venerdì 11 dicembre 2015

Notizie avezzanesi


Il quotidiano più letto apriva con questa notizia: M. Tirabassi, La “Signora dei no” ferma il progetto sulla nuova piazza, Il Centro 10 dicembre 2015.
A proposito del restyling di piazza Risorgimento appariva, a fianco di un eloquente disegno di progetto: «Si tratta della realizzazione di un’ampia area pedonale permanente [sic], con una fontana più grande, aiuole e panchine». Non stanno proprio così, le cose avendo osservato tale progetto a suo tempo.
La soprintendente Maria Giulia Picchione ferma il progetto in questione, per vederci chiaro – ci mancherebbe. L’ha perciò fermato il 9, l’8, il 7 dicembre? Non si capisce bene, anche se poi si legge: «non resta che aspettare febbraio, quando scadranno i 120 giorni necessari per avere il parere». (Ho l’ardire di pensare che tra 120 giorni, sarà già passato da un pezzo il mese di febbraio).

mercoledì 9 dicembre 2015

anniversari


M’è capitato di citare Mario Pomilio una sola volta, in questi quasi dieci anni di blog.
Il soggetto del post era in realtà l’ipocrisia degli avezzanesi più che l’anarchico paternese. Mi è stato sempre indifferente Mario a differenza di suo figlio, dotato almeno di un notevole spessore culturale. Me lo ricordo negli anni Ottanta su Alfabeta. (L’ho anche su un numero del Cervo Volante regalatomi da un vecchio amico: era una «rivista» per pochi intimi). È uno dei tanti nel suo ambiente ma che svetterebbe per la sua levatura da noi: si troverebbe almeno una spanna sopra di tutti per essere di una stoffa ben diversa da quella degli imbrattacarte di ieri e d’oggi. (Ha fatto proliferare tale categoria le manifestazioni per il Centenario del terremoto). Tutto ciò per quanto mi concerne: gli altri invece?
Dovrebbe significare qualcosa per gli avezzanesi l’uomo di Orsogna (CH) per avergli dedicato una sorta di largo con annesso busto a cura dei Lions locali (2010). È caduto lo scorso 3 aprile il venticinquesimo della sua scomparsa. Non si è finora mosso il Comune né tantomeno i Lions o altri in tale occasione – né succederà –, ma è toccato a un’associazione privata (Teatro dei Colori) pensarci allestendo uno spettacolo su un suo testo – 18 novembre (Avezzano), domani a Napoli.
Non ha dimenticato Pomilio Avezzano, non l’ha proprio mai filato. Se ne continuerà a parlare giusto per sentito dire o in situazioni utili più alla réclame di chi organizza e di chi partecipa che non alla sua opera. (Lo slargo e il busto di cinque anni fa: cui prodest?).

lunedì 7 dicembre 2015

Immagini d'immagini


Riparto dalla «tristezza» dell’ultimo post.
Il quotidiano più letto della regione indisse un concorso per la miglior commessa – proprio così – anni fa. Ebbi qualche occasione per accorgermene e per registrare soprattutto che cosa produsse ad Avezzano.
Sentii dire un paio di volte da una conoscente: «Vado a portare i giornali a X». L’ultima volta chiesi: «Che se ne fa X di tutta quella carta straccia?»; lei soddisfò la mia curiosità. C’era gente che raccoglieva quotidiani e poi li consegnava – senza nemmeno compilare la scheda – all’interessata che partecipava quel tipo di competizione suo malgrado; c’erano delle catene per convogliare le preferenze in città. (Fu una manna per l’editore).
Mi è parso fin dall’inizio che le preferenze fossero orientate dall’aspetto fisico, premiassero la più bona e non la più professionale o quella che provava a masticare una seconda lingua con la clientela straniera; tale criterio fece breccia anche nel pubblico femminile. Se ne parlava in giro in modo colorito di tale concorso, con lazzi e battutacce irriferibili; fu un periodo di spensieratezza in cui ci si abbandonava volentieri a manifestare pubblicamente – tra maschi – le proprie preferenze, i propri sogni proibiti. Gente si accalorava per qualcuna che non conosceva; andavano forte le bionde, come prevedibile. (Aleggiava un meccanismo win-win in tutto ciò).
Ignoro il nome della vincitrice ma immagino che sia spuntato fuori dalla conurbazione Pescara-Montesilvano – vi è dei pubblici esercizi più frequentati che da noi all’interno, oltre a 200mila persone.
Ho ripensato a quella vicenda più che ad altro, quando mi è stato chiesto di scrivere qualcosa sulla famigerata classifica di MarsicaLive. (Ha meno conflitti d’interesse Forbes, quando stila la sua. Sono gli economisti a dominare in simili classifiche, da qualche anno).

