sabato 7 ottobre 2017

Inedito

Giusto un anno fa recitavo questo in un video che è rimasto fermo al montaggio: «È diventato in un battibaleno un tripudio di colori questo elemento; nella bella stagione attrae lo sguardo dei frequentatori.
Tal eccessiva fioriera – la chiamo così per comodità – dovrebbe provenire dal nostro Museo lapidario e lascia immaginare un suo uso originario ben diverso. I primi interventi – se così si può dire – con lo spray, avrebbero consigliato di riportarlo dove si trovava oppure di donarlo a un qualsiasi museo archeologico. È rimasto così per decenni a riempirsi d’acqua durante i temporali e di foglie gialle in autunno. Poi è saltata fuori all’improvviso l’idea della fioriera da giardinetto condominiale».

Ho letto ieri di un restyling di piazza A. Torlonia e mi è tornato alla mente. Si tratta di un sarcofago, spostato da quelle parti nella seconda metà degli anni Settanta – largo G. Corbi, in piazza A. Torlonia. Sarebbe bene – secondo me s’intende – svuotarlo e collocarlo in un luogo chiuso per meglio conservarlo. Abbiamo in città purtroppo scarsi elementi che ci parlano del nostro passato.

giovedì 5 ottobre 2017

Il pelo nell'uovo

Qualcuno tra il serio e il faceto mi ha raccontato una sua impressione (?) secondo cui mi sto dedicando meno dei suoi predecessori all’attuale sindaco. (Non è la prima volta). Ho già scritto che è troppo presto per giudicare l’azione di quest’Amministrazione comunale; in ogni modo, mi sembra un passo avanti trovare sulla stampa le opinioni degli assessori. In fondo, che cosa ho rimproverato da questo blog a Floris1, Floris2 e Di Pangrazio?
Una decina d’anni fa, raccontai che gli elementi più importanti della vita amministrativa italiana ai miei tempi erano due: il bilancio e il piano regolatore. (Abbiamo purtroppo assistito negli anni Novanta a un indebolimento delle allora vigenti leggi urbanistiche da parte di alcuni governi – soprattutto quelli targati Berlusconi). È risaputo che il momento di massima frizione tra le forze politiche è rappresentato dall’approvazione del bilancio. Bene, ho mai scritto da qualche parte mezzo rigo su tale argomento? No perché non ne ero capace, allora come oggi.
In tempi recenti ho però registrato più di un intervento polemico su tale tema da parte del consigliere d’opposizione Mariano Santomaggio; oggi con i nuovi inquilini di Palazzo di città mi aspetto, a parti invertite, un comportamento simile dall’ex-sindaco o da Nando Boccia. (Immagino che interessi a pochissimi se un’Amministrazione non onori adeguatamente la Giornata internazionale del gatto – l’8 agosto –, fa riempire di begonie anziché strelitzie le fioriere o fa suonare d’estate una cover band ska, al posto di una post-punk).
(‘Seduto in quel caffè | io non pensavo a te…’). Il mese scorso avevo chiesto in un post scriptum: «dove la nostra Amministrazione comunale ha rintracciato sulle testate locali la volontà del gruppo Toto di avviare un nuovo progetto industriale da queste parti»? (Intendevo anche, in tempi recenti). In rete, io avevo pescato soltanto che «La Toto Holding Spa insiste per la realizzazione di un cementificio con annesso sito estrattivo e impianto di lavorazione degli inerti nel sito d’interesse nazionale di Bussi sul Tirino (Pescara), il Comune apre alla proposta dell’azienda ma alza un muro di fronte all’ipotesi di realizzare la cava», in M. Signori, Bussi: Toto insiste sul cementificio
 ma per il comune non si può fare la cava, in «AbruzzoWeb» 31 marzo 2017 – è mio anche il primo grassetto. (Sarebbe simpatico dopo il «Miele del Parco» – nel senso di Pnalm –, il «Cemento del Parco» – del Salviano: hai voglia a scavare!). Gli interventi successivi sull’argomento non hanno soddisfatto la mia curiosità: dove l’ha letto? È stato questo il mio secondo breve accenno alla nuova Amministrazione, ne aggiungo un altro più recente per far contento qualcuno; niente di rilevante, anche questa volta.

