Nessuno osa mettere il becco su un Nobel assegnato alle «scienze
dure». I fisici, i chimici discutono altroché. La gente ne capisce poco e
perciò preferisce non esprimersi. Sento parlare di economia in giro, per via
dei miei orari; gli economisti discutono, litigano tra loro pubblicamente. Non
è una scienza, l’economia ma nonostante ciò e una certa familiarità con
l’argomento nessuno critica l’assegnazione di un Nobel. È completamente diverso
il caso del Nobel alla letteratura. Ogni anno si scandalizzano in diversi per il
nome che spunta fuori. (Senza entrare nel merito delle motivazioni dell’assegnazione
stessa, of course. L’ha cambiata o no
la musica popolare americana, questo Bob Dylan?). Ne parlano quelli che hanno un’idea
vaga o banale di letteratura.
sabato 15 ottobre 2016
martedì 11 ottobre 2016
Ancora sugli usi e costumi locali
I politici italiani scagliano non di rado pezzi di società
contro il sapere, contro la scienza in particolare. Non è il primo caso, quello
che ho descritto nell’ultimo post. Deriva da ciò un particolare senso
delle istituzioni: le decisioni di un Comune sono sopra di tutto invece il
resto è considerato una perdita di tempo, un intralcio all’attività
amministrativa. È sacra una bella circolare, una delibera di Giunta o la Befana
dei vigili mentre il giudice che emette una sentenza sfavorevole «ha dei
pregiudizi nei miei confronti», il parere di un soprintendente è «un capriccio»,
la relazione di un cattedratico è frutto del «non avere niente da fare dentro
l’università». Nel caso precedente è stato costruito un racconto in cui un
privato cittadino di un paese confinante, mette becco sulle questioni locali.
Egli si rivolge a un pezzo dello Stato e questo, con poche righe mette in crisi
un grosso progetto, anche strategico partendo da un elemento marginale.
Non erano marginali invece quelle quattro mura diroccate secondo
Raffaele Colapietra che scriveva, l’estate scorsa: «Che ci si trovi oggi in
presenza di un rudere dovrebbe essere motivo di rincrescimento e pentimento, di
onesto proposito civico e culturale di salvare il salvabile»; non lo sono
nemmeno per la Soprintendenza. Il punto è proprio questo e non i sovrabbondanti
sospetti del sindaco: l’inconsapevolezza
di almeno tre o quattro generazioni
di celanesi e non di questa o quella giunta comunale, di questo o quel partito
o lista. Non è perciò Umberto Irti (ArcheoClub) che ha portato all’attenzione
la questione o la Sbap Abruzzo che gli ha dato ragione in qualche modo la
responsabile di tutto ciò – ammesso che al momento sia utile ricercare un
colpevole –, ma chi per un tempo lunghissimo ha sottratto al dibattito pubblico
quel vecchio manufatto. Eppure la sua denominazione – Cartiera Feudale – lasciava
pochi dubbi. (È in ogni modo comprensibile il senso di fastidio del cittadino
comune che sfila ancora da quelle parti mentre un uomo delle istituzioni, il
primo cittadino deve comportarsi in modo diverso, dopo un simile intervento
della Soprintendenza).
Infine. L’autore del testo letterario citato nel comunicato del
sindaco (Il Gattopardo) diffuso nel
web – Dio sa quanto a proposito – si chiamava Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
Tomasi non Tommasi!
È una costumanza; io ricordo in quello stesso posto una vicenda
simile, nello stesso periodo.
Augusto De Sanctis (Forum H2O) si scaglia contro il progetto di
messa in sicurezza di A24 e A25 proposto da Toto Holding spa che prevede un
nuovo tracciato, l’estate scorsa. Un sindaco, un amministratore è libero
d’ignorare una critica, una proposta, una protesta da parte di un gruppo ambientalista.
Il 25 luglio Antonio De Crescentiis (presidente della Provincia) dice la sua su
tale progetto, parlando di: «scempio ambientale che comporterebbe la
perforazione, con i danni incalcolabili che subirebbero i giacimenti d’acqua
della nostra regione». Mostra comprensibilmente – da ex sindaco di Pratola
Peligna – qualche timore: «Ho già espresso con chiarezza quello che penso sul
disastro economico che la realizzazione della variante procurerebbe
all’economia della Valle Peligna e dell’Alto Sangro». Un qualsiasi politico
abruzzese dovrebbe tener conto di un pensiero del genere ma ciò non è successo in
generale. Il sindaco di Celano tre giorni dopo: «mi preme spezzare una lancia
in favore di un progetto che consentirebbe di ridurre i tempi di percorrenza
del tratto Roma-Pescara di mezz’ora». Il suo pensiero, per com’è stato espresso
o riferito, fa pensare che egli abbia a cuore i romani che raggiungono l’Adriatico
e i pescaresi alle prese con lo shopping
natalizio nella Capitale. Non dimentica di aggiungere – non si sa mai: «il
rispetto e la salvaguardia dell’ambiente: vanno infatti, studiati gli impatti
su questo e tutte le variabili progettuali che tendano massimamente a preservarlo
e tutelarlo». (Non si era obbligati a dar retta ad Augusto De Sanctis, anche
questa volta).