sabato 5 dicembre 2015

on demand


Mi rendono poco adatto a commentare «notizie» del genere, le letture giovanili. Sono le masse umane (grandi, medie, piccole) a fare la storia, non i condottieri, le fattucchiere, i re, i maghi, i capitani d’industria, le erbivendole o i cantanti. Che cosa penso della classifica di MarsicaLive? (I marsicani più influenti del 2015, ecco la nostra classifica, in «MarsicaLive» 1 dicembre 2015). M’interessa meno di quella abbastanza conosciuta di Forbes e perciò nulla. (Domanda: che se ne fa un comune marsicano dell’una o dell’altra?). Ho anche qualche conflitto d’interesse nella vicenda.
La prendo da lontano. La differenza tra me e una testata giornalistica non risiede tanto nella differenza tra il numero dei contatti giornalieri quanto per la pubblicità ospitata. Non ho mai chiesto ad alcuno d’infilare inserzioni su questo blog, a differenza di una comune testata. Punta a mantenere un determinato numero di lettori chi ospita pubblicità e non bada a spese – sprezzo del ridicolo incluso – per raggiungere tale obiettivo. (Servono a questo i titoli e gli articoli scandalistici, il sensazionalismo, la cronaca rosa e quella nera).
Prende in seria considerazione la parte finale dell’articolo – prima della classifica –, chi ha un briciolo di dimestichezza con le filosofie orientali: «Ai nostri lettori le considerazioni per iniziare il lavoro della classifica del prossimo anno». Non è solo pleonastica, come può sembrare a prima vista: a che cosa serve ricordare nel web che si può anche commentare? (Non l’hanno capita i commentatori, nemmeno lontanamente). A me ricorda almeno I 36 stratagemmi.
Quale attendibilità possiede tale classifica? Prossimo allo zero, com’è confessato – non so quanto consciamente – dai due autori (Gianluca Rubeo, Francesco Proia) nella frase citata. È in realtà un falso problema; l’importante è fare il pieno di click per un paio di giorni. Avrebbe fatto Bingo la testata, se qualcuno avesse aggiunto un nuovo nome in un commento per quanto trucido, volgare e offensivo.
Il vescovo (cattolico) d’Avezzano si trova solo tre posizioni più in alto del pastore (evangelico) di Villa San Sebastiano: è strano o no? Fa poi sbellicare dalle risate leggere che l’ex parroco di una frazione è più influente del suo superiore nella scala gerarchica della stessa istituzione religiosa o che il partito più votato alle ultime due tornate elettorali non esprime un nome che sia uno: è un carnevale fuori stagione. (Per essere cattivo: che cosa ha fatto «di rilevante sia per il sociale sia per la cultura, ma anche per l’arte o la comunicazione» la citata «Top-model»?). Qualcuno avrà anche digitato qualcuno di quei nomi su Google ed è rimasto deluso…
La questione risiede nel chiedersi che cos’è realmente un influencer; a chi, può servire una tale figura in un ipotetico marketing di un prodotto. E basta. (Marketing).
Che tristezza, in ogni modo.

giovedì 3 dicembre 2015

Epifanie


Mi ha fatto ripensare al fortunato post sulla manifestazione a L’Aquila, la vicenda del ritorno al doppio senso di circolazione lungo via Roma. Soprattutto il secondo:
Ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a un minestrone. L’età mi faceva ricordare che X era un vecchio democristiano, Y un comunista e Z un fascistone aquilano dell’ultima ora: un quarantenne sarebbe capace di disquisire in tal modo? Si trattava di gente della stessa pasta che – in ogni modo – teneva alla propria città oltre che al proprio tornaconto.
Associo invece la nostra classe politica alla marmellata. Non bastano trenta o quarant’anni di politica per omogeneizzare una persona all’ambiente, nel capoluogo di regione mentre si entra già modificati e smaliziati da noi. Entri con il gruzzolo di voti che riesci a racimolare e che provi ad accrescere in occasione delle elezioni. Puntando in alto, ci si abitua ben presto a disinteressarsi delle cose locali.