lunedì 10 dicembre 2018

Ayahuasca Airlines

Mi sono divertito a fare due conti durante questi due giorni di festa, giusto per giocherellare un po’. Ho preso seriamente le rituali lamentazioni di alcune associazioni di categoria (commercianti), anche le polemiche di altri soggetti avezzanesi riguardanti lo scarso – a loro detta –, numero dei parcheggi al centro e poi le ho messe alla prova dei numeri.
Il dato di partenza è stato la quantità degli abitanti del capoluogo (39mila, all’ingrosso), cui ho sottratto la quota di noi che viviamo nel Quadrilatero (4mila, all’ingrosso). (Per essere precisi, noi non dovremmo minimamente utilizzare l’automobile come la metà di quelli che vengono a lavorarci quotidianamente – 2mila, all’ingrosso). Ho poi immaginato che uno di loro su tre, metta non tanto i piedi quanto la carrozzeria della propria automobile al centro e che si fermi per gli acquisti giusto un’ora ogni settimana. Ho fantasticato sul fatto che si distribuiscano equamente nell’orario d’apertura degli esercizi (8 ore) e del giorno di riposo settimanale: è una situazione ideale, d’accordo. Domanda: ho bisogno di quanto spazio per realizzare una situazione del genere?

Il mio risultato è che ci vorrebbe, dentro il Quadrilatero, uno spazio – in termini di strade – più grande di quella che serve mezza Avezzano. (Che è piuttosto estesa, com’è noto). Bisognerebbe perciò radere al suolo almeno tutto quello che c’è in quella zona…

sabato 8 dicembre 2018

Counting the cars on the NJT

Diversi amici si sono soffermati su una parte periferica del pezzo precedente, quando ho ricordato la differenza – enorme – tra alcune mie descrizioni e quelle di altri. A me blogger capita di raccontare un fatto, mentre una testata giornalistica ne registra – direttamente, indirettamente – il suo contrario.
Nell’ultimo post, ho raccontato d’avere «incrociato cinque ciclisti nel giro di un quarto d’ora». Non mi è saltato in mente, nemmeno lontanamente, di scrivere che il 5 dicembre hanno pedalato 480 persone sulla pista ciclabile del centro (5 x 4 x 24), né la metà – interessa la giornata lavorativa. (Né tantomeno ne ho immaginato centosettantacinquemiladuecento in un anno). Nella mattinata, avevo letto di «assenza di circolazione di biciclette» – lettera di Mario Notarantonio su Il Centro. Giovanni Ceglie nel pomeriggio, «Nessuno che ciondola [sic] sulla nuova pista ciclabile» – Centro città deserto, Ceglie (Pd): Avezzano città fantasma, stile western, in «Marsicanews» 5 dicembre 2018. Durante l’estate più di uno aveva raccontato pubblicamente che sulla pista ciclabile al centro non c’è mai nessuno. (Sembra anche che dopo il recente restyling, piazza Risorgimento sia stata abbandonata anch’essa da tutti gli avezzanesi: non ci va, non ci passa più nessuno – a detta di alcuni; sono stati pubblicati perfino dei pezzi «ispirati». Avrò perciò le allucinazioni quando incontro gente nell’attraversare quel posto almeno quattro volte ogni giorno)
La domanda è: come ci si comporta, in simili casi, in una moderna democrazia industriale? (Nel senso: racconto giusto io o invece gli altri?). È semplice, si contano i mezzi in circolazione – anche i pedoni – lungo un tronco o un’area per un periodo indicativo. (Quei dati servono per progettare, oltre che per farsi un’idea di un fenomeno).

C’entra di mezzo in tutto questo, soprattutto l’influenza nefasta del mondo di Facebook sull’informazione tradizionale e non solo quella. (Anche la mancanza di quella che il buon Frisco chiama vergüenza).

