venerdì 11 maggio 2018

Intro


Pubblico – come vi ho promesso – in un paio di post, la parte finale del mio Scontornamenti. L’ho letto in forma ridotta nell’occasione della presentazione del volume Mezzogiorno tra identità e storia (Donzelli editore) di Costantino Felice.

giovedì 10 maggio 2018

Contadini forever

Ho scritto ultimamente di essere contento per la pungente attività dell’opposizione al Comune, «Di là del merito» (6 maggio). Scendo nel particolare nel caso del (mezzo) flash flood dello scorso 8 maggio.
Gianfranco Gallese (Di Pangrazio) in un comunicato stampa inviato alle testate locali scrive: «Come Amministrazione […] abbiamo provveduto […] a mettere in sicurezza il sottopasso più “a rischio”». In tutta franchezza: cosa significa «mettere in sicurezza» un sottopassaggio? Abitando da quelle parti e ascoltando le chiacchiere di chi ci si trova ancor più vicino, posso scrivere agevolmente che tale situazione si manifesta – senza interruzioni – una o due volte all’anno dai tempi di Floris2 che, non a caso, aveva istallato un semaforo per segnalare pericolo. (Tutto ciò non ha impedito che qualche automobilista sia rimasto intrappolato là sotto, in questi anni).
Sta prendendo piede in Occidente dagli inizi del secolo, una mentalità che preferisce lo sguardo da lontano dei problemi, in maniera che si possa trattarli più facilmente. La questione è: perché quella parte di strada si riempie d’acqua? (Anche: perché negli ultimi anni?). Dove comincio a intervenire? C’entrano il mutamento climatico e anche l’impermeabilizzazione del suolo nella zona nord d’Avezzano. È perciò riduttivo e assolutorio (per se stesso) accusare di trascuratezza nella «manutenzione ordinaria»: come la mettiamo con le strade (lunghe, corte, così-così) senza caditoie e rete di smaltimento? L’acqua raccolta proveniente dai numerosi parcheggi (pubblici, privati), che fine fa?
Si registrano problemi simili altrove: come provano a risolverli? Fuori da queste montagne eliminano l’asfalto non strettamente necessario, naturalizzando qua e là e per di più, recuperano l’acqua piovana. (Nel senso: considerano l’acqua una risorsa e non impiccio). Piantano alberi. È sufficiente copiare gli esempi positivi provenienti dall’Italia o dal resto dell’Europa: si risolve in buona parte un problema e soprattutto, ci si sprovincializza.
Si ripeteranno gli allagamenti nei prossimi mesi e anni, potrebbe scapparci anche il morto ma da noi non si farà nulla per risparmiare i disagi provocati al traffico in più punti della città in simili casi, un po’ perché costa troppo un po’ perché nessun sindaco – generalmente dimezzati da queste parti –, se la sentirà di affrontare un qualsiasi privato.

(Ci si sente con qualcuno di voi domani pomeriggio, poi metto in Rete un pezzo della mia ultima pubblicazione).

