giovedì 22 novembre 2018

roba vecchia

L’insolitamente lunga vicenda del mercato settimanale d’Avezzano indica almeno la cifra attuale della politica locale. Un sindaco attua tutto o una parte del suo programma perché ha ricevuto mandato dall’elettorato; può inoltre prendere delle altre iniziative, sorretto dalla sua maggioranza nel Consiglio comunale e anche per non avere nessun altro che decide sopra di lui.
Non c’è perciò da gridare allo scandalo, se un’Amministrazione comunale decide di spostare il mercato settimanale: è un fatto già successo diverse volte, in Italia. Entrano in ballo da noi leggi e regolamenti provenienti dallo stato centrale, a detta del primo cittadino; secondo me vi è stata anche una certa volontà di allontanare dal Quadrilatero il mercato del sabato – si affaccia però un’idea di città a questo punto.
Chi si è opposto ha fatto ricorso agli argomenti della Storia, della localizzazione e altro. (La storia intesa come eterno presente, non come un dipanarsi di avvenimenti e di cambiamenti). Si è trattato di argomentazioni deboli perché in realtà la categoria interessata è stata abituata da decenni a far pesare i propri diktat, su alcune aree della vita amministrativa locale; ciò è dimostrato anche dalla sua caparbietà e da una sorta d’incredulità per come procedevano gli eventi.
È bene essere chiari. Primo. L’Amministrazione comunale non ha abolito il mercato settimanale, né ha ridotto o aumentato il numero degli stalli. Secondo. Il Comune non può intervenire sulla posizione economica dei cittadini e perciò del frequentatore medio del mercato; l’ente pubblico non può ridurre in nessuna maniera il loro numero. (Vale lo stesso discorso a proposito delle piste ciclabili e del restyling di piazza Risorgimento). Il mercato del sabato è retto, nello stesso tempo, sia dagli ambulanti sia dai compratori. Terzo. Non è previsto un pedaggio o un biglietto d’ingresso a chi raggiunge Avezzano il sabato mattina, né chi esce, deve pagare un qualche dazio. D’altra parte sia la multisala Astra sia il miglior ristorante della città (Mammaròssa) sono essi lontani dal Quadrilatero eppure, abbastanza frequentati da rimanere in attività ormai da anni. (Dove si trova la maggioranza degli uffici, delle scuole, i locali più spaziosi e preferiti nel capoluogo marsicano? Gli abitanti invece?)
È bene distinguere, in questa vertenza, chi lavora nel comparto del commercio da chi fa politica. Sono comprensibili in qualche misura i primi, mentre i secondi hanno meno giustificazioni. È dilettantesco, da parte di un qualsiasi raggruppamento politico, appiattirsi su un’altrui rivendicazione: un partito dovrebbe avere un’idea certo più ampia che qualsiasi altra formazione riguardo alla società in cui opera. (Anche non poter sfruttare una simile azione in occasione delle prossime Amministrative, considerando che il voto d’opinione è piuttosto marginale ad Avezzano. Mi si perdoni la confidenza: trovo scandalosamente alta la percentuale dei votanti, almeno io)
Ho già riportato altrove questi brani. 1) «Neanche la pioggia ha scoraggiato gli ambulanti che hanno deciso di perseverare contro la decisione e di fare muro contro [muro] riguardo alla decisione di trasferimento, dovuta prevalentemente a motivi di riorganizzazione per la sicurezza ma, secondo i commercianti, anche ad altri motivi», MarsicaLive 6 ottobre 2018. 2) Lo spostamento del mercato del sabato è «una scelta che, […] nasconde forse interessi illegittimi di chi dovrebbe perseguire il bene comune e non il proprio», Francesco Eligi 27 ottobre. 3) Francesco Eligi: «Il sindaco tiene in considerazione i suoi interessi, personali e illegittimi», MarsicaLive 7 novembre 2018. 4) «Confermiamo – conclude Di Pangrazio – che faremo un esposto chiedendo di verificare la vera motivazione per la quale si sta spostando il mercato storico dal centro della città di Avezzano», Site 8 novembre 2018. Insomma, a distanza di settimane: Gabriele De Angelis ha nascosto qualcosa ai concittadini in questa vicenda, sì o no? Che cosa, se sì?

