era incredulo di quella cosa che aveva afferrato e alla fine si era convinto: era proprio un albero.

venerdì 4 luglio 2014

Indiscrezioni 1


Tardando a stampare il mio ultimo libro, vi anticipo qualcosa. Parto dall’attualità; ho letto questo di recente:
Io ho scritto invece, in una nota – non so quanto opportuna: «L’isola pedonale fa parte anch’essa del repertorio della città europea, in qualche modo da quarant’anni. C’è perciò chi preme per istituirla e chi resiste, come se fosse un autodromo, un bioparco o altro tema: sono rapporti di forza». (Spiego più chiaramente. «chi preme»: in genere si tratta di classi, ceti, gruppi estesi di persone. Sbandiera per decenni come una vittoria, chi riesce a ottenere la costruzione cui tiene).
C’entra affatto perciò la «crisi» economica tirata in ballo dalle associazioni di categoria, contro l’istituzione dell’«isola» e dell’area pedonale: la questione è un’altra, ed è politica. (Il buon Tomaso Montanari ripeteva per la quarta o la quinta volta lo stesso concetto – sul Fatto Quotidiano, 25 giugno: «La Repubblica non tutela il patrimonio perché sia “bello”, ma perché ci fa eguali, liberi, umani. Il valore in gioco non è la bellezza, ma la cittadinanza»).
C’è da aggiungere – nel caso particolare d’Avezzano – che gli amministratori locali, poiché rappresentanti della cittadinanza e «terzi», dovrebbero evitare nell’espletamento delle loro funzioni, di parteggiare: è lecito votare contro o nicchiare, volendo prestare ascolto alle richieste dei commercianti, contrarie alle chiusure del traffico in generale. Sì o no, il resto non c’entra: si dà ragione agli uni o agli altri con una decisione, con una delibera e non con le dichiarazioni davanti al microfono. (Si fa la figura dei turisti della democrazia, altrimenti).

martedì 1 luglio 2014

continuons le combat


Il 3 luglio di diciannove anni fa s’è suicidato Alexander Langer; era probabilmente: «troppa la distanza tra ciò che si proclama e ciò che si riesce a compiere». È forse l’italiano che ha incarnato di più la cultura degli anni Sessanta: rimuovere le barriere (d’ogni genere) che tengono separate le persone le une dalle altre, essenzialmente.
Potevo ricordarlo fino a cinque-sei anni fa, senza problemi; oggi si è tutto incattivito e ho qualche difficoltà a scorgere il mio punto di partenza.
Ci si ritrova in molti pesti e acciaccati quasi come nel finale di una tragedia greca. Continuare «in ciò che era giusto», ma soprattutto: «da dove prendi le energie per “fare” ancora?».
(Giusto su un blog si possono scrivere cose del genere).