martedì 8 maggio 2018

Tossix Nouveaux

Sono partite le celebrazioni per il centenario della fine della Prima guerra mondiale. È stata un’occasione come tante altre per ricordare, da parte di molti, come tanti marsicani furono inviati al fronte nel 1915.
Mi è capitato di scrivere: «Uno dei traguardi raggiunti dalla locale storiografia è la scoperta che dopo il terremoto, i giovanissimi reduci da quell’atroce esperienza o già impegnati nel Regio esercito furono richiamati per combattere nella Grande guerra. La vicenda suona strana ai nostri giorni: perché non chiedere e ottenere un esonero, un rinvio della partenza, accusare una malattia inesistente per una destinazione prossima alla Marsica?» (Nuove cancellazioni, 2015).
Amplio un po’ il resto di quel frammento. Si è mai lamentato qualcuno per una simile situazione? Ha mai – addirittura – protestato un giovane di queste parti? La risposta – inquietante per noi –, è: No!
In quel tempo era normale per un italiano andare a combattere e rischiare la vita per il re e per la patria; i connazionali di allora erano pronti a farsi ammazzare per difendere l’onore di quel tricolore. (In silenzio: ricordate il primo motto dei nostri carabinieri?) Chi è disposto – non da ieri – a finire in un teatro di guerra per il mite Gentiloni o per il prossimo presidente del Consiglio dei ministri? Chi per la «Patria», evocata con l’iniziale maiuscola da più di un partito di destra alle recenti Politiche? (Gli italiani espongono la bandiera a tre colori giusto quando gioca la nazionale di calcio).
Era un mondo ben diverso dal nostro. (Non c’erano, tra l’altro, in quel periodo né l’esercito professionale, né i missili balistici intercontinentali, i droni e tantomeno i contractor). Allo stesso modo per noi europei, è difficoltoso oggi capire chi si fa saltare in aria per questioni religiose; perfino il vicino di casa che conduce i «taxi del mare».
È bene ricordare quella guerra e l’immane carneficina da essa prodotta, cercando però di sfogliare anche qualche libro di storia o qualche romanzo che racconti l’Italia negli anni Dieci del secolo scorso. Ci sarebbe ancora da scrivere sulle celebrazioni del Centenario della Grande guerra, ad Avezzano…

(Dispiace per la dipartita di Ermanno Olmi).

domenica 6 maggio 2018

Radio Bar(i) 8

Si cazzeggia amabilmente intorno alle vicissitudini della nuova Amministrazione; ho notato una differenza tra me e gli amici, i conoscenti: il punto di osservazione. Le persone puntano il sindaco, poi scendono giù verso la Giunta e infine, ai consiglieri comunali. Mi comporto diversamente: io parto dalle forze politiche presenti in città registrando ciò che esse pubblicano sulle questioni locali.
Ho scritto che in nemmeno un anno, la situazione è da noi migliorata perché l’opposizione (Di Pangrazio, M5s), interviene di quando in quando. Nelle ultime settimane, si è fatta viva perfino l’opposizione extra-consiliare (LeU, Pap). (Di là del merito, in tutti i casi). È una situazione inedita ad Avezzano, nella storia della repubblica democratica. Non ho perciò niente da ridire sui gruppi consiliari comunali.
M’impantano generalmente sugli assessori, quelli che, senz’ombra di dubbio, fanno le cose: perché? Nell’attuale congiuntura, per esempio, siamo alla presenza di un assessorato cucito a misura di avvocato o di qualcuno abbastanza addentrato nella giurisprudenza (Affari legali); il suo lavoro – il suo ozio – si svolge prevalentemente nell’ombra. Domanda: quante persone conoscono la sua attività a livello quantitativo? Soprattutto: quanti avezzanesi sono in grado di giudicare tale lavoro? (Vi è di peggio e perdonate la ripetizione). L’atto più importante di un’Amministrazione, quello che dovrebbe maggiormente scatenare dei conflitti in Consiglio comunale, è l’approvazione del bilancio. Sfogliando le cronache degli ultimi decenni – quelle del mese di dicembre, ovviamente –, abbiamo noi avezzanesi, mai letto qualcosa al riguardo? No, o pochissimo nel migliore dei casi. È perciò azzardato per un normalissimo cittadino, esprimere un giudizio su un qualsiasi assessore al Bilancio negli ultimi trenta, quarant’anni. Non discuti di bilancio e di cosa ti riduci a chiacchierare, quando stai con gli amici? Dei fiorellini di un colore che non ti piace, delle cartacce buttate dove capita, del concertino poco convincente di una cover band? Del sindaco che potrebbe esserti meno antipatico?
È invece più facile notare con i propri occhi i provvedimenti presi dall’assessore alla Sicurezza, quello ai Lavori pubblici, alle Politiche ambientali – la gente glissa normalmente sul fatto che egli deve anche smaltire centinaia di quintali di rifiuti urbani ogni giorno –, o alla Cultura per via degli spettacolini estivi. Si può procedere a una somma e meglio ancora a una sommatoria, in simili condizioni? No. È perciò difficile per me giungere al seggio più alto e poi sommare di nuovo.
Le polemiche sugli assessorati negli ultimi giorni non m’interessano perché sono questioni interne a uno schieramento politico, legate alla spartizione delle poltrone e hanno perciò poco a che spartire sia con la politica sia, soprattutto, con l’amministrazione di una città. È politica quando, per esempio, l’opposizione spacca la maggioranza in una votazione – com’è successo giorni fa all’Aquila sulla vicenda dello Sprar. È politica anche il caso contrario: la maggioranza che frantuma l’opposizione – non si è invece superata la campagna-acquisti, da noi.

