mercoledì 3 gennaio 2018

All the Young Dudes 2

Hanno avuto successo i precedenti post sui «giovani» che si trovano dentro il Palazzo di città. Non è una mera faccenda politica, anzi.
Da bambini ci affidavano a «colleghi» con qualche anno in più quando si usciva per giocare (per strada), una tale situazione si è prolungata fino ai quindici, sedici anni. Finché ho bazzicato le montagne (a piedi, Mtb) è andato in scena un copione abbastanza simile: si segue l’andatura del più lento, guida chi conosce il sentiero, si accettano consigli da chi possiede più esperienza, eccetera. (Ignoro come vadano le cose oggi, quando hanno qualcosa da spartire due adolescenti ma io ho parlato di persone che hanno seguito la medesima strada, nei miei post).

Non ricordo a mia memoria tanti giovani legati a un’Amministrazione comunale: spero che le ragioni della Realpolitik non sprechino la loro freschezza, ingenuità, passione, energia, competenza, voglia d’impegnarsi per la città. (Per Avezzano più che per un partito).

lunedì 1 gennaio 2018

La linea del caffè concentrato

(Proseguo con un altro retroscena). Che cosa mi ha spinto a scrivere il post dello scorso 28 dicembre? Ho seguito la scorsa campagna elettorale dall’inizio e so che diversi trentenni hanno impiegato tempo e immagino anche quattrini per affrontarla. Chi è stato eletto si sta impegnando abbastanza – di là dei risultati raggiunti. Rivedere il nostro regolamento dei dehors non è stata una passeggiata, né uno schiocco delle dita da parte di chi se n’è interessato; il comportamento del sindaco – convocare immediatamente le associazioni di categoria per giustificarsi – lascia scoperto politicamente chi si è impegnato in tal senso. Mi è dispiaciuto per i trentenni presenti nell’Amministrazione comunale – loro credono ancora nella politica immagino –, protagonisti involontari di questo poco edificante episodio, dopo nemmeno sei mesi dal loro ingresso nel Palazzo di città. Ripongo non eccessiva fiducia nella squadra di De Angelis, ma a scorrere le nostre testate giornalistiche si può tranquillamente affermare che la sua squadra si sta dando molto da fare. Non è purtroppo la prima volta che mi arrabbio sul blog per come sono trattati dei giovani appena affacciati alla vita pubblica. Comprendo che un uomo di destra ignori CSN&Y, però almeno Gianni Morandi… Vado al sodo.
Fino agli anni Novanta, erano i nostri quaranta consiglieri comunali appena eletti a scegliere il nuovo sindaco. È anche il caso di ricordare che il partito di maggioranza (assoluta, relativa), si frantumava in correnti non appena eletto il sindaco e questo riusciva ad avviare e terminare ben poco durante il suo mandato. (Il programma di governo era stilato dai singoli partiti). Oggi è ben diverso: programma elettorale e sindaco sono strettamente legati. Gli elettori possono immaginare con buona approssimazione ciò che succederà alla loro città nei cinque anni a venire il giorno seguente la proclamazione del primo cittadino. Il programma da attuare è ovviamente il più votato dai cittadini.
Ad Avezzano invece succede comunemente che un sindaco appena eletto democraticamente, direttamente dal popolo, debba ben presto iniziare a contrattare con qualche soggetto diverse scelte amministrative; tali trattative punteggeranno insistentemente il suo mandato. La situazione non cambierà in caso di riconferma. (E poi, sai che palle accontentare la corte dei miracoli che ti porti appresso e che ti tiene bordone... Ti eleggono per governare dopo che tu hai sganciato una cifra a quattro zeri per la campagna elettorale e tu invece sai che per cinque anni trascorrerai le giornate ad ascoltare lamentazioni da quello o quell’altro). È roba da pazzi sì o no?
Il nostro sindaco ha affermato nell’incontro con i commercianti il 28 dicembre che bisogna «ristabilire la prassi di confrontarsi sempre in via preventiva con le categorie». Domanda: chi ha stabilito tale prassi? (Negli ultimi anni si è lavorato molto in Italia per evitare sia rallentamenti sia intralci di sorta alla vita amministrativa). Soprattutto: che fine ha fatto il programma elettorale di Gabriele De Angelis?
(Natale è passato e posso dedicarmi in modo spensierato alle cattiverie). Ricordo l’avvio dell’esperienza dehors. Erano state proposte dal Comune, due o massimo tre tipologie ai locali che volevano approfittarne – non ricordo con precisione. È facile accorgersi come le cose siano invece andate diversamente semplicemente passeggiando per la città. Ciascun locale ha costruito un dehors secondo il gusto del proprietario, come se quel pezzo di suolo pubblico fosse diventato di sua proprietà, anche nel senso: faccio quel che mi pare dentro casa mia. (I nostri dehors sono generalmente pacchiani ed è bene dirselo in faccia di quando in quando). Orbene, il nostro sindaco non lesina nel suo discorrere l’uso di termini come «bello» e «bellezza»; l’incontro del 28 dicembre era la miglior occasione per ricordare ad alcuni esercenti – sebbene anche loro indignati e rammaricati – le loro responsabilità nel – chiamiamolo così – declino estetico della nostra città, segnatamente nel Quadrilatero.
(Ce n’est qu’un début). Il sindaco ha dichiarato, a proposito del restyling di piazza Risorgimento «l’opera deliberata […] ha già l’impegno di spesa pari a 343.000 euro con il cantiere che partirà il prossimo febbraio», in L. Salucci, La nuova fontana di Piazza Risorgimento: un orologio nell’acqua fermo alle 7.48 del 13 gennaio 1915, in «AvezzanoInforma» 6 novembre 2017. Sono curioso – si fa tanto per dire – di conoscere come andrà a finire la vicenda, conoscendo il progetto. Anche la porzione di via C. Corradini pedonalizzata.