Rammento anche, in quei giorni di vacanze, un intervento di
Fabrizio Galadini (Ingv) durante un incontro pubblico ad Avezzano: il nuovo
tracciato autostradale – a differenza dell’attuale – intercetta tre faglie
attive e potrebbe anche innescare delle frane. Punto e basta; come poteva
esprimersi d’altra parte un funzionario dello Stato e perciò non un costruttore
di autostrade, né un ambientalista, né tanto meno un sindaco, né men che mai un
politico? Le cose son messe così, confrontando le cartine: spetta ad altre
figure, ad altre istituzioni la decisione politica. (Un sindaco trarrebbe giovamento
a prestare attenzione alle considerazioni di un funzionario dello Stato).
Il presidente della commissione Ambiente della Camera (Ermete
Realacci) non ha fatto altro che ripetere a settembre, ciò che Augusto De
Sanctis aveva già raccontato in modo dettagliato sul nuovo tracciato, a luglio:
«si andrebbero a toccare almeno 10 corpi
idrici sotterranei importanti per l’assetto idrogeologico» – è mio il
grassetto. Si tratta in questo caso di un altro collega, di un rappresentante
delle istituzioni centrali e perciò va ascoltato. (Anche quando afferma: «il
ministero [Infrastrutture
e Trasporti] conferma la mia opinione: si tratta di
un progetto inutile, costoso e dannoso»). A parte gli sviluppi dell’annosa
vicenda: che cosa farsene a questo punto della lancia spezzata?
domenica 9 ottobre 2016
Usi e costumi locali
Sono rimasto di sasso nel leggere il comunicato del sindaco di
Celano circa la vicenda della vecchia gualchiera.
È tutto partito dall’interessamento del locale ArcheoClub
(giugno 2016), cui si è aggiunto Raffaele Colapietra (luglio 2016). È stato
richiesto un parere a un organismo terzo
– rispetto al Comune di Celano e ai ricorrenti –, e questo ha risposto che
bisogna salvaguardare l’immobile.
Parlo di Soprintendenza e non del
circolo di bridge, dello Juventus club di Pavia o i nostri alcolisti anonimi.
Il sindaco chiede, anche se non si sa bene a chi: «come mai
qualcuno si accorge dell’esistenza di un monumento di [così] alta valenza
storica e culturale solo oggi?». Bisognerebbe pur aggiungere, a mio avviso:
qualcuno d’Avezzano e di L’Aquila ma non di Celano.
È anche puerile mettere in mezzo i celanesi – tutti o in parte: «la
stragrande maggioranza in città, aveva accolto con un certo favore il progetto
di riqualificare l’intera area». Si erano sbagliati tutti o in molti: adesso è una certezza.
Al posto del sindaco, un’occhiata alle vecchie mura la darei…
martedì 4 ottobre 2016
Sono stato incuriosito da una recente dichiarazione di Gianni
Paris «Io sono fiero di essere avezzanese, ma non posso dire la stessa cosa
degli oltre 42.000 abitanti che non vengono allo stadio», Partita con 209 paganti, Paris: “il calcio avezzanese è finito”.
Manutentore colto da malore in «MarsicaLive» 3 ottobre 2016. (Domanda:
c’entrerebbero tutti e 42mila gli avezzanesi, allo Stadio dei Marsi?).
Non posso dirmi avezzanese pur essendoci nato: conta il sangue (Blut) in Italia dopotutto, né mi sento di
appartenere alla città ovidiana per via dell’origine dei miei. (Migliaia di
persone si trovano nella mia stessa condizione, da queste parti e non da ieri).
Diciamo pure che la questione è semplicemente irrilevante, oziosa almeno per
me. Con l’apolidismo delle nuove generazioni poi… Non sono perciò nella
condizione di essere fiero di essere avezzanese; non lo sarei in ogni modo per
il fatto di avere come presidente della squadra cittadina di calcio una persona
che rilascia dichiarazioni tanto puerili. Non m’interessa minimamente il calcio:
sono libero di essere così o devo chiedere il permesso a qualcuno? (Ho
ricordato ultimamente su questo blog, dove io mi trovavo e con chi durante
Italia-Spagna agli ultimi Europei). Trovo inoltre almeno azzardato il nesso tra l’essere avezzanese e la
squadra di calcio cittadina. Ho la sensazione che il presidente finga di non si
aver presente quanti «compaesani» vanno non di rado negli stadi, ma dove
giocano le squadre di serie A. (Uno con un simile benedetto cognome dovrebbe
essere in realtà un campione di apolidismo, ma soprattutto d’ironia).