giovedì 6 dicembre 2018

Courgette oblige

In due-tre ambienti mi hanno invitato a intervenire più pubblicamente sui recenti cambiamenti nella zona dove abito. Fatico un po’ a parlare del centro, girando la periferia da alcuni mesi. (Mi accorgo che quando si parla di tale argomento, nei mass media, è per sentito dire). Non mi va di scrivere sulle testate locali, per niente; Avezzano, tra l’altro, non mi ha mai filato. (Dopo oltre venti pubblicazioni sulla città e più di mille post su di essa: Noblesse oblige). Mi capita di pubblicare qualcosa su Avezzano altrove (Il Martello del Fucino, Pescina e SITe, Luco dei Marsi), questo sì. È il livello almeno scadente del dibattito locale a tenermi lontano da diversi luoghi istituzionali.
Si dicono che cosa, a proposito dei centri storici nelle grandi città, da trent’anni a questa parte? (Primo). I proprietari degli immobili ristrutturano per affittare a inquilini più facoltosi, meglio se si riesce a passare dall’uso abitativo a quello di ufficio. Vale lo stesso per i negozi e le botteghe artigiane: si sostituisce il pizzicagnolo o il ciabattino con il negozio d’abbigliamento, quando non la boutique. (Secondo). I vecchi gestori di negozi e botteghe non riescono a «passare» l’attività ai figli preferendo questi, un’occupazione meno rischiosa e faticosa. (Terzo). Nelle grosse città, si assiste a una lenta ma inesorabile crescita dell’e-commerce – secondo me, si preoccupano troppo. (Quarto). I tempi cambiati. Ecco, si tratta di un ventaglio d’ipotesi, esistono anche delle combinazioni.
Secondo il locale racconto comune – presente purtroppo anche nelle politiche degli ultimi decenni –, il centro è abitato da un’unica categoria di persone. La chiusura di alcuni negozi si deve solo alla presenza degli shopping center nell’ultimo decennio; ci si è messa di mezzo anche la pista ciclabile come capro espiatorio, da un paio di mesi a questa parte. (A nessuno salta in mente che la popolazione marsicana va, seppur lentamente, assottigliandosi).

La questione è: come inserire agevolmente le mie cose in una simile cornice? L’ultima volta che ho letto – pubblicato da più di una testata, ieri – di una pista ciclabile mai frequentata da nessuno, ho poco dopo incrociato cinque ciclisti nel giro di un quarto d’ora. (Come omaggio all’attualità, l’unico italiano in circolazione sfoggiava un gilet jaune – era già buio, a dirla tutta). Si trovava scritta – nel senso: pubblicata – la stessa sciocchezza, per non dire di peggio, a novembre; anche a ottobre e settembre, con quelle insolitamente alte temperature. Come contrapporsi a simili personaggi? L’alternativa che abbiamo spesso davanti, noi animali, è: lotta o fuga, io preferisco perciò continuare a scrivere su questo blog. (Per degli sconosciuti).

martedì 4 dicembre 2018

Diversamente cattivo

Poco cattivo io? M’interessava mostrare come il pensiero scientifico – anche quello tecnologico – presenti delle differenze, soprattutto dei limiti rispetto alla comunicazione politica, nell’ultimo post. Nel senso: io posso saltare da palo in frasca, non ho nessun bisogno di misurazioni, non è prevista nessuna verifica sulle mie azioni nel secondo caso. (Il pezzo che ho trattato si avvicinava più alla seconda che non al primo). Perché comunicazione politica? (Vi è da aggiungere: allo stato brado). Perché in politica – in senso stretto – si vince o si perde ma si prosegue, in ogni modo. La pista ciclabile è stata legata a diversi e disparati fatti di cronaca spicciola, nei mesi passati; se ne continua a parlare come se fosse un’ipotesi remota, evitabile la sua realizzazione. (Tra l’altro, «pista ciclabile» per molti avezzanesi è come «casta» o «immigrazione»: è sufficiente enunciare l’argomento).
La novità, nel pezzo di Eliseo Palmieri, consisteva nelle uguaglianze: bicicletta = passato, automobile = presente. (Il futuro invece, che cosa ci riserva?) Il retro-pensiero è che la storia (pardon, Storia) tenda, sia diretta verso qualcosa. Considerava: «Tornare indietro nel tempo non è più possibile». Le cose sono messe proprio così? No, la storia dell’evoluzione c’insegna tutt’altro: non si va da nessuna parte. Gli altri invece l’hanno giocata almeno sulla vivibilità della città e sulla «democrazia» di tutti gli utenti della strada: cose più concrete e accessibili alla mentalità ma soprattutto all’esperienza comune. Qui può però scatta l’accusa di provincialismo, se non qualcosa di peggiore: perché in vacanza nelle altre città alcuni avezzanesi usano le piste ciclabili mentre da noi, non vogliono che esistano?
Da decenni, alcuni organismi legati all’Onu auspicano che l’utilizzo delle automobili (private) per gli spostamenti, sia ridimensionato in maniera rilevante. (C’entra di mezzo la quantità di anidride carbonica immessa nell’atmosfera; si sta parlando anche di quest’argomento nella Cop24 a Katowice dal 3 al 14 dicembre). Domanda: come vogliono comportarsi collettivamente gli avezzanesi – anche i celanesi, i luchesi, i tagliacozzani, i pescinesi –, in tal senso? Tutto qua. (I partiti dovrebbero parlare di questi argomenti più degli altri attori sociali e perciò, non attaccare chi lo fa).
Ho scritto in precedenza anche di un blocco sociale cui Gabriele De Angelis ha rifilato un 3-0 nel giro di pochi mesi, nel corso di quest’anno. Un commerciante sospirava o al massimo borbottava e un’amministrazione comunale si arrestava su un progetto; un giornalista scriveva due righe sul suo quotidiano e un sindaco – eletto direttamente dagli avezzanesi – ingranava la marcia indietro su una decisione. Fino a un anno e mezzo fa tutto questo, le cose sono oggi cambiate: momentaneamente, per sempre? Lo dirà il tempo a venire.
Il folto, composito gruppo che si è finora esposto contro il restyling di piazza Risorgimento, le piste ciclabili e lo spostamento del mercato settimanale, difficilmente riuscirà a monetizzare la sua azione a livello elettorale per la mancanza di un leader anzi, un frontman.