La questione risiede perciò almeno nelle costumanze politiche locali e nell’inconsistenza dell’azione dell’opposizione. È purtroppo mancato anche in questo frangente il pubblico dibattito: ci voleva tanto a un giornalista – era sufficiente uno –, sistemare dietro un microfono o una video-camera, un membro della Giunta e un rappresentante dei commercianti o dell’opposizione, vis-à vis, per intervistarli insieme? (Il Martello del Fucino, 11 2018).

mercoledì 21 novembre 2018

on demand (fluff)

È fuffa perché, il brano citato di Massimo Verrecchia citato nel post precedente? È almeno fuffa, in realtà, perché una zona della città, un quartiere è caratterizzato dalla sua autonomia. Nel senso: non devo spostarmi più di un chilometro per raggiungere, che so, un bar, una piazzetta, una scuola, un ufficio, un negozio di generi alimentari o d’abbigliamento, un’edicola di giornali, una panetteria. (Non devo fare quattro passi per avere davanti al naso la cattedrale, il multi-sala, il teatro, lo stadio della squadra di calcio locale). Dovrebbe conoscere bene certe cose, uno che fa politica da decenni; i nostri politicanti parlano della periferia di solito per sentito dire, non per conoscenza diretta. Perché non fare nomi di marciapiedi e vie dissestate o senza banchine? (Trattandosi di cose, non si offende nessuno).
È perciò giusto rivendicare un marciapiede in via X o nel vicolo Y, ma la cosa finisce sempre lì, perché è ozioso farlo. Non serve, è una perdita di tempo perché? L’Amministrazione in carica ha trovato più di un tecnico che si è interessato, ha progettato, presentato pubblicamente e difeso una pista ciclabile giudicata da moltissimi avezzanesi: «pericolosa, inadeguata», «non funzionale, pericolosa», «inutile, dannosa e pericolosa», «costosa, inutile e pericolosa». Non troverà mai, invece, un tecnico che firmerà un progetto di marciapiedi per molte stradine e vicoli nella zona più vecchia d’Avezzano – parlo di svariati chilometri – eppure, il camminare a piedi in sicurezza è un diritto di ogni cittadino. Un marciapiede per molte di quelle viuzze equivale a un’isola pedonale; è lo stesso per la zona (nuova) di Scalzagallo: una banchina o il suo dovuto ampliamento comporterebbe un tale restringimento della carreggiata da impedire il traffico delle automobili. (Una buona parte dei marciapiedi nella nostra periferia non è utilizzata da chi abita da quelle parti, perché sono essi risicati).

Come siamo giunti a tal punto, di chi è la responsabilità? È inutile chiederlo alla folta schiera di storici locali, è sufficiente invece una chiacchierata con qualcuno che abita fuori dal Quadrilatero. (È difficoltoso da sistemare nell’usato frame élite vs. Popolo…).

martedì 20 novembre 2018

Andare a rimorchio

Nel post precedente ho mostrato gli effetti del provincialismo sulla vita politica locale, vi è dell’altro. Propongo una breve galleria attingendo da quanto pubblicato negli ultimi mesi sulla questione della pista ciclabile, in ordine temporale.
A) Confcommercio Imprese Avezzano: «La pista ciclabile costosa, inutile e pericolosa, andrebbe rimossa; non siamo contro le piste ciclabili, ma vorremmo che fossero fatte con criterio e in zone diverse dal Centro», in «TerreMarsicane» 14 settembre 2018. È bene ricordare che non ha mai specificato quali sono i criteri per costruire le piste ciclabili, negli ultimi trent’anni; inoltre dove vorrebbe che essa fosse costruita: via G. Tartini, via delle Ginestre, via V. Gioberti, altra strada? Inoltre, la stessa associazione ha aderito con un volantino alla protesta degli ambulanti del 29 settembre, aggiungendo però di suo la contrarietà alla «realizzazione della pista ciclabile» – in nemmeno due settimane. B) Gianni Napoleone: «Adesso [però] mi domando e dico, [perché] questa amministrazione sta cercando in tutti i modi di desertificare il centro distruggendo l’economia del centro commerciale di Avezzano?», 9 ottobre 2018. È una domanda retorica? Sì ma per una o più categorie di persone, non per tutti gli avezzanesi. (Cfr. i miei 10 e 23 ottobre, 1° novembre: si scorge una forma di complottismo). C) L’ex-maggioranza + M5s: «Una pista ciclabile pericolosa, inadeguata, né illuminata né opportunamente segnalata in tanti tratti, e che non ha cambiato di una virgola, se non in peggio, la mobilità degli avezzanesi». E subito dopo: «Strutture e spazio per i ciclisti sono fondamentali per realizzare una città moderna, […] vi era un complesso e valido progetto per la realizzazione di una pista ciclabile», in «MarsicaLive» 28 ottobre 2018. D) «Francesco Eligi, […] M5S ha ribadito l’importanza di una pista ciclabile struttura[ta] in maniera migliore, più a suo agio all’interno dell’urbanistica cittadina», in «MarsicaLive» 7 novembre 2018. Vedi A, anche se il suo ragionamento certo più strutturato, è più fragile – prevale lo zoning nell’urbanistica, tanto per dirne una. E) «il consigliere Gallese, ha asserito di essere sostenitore della valenza della pista ciclabile ma non di come è stata concepita», in «Site» 8 novembre 2018. Vedi ancora A.
Si nota una serie di contraddizioni in questa sfilata: è tuttora considerato un peccato in Occidente; la cosa peggiore in realtà è la subalternità. (Chi attacca non dev’essere subalterno altrimenti è un dilettante). Morale della storia particolare: conviene tenersi quella che c’è (pista ciclabile) in mancanza d’altro, non di meglio.