Giusti settant’anni fa entrava in vigore la nostra Costituzione.

venerdì 29 dicembre 2017

Résumé

È stato un anno strano di cui conservo pochissime cose e di scarso rilievo – volendo, potete saltare direttamente agli auguri. (C’è andata giù duro anche negli ultimi dodici mesi ‘sora nostra’). Che cosa ricordo?
Sono uscito al solito presto la seconda domenica di febbraio e nel mio giro ho incontrato solo dodici persone. (Era particolarmente deserta la città). Ognuna accompagnava il proprio cane.
In primavera sono rimasto a osservare un bel po’ un tipo con un grosso tubercolo di Darwin. Non ho mai visto roba del genere, nemmeno al cinema.
(Un retroscena). Mesi addietro ho scritto sulle foto nel web di quelle sei, sette persone che stavano arrostendo carne da utilizzare per la cosiddetta Pasqua musulmana. Qual è stata la mia prima reazione? È come quando all’estero senti gli italiani – perché li riconosci – rumoreggiare, fare baccano. Vedi gente uguale a te comportarsi in un modo, come non faresti mai; provi qualcosa che sta tra l’imbarazzo e la vergogna in quei momenti.
A un funerale nel mese di settembre, è successo che all’uscita del feretro, quelli usciti dalla chiesa non si sono mescolati con noi, rimasti fuori. Due popoli, ho riflettuto tra me e me, non tribù o sette diverse, come succede con maggior frequenza negli ultimi lustri.
Ho raccontato (5 novembre) di aver incrociato la carcassa di un grosso uccello presso la ferrovia dello zuccherificio ma ignoravo che rapace fosse. Era una poiana (Buteo buteo). (Era facile in fondo, sarebbe bastato soffermarsi sul becco).
Il periodo natalizio è caratterizzato dagli accattoni in trasferta dalle nostre parti. È andata un po’ diversamente, quest’anno. All’inizio del mese si notavano in giro alcuni colleghi locali che hanno preceduto, si sono poi confusi con quelli di fuori – ne erano meno del solito; i nostri però sono a tempo determinato. (Solo camminando sui marciapiedi ti accorgi che la situazione economica italiana è leggermente peggiorata).
Mi ha talvolta consolato il web. In un’intervista a IlFattoQuotidiano (10 dicembre 2017) Battista Liserre 33 anni racconta che se n’è andato a lavorare fuori dall’Italia. «i politici hanno distrutto tre generazioni di giovani». Tre. Ok, sono d’accordo.
Ho scovato questo piacevole pezzo: «Vogliamo parlare di partecipazione ma anche di trasparenza, coraggio e rispetto per i cittadini, perché il 12 dicembre di tre anni fa l’allora Sindaco Marino incontrava in un evento pubblico i cosiddetti “blogger romani”», in Quando l’amm.ne incontrava i cittadini, in «Diarioromano» 13 dicembre 2017.
Ci metto anche questo, che crepi l’avarizia: Giancarlo Sociali, Il cerchio si stringe intorno all’archivio storico di Celano, 28 novembre 2017. (Sta su WordPress).
(Dulcis in fundo). Voglio infine segnalare il gran lavoro della testata PrimaDaNoi, del suo direttore Alessandro Biancardi circa le vicende che interessano il massiccio del Gran Sasso negli ultimi anni.
(Un paio di risposte). 1) Ho preferito giusto accennare a Gualtiero Marchesi avendolo incontrato solo in un’occasione e parlandoci pochissimo (2006); mi è però apparso come una persona perbene e a suo agio nel mondo delle arti. 2) Potevo risparmiarmi il post precedente (28 dicembre) per come sono poi andate le cose? (Sindaco e commercianti hanno fatto pace qualche ora dopo la mia pubblicazione). No, perché mostro l’ambiente culturale in cui si producono certe distorsioni della democrazia – pacificazione compresa. Al posto del sindaco d’Avezzano avrei mandato a quel paese – senza indugi e sul pesante – le associazioni dei commercianti, altro che giustificazioni e chiarimenti. (Tornerò tra qualche giorno su questo argomento – per cui ho quasi sbroccato).
Grazie per l’attenzione in ogni modo e soprattutto auguri a tutti voi, sparsi ai quattro angoli della Terra, per il nuovo anno.