È stato approvato il Programma di mandato, che a quanto ho letto su varie testate giornalistiche «ha coinvolto nella sua elaborazione le migliori energie del territorio». Io avrei risparmiato la diffusione al pubblico del brano citato in mancanza di nomi, cognomi, titoli e curriculum di cotante «energie». (Il giovane avezzanese con un briciolo di cervello che rimane da queste parti e addirittura amoreggia con la politica, è una figura immaginaria come l’uccello Garuda, Gregor Samsa, il tenente Blueberry e la Befana).

martedì 3 ottobre 2017

the emptiness that's you inside'

M’interessa relativamente poco se qualcuno costruisce in una zona compromessa da decenni come i terreni intorno alla Tiburtina Valeria in direzione Scurcola Marsicana. (Il Piano del traffico forniva qualche dritta in proposito, nel 2003; la mia citazione è anche un invito a leggerlo). Un grosso centro commerciale o due, tre, più piccoli non spostano di una virgola la qualità di quella zona. (Sarebbe stato saggio evitare la «colonizzazione» commerciale sul braccio della stessa arteria che procede verso Celano: perché i partiti non sono intervenuti a suo tempo, venticinque, trent’anni fa?)
Ciò che mi separa dalle associazioni dei commercianti è anche la recente nozione di «zero consumo del suolo» – circolava in altra forma nel mio periodo universitario, quarant’anni fa. I partiti (nazionali, regionali, locali) si sono appropriati in breve tempo di tal idea, trasformandola in un vuoto slogan, bisognava invece intervenire a livello centrale per avvicinarsi il più possibile a tale obiettivo; occorre legiferare in Parlamento perché in Italia divenga conveniente riusare, riadattare, ricostruire, restaurare un capannone (commerciale, industriale) anziché costruirne uno nuovo, impiegando dell’altro terreno. (Chi sta muovendo in tal senso nelle aule dove si discutono le nostre leggi? Anche a cazzeggiarci sopra a tempo perso…) Altrove si prova a riutilizzare in qualche maniera le vecchie strutture abbandonate da anni, ad Avezzano invece non ci si pensa per niente.
A mio parere durante la conferenza-stampa si è tematizzato troppo l’ipermercato – l’Ipermercato, con la maiuscola –, tralasciando la situazione locale e il suo divenire, la mattina dello scorso 27 settembre. Non riesco a scorgere un pensiero strutturato, un’idea di città, una visione dietro tutto ciò, di là delle buone intenzioni nelle cronache che ho scorso.
(Sutor, ne ultra crepidam!). Biagio Solimeo (Amici di Beppe Grillo Avezzano) ipotizza che il nuovo shopping center: «potrebbe arrecare […] la deturpazione della contigua Riserva del Salviano, polmone verde della città», in AvezzanoInforma, cit.
Mi fa sorridere in fine, leggere di avezzanesi che discettano sulla nostra «congestione del traffico» dopo aver ottenuto – a furore di popolo – l’abolizione dell’anello a senso unico pensata nel Pgtu e attuata da Antonello Floris. (Rimando a quanto ho scritto lo scorso 21 agosto circa le piste ciclabili). (3/3)

lunedì 2 ottobre 2017

try to hide

È una questione di narrazione, secondo me. Gli ipermercati nascono ai miei tempi, ho avuto notizia del loro approdo in Europa una ventina d’anni fa, mentre ho visto da cinquantenne il primo impianto del genere ad Avezzano. Perché Ipercoop è ancora aperto e anzi, hanno inaugurato altri shopping center nella stessa zona? È una faccenda di quattrini da parte della proprietà e da una serie di motivi da parte di chi frequenta tali strutture. (Non ci metto piede né ci ho buttato mai un centesimo di euro ma non ho niente contro chi si reca in quei posti). Non c’entra perciò una giusta comunicazione, come pensa il nostro consigliere comunale: le persone – tutte – hanno le idee abbastanza chiare sulle loro azioni. Per calcolo politico ma soprattutto ipocrisia, non si è mai provato a indagare su tali motivazioni; si è ridotto tutto alla convenienza economica, anche se spesso non è così.
A me interessa come le persone occupano, utilizzano lo spazio e mi rendo conto che in quelle costruzioni si riscontrano delle situazioni che nelle città storiche non esistono più; l’esempio più immediato è la possibilità di passeggiare con altri due o tre amici: non si può compiere la stessa operazione nel nostro centro cittadino, da oltre un ventennio. In pratica: nel centro commerciale hanno ricostruito qualcosa che noi collettivamente avevamo in precedenza sfasciato, senza pensarci due volte. (Vi è dell’altro ripeto, altrimenti non si spiegherebbe il loro successo, a cominciare dalla possibilità d’incontrare tutti gli strati della popolazione locale e non solo – come nella «Piazza» della mia adolescenza. Succede tutto ciò per dodici, quattordici ore quasi ogni giorno, per carità).
Tale narrazione e le politiche a essa legate, non hanno finora arrestato – come prevedibile – il lentissimo esodo dei commercianti e gli artigiani dal Quadrilatero alla ricerca di locali più spaziosi, meno bui, a norma e più a buon mercato; in compenso i valori immobiliari del centro-centro sono lievitati nonostante la diminuzione della domanda. (Strano o no?). Le Amministrazioni comunali che si sono succedute negli ultimi trent’anni hanno riversato un fiume di denaro su piazza del Risorgimento e dintorni per convogliare gente al centro e provare a compensare in qualche modo le perdite (presunte) degli esercizi in quella zona della città. (Ho denunciato in tempi non sospetti che alcune vie del centro sono state trasformate in una sorta di mangiatoia).