P.S. 25 anni fa perdevamo Frank V. Zappa.

lunedì 3 dicembre 2018

Radio Bar(i) 12

Mi è capitato di ascoltare diverse critiche a un intervento uscito sabato e che mi aveva intrigato pochissimo fin dal titolo: Quando in bicicletta si andava a lavorare. (Ci si spostava allora come oggi con quel mezzo, da soli o in due come fino a quarant’anni fa; non si usava la bicicletta solo per andare a lavorare, visto che c’era). Si trattava di uno scritto di Eliseo Palmieri apparso su Il Centro del 1° dicembre 2018. È la summa del pensiero contro le piste ciclabili, fabbricato su diverse testate tra la primavera scorsa e quest’autunno; niente di nuovo, essenzialmente. Prendo un elemento a caso, anche se io ne ho già trattato (volendo, potete saltare): «È invece aumentato il traffico veicolare con conseguente inquinamento dell’aria perché gli automobilisti spesso girano a vuoto alla ricerca di un parcheggio che ormai non c’è più» – dopo la costruzione della pista ciclabile, s’intende.
Simili strutture, sono progettate e firmate da tecnici, non dal nostro sindaco, dalla giunta, dai trenta consiglieri comunali o dai 42mila cittadini riuniti democraticamente da qualche parte. L’ingegneria del traffico si basa essenzialmente sull’analogia idrodinamica: nel caso particolare si tratta invece di smaltire automobili, pullman, motociclette, camion, biciclette e pedoni anziché acqua. (Quando la velocità di percorrenza di un’autostrada scende al disotto di 130 km/h – anche di poco –, si aggiunge un’altra corsia senza indugi). Una strada è diversa da un qualsiasi tubo per via di marciapiedi, semafori, parcheggi, passaggi pedonali, limiti di velocità, incroci e particolari corsie.
Nel caso avezzanese, il traffico automobilistico non può aumentare perché l’offerta di sedi viarie è stata – seppur di poco – ridotta: vi sono duecento parcheggi in meno, come denunciato nei mesi scorsi da diversi soggetti. (Per combattere il tabagismo si tassano le sigarette, si limita la loro vendita e si riducono i luoghi pubblici dove fumare). Allo stesso modo circolando meno veicoli a motore, non può crescere l’inquinamento dell’aria. Tutto questo a livello teorico. (Chi esce alle 19 per fare le compere in automobile, può anche spendere «mezz’ora» a trovare un parcheggio mentre chi sale in macchina alle 19,30 o 19,45, troverà un posto per la propria macchina, ma vedrà anche chiuso il negozio dove vuole recarsi. Idem la mattina).
(Vado sul pratico). Sia l’entità del traffico veicolare, sia l’inquinamento dell’aria sono misurabili: in tanti hanno descritto, prima del citato giornalista, la loro crescita nei mesi passati, senza però tirare fuori un dato – è una delle numerose gioie della comunicazione politica contemporanea. (Tra professionisti del settore e a livello accademico ci si parla in tutt’altro modo, ça va sans dire). Bisognerebbe anche chiedersi perché si conoscono simili quantità solo per zone diverse dal centro città, ad Avezzano e non solo.

(Coerenza reclamerebbe che quanti lamentino l’inquinamento atmosferico, dovrebbero impegnarsi almeno per ottenere meno automobili in circolazione).