‘So long Marianne | it’s time that we began | to laugh and cry and cry and laugh | about it all again’.

giovedì 28 dicembre 2017

Folclore (quasi) avezzanese, 2

Ieri è caduto il 70° della Costituzione.
Mi è capitato di leggere – per lavoro o come passatempo – alcuni libri di antropologia; ho incontrato talvolta dei conflitti legati alle differenze tra le leggi dello stato centrale e le consuetudini locali.
Ho trovato ieri nelle testate locali un comunicato delle associazioni dei commercianti avezzanesi, a proposito del nuovo «regolamento e le tariffe per i dehors all’esterno dei locali». (Gli spazi per i dehors sono pubblici). In esso hanno espresso «indignazione e rammarico per non essere state nemmeno consultate, denunciando una mancanza di tatto istituzionale davvero sgradevole».
Funzionano in modo ben diverso le cose a livello istituzionale, vi sarebbero altrimenti la paralisi amministrativa e la mafia dappertutto. Gli eletti da chi va a votare possono scrivere le leggi e i regolamenti che ritengono più opportuni. È anche possibile, in Italia e perciò anche da noi, contestare un regolamento dopo che è stato emanato. (Per essere più chiaro: da quando in qua per impostare una qualsiasi legge dello Stato, il Parlamento consulta uno per uno oltre 47 milioni di votanti?).
Il «quasi» nel titolo è dovuto al fatto che i commercianti sono, per la fortuna degli avezzanesi, una parte minoritaria della comunità locale.

Ieri intanto, in Italia è stato festeggiato il settantesimo compleanno della nostra bella Costituzione.

martedì 26 dicembre 2017

Divertissement – degli altri

Prendo materia fresca per meglio chiarire una faccenda di cui mi occupo da decenni. Nel volgere di una settimana ho notato per tre volte in Abruzzo l’uso della locuzione «aree interne» nelle rivendicazioni. È successo tutto ciò due volte in provincia di L’Aquila, mentre la terza in quella di Pescara. (Escludo la terza tirando in ballo la geografia, anche se sarebbe interessante capirne i motivi reconditi e perciò i legami con le precedenti).
Da chi è stata pronunciata nei casi citati? Da uomini politici, da amministratori della cosa pubblica. Mi fido poco in generale di costoro – quelli delle zone interne in particolare – perché loro, nella loro funzione di mediatori, hanno maggiormente da guadagnare quando le cose rimangono così come sono più che dai cambiamenti. Sento parlare da decenni di riequilibrio delle aree interne ma tutto ciò resta ancora lontano – o meglio, imperscrutabile; ci si accontenta invece di un minuscolo poltronificio, uno strapuntino qua e uno là. Un conto è la lamentela rituale un altro è pensare una strategia per l’avvenire a uso delle aree interne: può richiedere anche lo scontro aspro con chi si trova da sempre in posizione di supremazia. Ho scritto in precedenza che nell’Abruzzo interno si avrebbero problemi anche a costituire uno schieramento del genere – resta capoluogo di Regione, L’Aquila e perciò non può combattere contro se stessa.
Non si possiede né intelligenza politica né si è dei cuor di leone sugli Appennini.

(È andato anche il buon Gualtiero Marchesi).