Ho potuto scrivere in scioltezza un paio d’anni fa che l’epoca dei mall stava tramontando negli Stati Uniti, segno che il fenomeno era già stato analizzato a lungo da quelle parti. Può servire a noi europei una simile conoscenza o lezione nei prossimi venti, venticinque anni? Penso in piccola parte perché le nostre città sono diverse da quelle americane. (2/3)

domenica 1 ottobre 2017

'Mr. America

(Il pezzo sugli ipermercati). Avrei voluto scrivere qualcosa sull’iniziativa di una lista civica per escludere L’Aquila dalla LR 40/2017 che consente di cambiare la destinazione d’uso degli scantinati a certe condizioni (NewsTown 23 settembre 2017); mentre stendevo questo post, ho invece letto di un questionario (on-line) del Comune per comprendere le esigenze di mobilità degli aquilani (IlCapoluogo 28 settembre). Vanno diversamente le cose a quaranta chilometri di distanza.
I programmi dei partiti e delle numerose liste che hanno partecipato alle ultime Amministrative erano generici. Si riconosceva spesso delle assonanze provenienti dall’associazione di categoria Alfa, dal sindacato Beta o dall’associazione Gamma. (Come raggiungere l’obiettivo X o Y? Nessuno l’ha mai spiegato) Serve ad avere le mani libere tanta fumosità.
Una posizione leggermente diversa è stata quella espressa da Francesco Eligi (M5s) nella conferenza stampa di mercoledì scorso. La partenza non è stata brillante; il progetto Cosmo risalente al 2012 – una faccenda con una certa età, quindi – non è stato comunicato «nel modo giusto alla cittadinanza», in F. Falcone, Eligi: trasparenza e valutazione lacunosa per la realizzazione del nuovo complesso commerciale, in «MarsicaLive» 27 settembre 2017. (Io avrei tralasciato «questi complessi generano un’ingente quantità di rifiuti» e anche «per ogni posto di lavoro generato con la nascita di centri commerciali se ne perdono 6 nelle piccole e medie imprese e dell’indotto locale» – che cosa avrei dovuto fare io, quando sono spuntati fuori i primi computer?).

Estrapolo dei brani dalla cronaca dell’incontro; è all’incirca quanto pubblicato dal Centro (cartaceo) del 28 settembre 2017: «miglioramenti alla viabilità per facilitare l’attraversamento dei pedoni tra i lati opposti della carreggiata, marciapiedi e pista ciclabile, nonché miglioramenti di strade alternative per la decongestione del traffico», «coinvolgimento delle associazioni di categoria e dei cittadini», Eligi (M5S): Numerose criticità riscontrate nella realizzazione del nuovo centro commerciale Cosmo”, in «TerreMarsicane» 27 settembre 2017 e Centro commerciale Cosmo ad Avezzano, Eligi e Amici di Beppe Grillo mettono in guardia i cittadini, in «AvezzanoInforma» 28 settembre 2017. È una posizione à la Angela Merkel perché mette insieme dei brandelli di quasi tutte le obiezioni che sono state finora rivolte agli ipermercati, da noi. Quasi tutte nel senso: io penso che gli shopping center siano generalmente uno spreco di spazio, di terreno agricolo. (Era sufficiente il primo, solo per ragioni di tipologia edilizia). Noto anche che quelle riguardanti gli interessi di categoria e quelle definibili come interessi diffusi o collettivi, sono messe sullo stesso piano secondo una vecchia ideologia locale – purtroppo anche italiana – che in realtà, serve a comportarsi secondo la convenienza politica del momento. Conosco bene per via dell’età come reagisce il mondo della politica avezzanese quando gli interessi dei commercianti confliggono con quelli collettivi: i secondi sono accantonati. In ogni caso. (È bene precisare: si parla di gente che lavora e guadagna decentemente non di un anziano malaticcio che vive di una pensione sociale. Gli interessi purtroppo non sono tutti uguali…). (1/3)