(Beati monoculi in terra caecorum). Massimo Verrecchia (Fdi) rimedia una figura un poco migliore. Lui ha giocato – purtroppo solo all’inizio –, la carta del benaltrismo «Nella nostra città ci sono altre priorità come: le vie dissestate in molti quartieri e frazioni, in alcune di esse mancano anche i punti luce (vedi via Piè le Pogge e anche via del Pioppo) in altre non funzionano; molti marciapiedi sono ancora rotti altri dovrebbero essere creati», 26 luglio; anche «poteva lasciare il posto a cose più serie e utili per la città», 3 agosto. (È fuffa la prima, alla luce della mia esperienza a piedi della periferia negli ultimi mesi).

domenica 18 novembre 2018

Frattaglie

(Non si spreca niente del maiale). Ho scritto in questo periodo qualcosa per altri e riguardante la vicenda dello spostamento del mercato settimanale; era basato sulla cucchiaiata generosa di complottismo che era stata aggiunta agli ingredienti – ne ho già trattato diffusamente –, e anche di un pizzico di vittimismo. Il secondo riguardava il mondo dell’informazione e ho preferito glissare, per quello che era appena successo – un paio di politici italiani ha attaccato quanti lavorano in quel comparto.
Riprendo il pezzo scartato per utilizzarlo diversamente. In una conferenza-stampa Domenico Di Berardino, uno con la testa sulle spalle, dice: «invito anche la stampa e gli organi di informazione a operare in modo più serio e coerente affinché le notizie, e i dettagli a esse connessi, arrivino chiari e precisi e senza mezzucci», in F. Falcone, Esposto alla Corte dei Conti per spese mercato, l’opposizione in coro: spesi 11.000 [euro] per rimozione cordoli, in «MarsicaLive» 7 novembre 2018. È un problema grave, leggero, così-così? (Aujourd’hui, s’intende).
Cercando qualche dato in rete, risulta che due attuali ministri (Salvini, Di Maio), sono seguiti su Twitter da 689mila e 320mila persone, rispettivamente. È facile anche trovare il numero delle copie vendute – diffuse non importa –, delle due maggiori testate giornalistiche italiane; Corriere della Sera raggiunge la cifra – ragguardevole in questi tempi – di 215mila, mentre la Repubblica si ferma a quota 153mila. L’edizione on-line della seconda straccia le concorrenti, superando oltre 3milioni di contatti (?) giornalieri. È il caso di dire che bazzico quel sito almeno tre-quattro volte ogni giorno; esso mi è comodo per raggiungere altre testate di quel gruppo editoriale (MicroMega, Espresso, Limes): quel dato sarebbe molto ridimensionato, se gli altri suoi frequentatori si comportassero come me.
Ecco, Matteo Salvini – da solo – è seguito da oltre il triplo delle persone che leggono il più importante e venduto quotidiano italiano. (Che fine ha fatto – ad Avezzano – la dozzina di anni passati a discutere di disintermediazione? Da un paio d’anni, tra l’altro, anche nella Marsica, più di una testata pubblica dei pezzi attingendo da Facebook)

Quel brano – in questo testo – mostra una faccia del provincialismo della classe politica locale.

lunedì 12 novembre 2018

anche la coda

Va da sé che non scriverò un rigo nemmeno sotto tortura circa: «l’effetto di un tappeto decorato, raffigurante una versione “geometrizzata” della Chimera dei Marsi”», nella seconda e ultima parte del progetto di restyling di piazza Risorgimento. Che ne penso? No comment. (Era roba dell’8 novembre).
Una settimana fa ho notato un alberello spezzato da anonimi lungo via N. Sauro (altezza Tim). Mi è stato segnalato, in seguito. Non ne ho scritto perché le testate giornalistiche (on-line), non ne hanno parlato. Perché non hanno fatto conoscere un fatto del genere? Lo ignoro ma suggerisco qualche risposta. Non l’hanno saputo. Non hanno considerato il fatto degno di pubblicazione. Hanno preferito glissare su un atto di teppismo perché diretto a un bene pubblico – è diverso il caso del graffio alla carrozzeria (automobile, motocicletta) di qualcuno. Non era possibile accollare la responsabilità alla scarsa manutenzione da parte dell’Amministrazione comunale. La «caduta» non ha provocato danni a persone. Si sono momentaneamente stancati di scrivere su un simile argomento – siamo in autunno d’altra parte.

(Considerando le belle giornate di luce, mi prendo una settimana di ferie dal blog, così posso andare avanti nella mia scoperta della periferia avezzanese).