lunedì 3 ottobre 2016
È iniziata la campagna
elettorale da oltre un anno e mezzo, ad Avezzano. Si registrano spostamenti di
truppe, nuovi arrivi ma siamo indietro a livello di proposte e d’idee. Non che queste
servano necessariamente per vincere le elezioni nella nostra area geografica ma
tanto per riempire un comune programma elettorale. Ho ripreso la vicenda della
consultazione circa la ristrutturazione del centro e altro indetta dal Comune,
partita nell’inverno passato. Vi sono scarsissime – in parte inservibili – segnalazioni
sul sito MobilitaESicurezzaAvezzano.
Non è stata avviata a distanza di sette
mesi, la sezione riguardante le proposte, i consigli. Perché questo
insuccesso? (Si attendeva da parte delle istituzioni il contributo di «migliaia
di persone»). Non c’è stata la sollevazione sul web come ai tempi dell’anello a
senso unico (giunta Floris) e ciò spiega molto circa la natura di certi «movimenti»
dal basso. Gli avezzanesi hanno mortificato quando non ignorato detta
consultazione; «Questa forma di gestione della cosa pubblica viene
fatta con il coinvolgimento della cittadinanza in paesi più evoluti del nostro
[…] Ci sono molti esempi oggi come questo nei paesi anglosassoni e in America»
– Luca Persia in: Parte la consultazione
sul sito mobilitaesicurezzaavezzano.it, lezioni su sicurezza nelle scuole
in «MarsicaLive» 26 febbraio 2016.
Il metodo usato può funzionare appunto negli Stati Uniti, dove
vi è meno clientelismo, corruzione; dove l’automobile non è più uno status symbol come nelle zone arretrate
come la Marsica; c’entra anche la politica attendista, ondivaga dell’attuale
Amministrazione, tesa a mantenere il consenso presso il maggior numero
possibile di cittadini e delle lobby
che l’hanno sostenuta alle ultime Amministrative più che a governare.
Ho considerato a proposito
del blocco del restyling di piazza del
Risorgimento: «“Trascorsi ormai 4 anni dei 5 del suo mandato, il
sindaco-manager ha infatti confermato che non inizierà i lavori per la
riqualificazione del centro città ribadendo che affiderà la decisione ad un
sondaggio on-line” – Il sindaco Di Pangrazio ammette il fallimento della sua
amministrazione: non attuerò il mio programma di mandato, in
«AvezzanoInforma» 9 febbraio 2016. Più chiaro di così…», 27 febbraio 2016. Ho
pubblicato alcuni giorni dopo che «L’Amministrazione comunale è partita da
“isola pedonale”, è poi passata a “restyling del centro”, ha tirato
diritto per la “viabilità” o forse la “mobilità sostenibile” per giungere –
almeno per ora a: “sicurezza stradale”. Si tratta di “canguro” o di “scatole
cinesi”? La seconda più che la prima poiché è preminente l’interesse a
nascondere per evitare. (L’isola pedonale, ovviamente)», 3 marzo 2016.
(«Attendi che allentino l’attenzione e siano indolenti», Cao Cao).
È in ogni modo positivo diffondere on-line il piano del Traffico (Pgtu)
– si poteva pubblicare qualche anno prima, nel sito istituzionale del Comune. Fa
bene consultarlo – soprattutto la parte analitica – per rendersi conto dei
problemi che affliggevano Avezzano una quindicina di anni fa e come imposta un
piano, un ingegnere del traffico. Si possono confrontare quei dati con le
politiche delle Amministrazioni dal 2003 in poi, soprattutto con l’attuale. Si
è provato a ridurre il traffico motorizzato, a eliminare l’affollamento al
centro perché le sue strade non sopportano determinati volumi, a meglio collegare
la zona nord con il centro? È utile anche ripetere
che il traffico è un effetto della città.
Sono state recentemente rese inutilizzabili alcune casette (del Comune) risalenti
al periodo post-terremoto lungo via G. Garibaldi: l’area ricavata dalla loro demolizione
e dallo sgombero delle macerie potrebbe servire in qualche modo a quella parte
della città ed eliminare un po’ di traffico nel resto della città. (Spero solo
che non si risolva ancora in un parcheggio).
sabato 1 ottobre 2016
‘Where Have All the Flowers Gone?’. Tanto rumore alla fine di febbraio per il lancio di un portale
per raccogliere le idee, le proposte, le lamentele, i consigli degli avezzanesi
sul centro della città in cui vivono. Com’è andata? È sufficiente guardare qua:
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