(Sarà inaugurato entro l’estate un pezzo del progetto di restyling in piazza Risorgimento. È facile immaginare già da oggi le polemiche tra chi l’ha favorito, trovato i finanziamenti, indetto un concorso nazionale e poi tenuto chiuso nel cassetto e chi invece ne ha attuata una parte).

venerdì 4 maggio 2018

Turnaround

Ho finito il pezzo che dovevo scrivere per venerdì prossimo, pubblicherò la parte finale sul blog tra qualche giorno. Avrei voluto occuparmi di una serie di fatterelli diversi tra loro in queste due settimane; con il senno di poi ho costatato che essi sono tutti ispirati dal modo attuale di concepire la politica: la mera occupazione del potere.
Augusto Di Bastiano chiede di riqualificare la zona adiacente alla stazione ferroviaria (17 aprile). Scorrendo la cronaca di altre (grosse) città mi capita di leggere, oltre alle lamentele, anche delle proposte. Ho citato più di una volta la questione «scali ferroviari» a Milano. Tutto questo va anche nella direzione di avere uno straccio d’idea rispetto quel pezzo – importante – di città. (È simpatica questa, perché racconta qualcosa che si conosce in pochi: «vane le segnalazioni dei bagni di servizio chiusi all’interno della stazione»; io ne avevo scritto nella mia ultima pubblicazione, a gennaio).
Fuochi artificiali in un pezzo di Germanico Patrelli (MarsicaWeb, 20 aprile); si parte da un film di genere (The Day After, 1983) per criticare l’attuale assessore all’Ambiente definito «efferato». (Efferato: «Feroce, barbaro, inumano; più che della persona, si dice dell’azione commessa con ferocia e crudeltà, o dei sentimenti», Treccani dixit). Piazza A. Torlonia non si presenta come dopo un attacco che distrugge delle testate atomiche («ICBM» = Intercontinental Ballistic Missile. Montavano testate nucleari): il calore sviluppato distrugge soprattutto la vegetazione. I dati preoccupanti sulla situazione degli alberi in piazza A. Torlonia circolano sui mezzi d’informazione dalla scorsa estate. Anche in questo caso: la stessa persona anziché scrivere su una testata fosse l’assessore, avrebbe lasciato correre – negli ultimi quattro-cinque mesi del 2017 –, o avrebbe preso un qualsiasi provvedimento? «efferato assessore al verde sintetico»: la moda è stata lanciata durante la scorsa Amministrazione, non ricordando male.
C’entra la politica anche nella pubblicazione di una notizia riguardante la «paura per le nostre figlie» di alcuni abitanti di via del Cerreto (30 aprile): l’accenno semplicemente.
Circola ancora sul Centro di stamattina la polemica sulla scritta di Forza Nuova contro l’Anpi nel parcheggio dell’ospedale, incollata la notte dello scorso 24 aprile. È stata rimossa da poco detta scritta; Mario Casale si chiedeva se tale ritardo fosse imputabile a: «Connivenza, complicità o un consenso […]?» (2 maggio). (Al posto dei destinatari l’avrei fatta sparire, senza solleciti al Comune e vari comunicati alle testate giornalistiche).
(Radio Serva). Il baldacchino per i fuochi del 26 è stato smontato il 30 aprile; rimane tuttora davanti alla cattedrale la sabbia – si tratta di piazza Risorgimento.
(Riprendo a fare il blogger vecchia maniera: domenica 29 aprile anziché incrociare il classico bicchiere lasciato dai tiratardi dalla notte precedente, ne ho visti ben cinque). Ben risentiti, in ogni modo.