Nessun avviso
di querela a detta dell’interessato – stamattina. (È una buona notizia per la
convivenza da queste parti).
martedì 14 maggio 2019
lunedì 13 maggio 2019
on demand
«Non
mancava qualcosa?». Nel senso: negli ultimi due post. Io ho voluto scrivere più
che altro sul tema del comunicato in questione (castrazione chimica); posso adesso
imbroccare qualcosa anche sullo strascico, sulla coda polemica seguita alla
famosa (?) querela. Un’associazione, un sindacato e un paio di partiti (Anpi,
Articolo 1-Mdp, Cgil, Pd) hanno espresso la loro solidarietà ad Aldo Antonelli.
Come ho
interpretato quella vicenda? Il
cosiddetto estremo difensore di una squadra di calcio passa – involontariamente
inavvertitamente – la palla a un avversario. Domanda: che cosa può succedere? Non
è poi così banale scrivere che il gioco passa in mano al nuovo possessore di
palla; egli può decidere di calciare immediatamente in rete, passarla a un
altro attaccante o restituirla alla squadra avversaria. Come si è comportato chi
ha ricevuto quell’inaspettato assist?
(Si può dire tranquillamente «politici ladri» – di pubblici denari – pressoché a
tutti dopo Tangentopoli, mentre nel nostro caso c’entra – in qualche misura –
un reato più grave e odioso). Tento di leggere ciò che c’è dietro quella carta bollata vergata da CasaPound. Secondo me non
c’è tanto una laica, pragmatica volontà di essere risarcito per un torto ricevuto
quanto quella di un pronunciamento – in un’aula di giustizia – attestante che XY ZK, dopo aver trascorso una vita a
ricevere svariate confessioni di persone che hanno raccontato d’avere infamato,
vilipeso, sparlato, offeso qualcuno, è un diffamatore a sua volta. Sta tentando
la carta dello scandalo quel partito
– ripeto: secondo me, posso sbagliarmi. Trovo un indizio in una definizione di
quel partito come «post-paleofascista» – la temperie in Italia nei primi anni
Venti del secolo scorso: scandalo, duello. (Il Vate aveva già dato di suo nell’Ottocento,
a proposito del secondo).
Serve perciò
a pochissimo, quella solidarietà espressa in pubblico perché è un’altra la giocata. (Vale lo stesso
anche per il richiamo, nei comunicati di solidarietà, alla Costituzione
repubblicana e all’antifascismo ma conto di tornarci sopra perché è una
questione più ampia).
domenica 12 maggio 2019
Radio Bar(i) 21
La
discussione è proseguita in giro con altre persone, prendendo un’altra piega. Mi
è interessata poco la vicenda legata all’infelice finale («Alla pari degli
stupratori di Casapound e dei fascisti di ogni tempo!») – com’è noto –, a
differenza dell’occasione in cui è
stata scritta.
Chi mi
segue da anni, probabilmente ricorderà che ho pubblicato comunicati di
associazioni di studiosi (antropologi, biologi, ecc.) che avevano avuto scarsa
risonanza mediatica nella Penisola. Gli etnologi italiani, anni fa,
sconsigliarono i connazionali dall’uso del termine razza riferito a Homo sapiens, preferendo quello di etnia
– spiegandolo, ovviamente. Servì poco quel comunicato, a giudicare dalla
xenofobia, quando non di peggio che almeno io incontro nella vita quotidiana.
Sarebbe stato molto diverso, più incisivo se un simile discorso fosse stato
proferito da un qualsiasi leader di
partito – un politico però non può esprimersi in quella maniera. Io posso
continuare a scrivere con tranquillità a proposito della castrazione chimica
che è come toccarsi le palle quando passa un gatto nero, mentre un leader politico, certo no.
La
politica ha una sua relativa autonomia però non vive completamente staccata dal
resto, come le altre numerose attività umane; essa si fa talvolta influenzare.
Si tratta perciò di utilizzare più strumenti e conoscenze possibili nella
comunicazione politica, quella che le persone seguono maggiormente. Si tratta
d’infilare dell’altro, di più concreto
e scientifico oltre al moralismo, al
perbenismo, all’allarmismo che va di moda negli ultimi anni nei discorsi dei
rappresentanti del popolo e dei semplici militanti di partito. È necessario
trovare un canale in tal senso, soprattutto da parte di chi, impegnato in quel
campo, si trova in minoranza. (Un politico che elabori qualcosa imbeccato da un
fisico teorico o un chimico industriale, è una situazione più probabile di
quella che vede gli ultimi due finire in un Consiglio regionale o al Parlamento
– a girarsi i pollici, sicuramente).
Resto
basito nel conoscere che qualcuno (Lega) propone una legge sulla castrazione
chimica per violentatori e pedofili. Lo psichiatra Vittorino Andreoli ha
definito una «stupidità», la stessa soluzione in un’intervista rilasciata all’HuffPost lo scorso 4 maggio. Io vi
consiglio in proposito, un saggio, vecchio editoriale: C. Nordio, Castrazione chimica, ritorno al Medioevo,
in «IlMessaggero» 28 marzo 2019. (Per questioni anagrafiche ho trascorso un po’
di tempo su M. Foucault, Surveiller et
punir, 1975).
(In fine:
tra chi volete collocarmi?). Non avrei mai scritto un finale del genere: avrei
evitato di associare in qualche maniera quei soggetti (Cpi, fascisti) ai
promotori della raccolta di firme (Lega); avrei anche tenuto distinto un fatto
di cronaca (uno stupro) dalla polemica politica. Al posto di quelli che chiamo i
nazisti dell’Illinois (© 1980 J. Belushi) non avrei querelato – se è già
successo – don Aldo Antonelli: Cpi è un partito politico non un club per
educande.
(È in ogni
modo basso il livello della discussione politica, anche da queste parti).
venerdì 10 maggio 2019
Radio Chat 6
(Old
friends). Ho saputo dell’annuncio di una querela a un vecchio amico lo scorso 9
maggio. Se n’è parlato un po’ tra noi: come la penso? Parto dall’inizio.
Il
probabile querelato aveva soprattutto criticato «l’iniziativa della Lega
abruzzese per la raccolte di firme in appoggio alla proposta della castrazione
chimica per pedofili e stupratori» – Aldo Antonelli in un comunicato apparso su
TerreMarsicane il 6 maggio 2019. Alla
fine, una frase che ha fatto non poco arrabbiare la locale sezione di CPI: «Alla
pari degli stupratori di Casapound e dei fascisti di ogni tempo!». La prima
parte si riferisce – sicuramente – a un recente fatto di cronaca. (Sicuramente,
perché se fossero tutti condannati per quel reato, non vi sarebbe nessuno in
circolazione di quel partito – almeno i maschi).
Torno
all’iniziativa della Lega. Non ho finora firmato per la castrazione chimica né
succederà per un semplice motivo: la violenza sessuale è una questione
essenzialmente culturale. (Una tale misura è perciò come toccare ferro quando
s’incrocia un gatto nero – si sputa, in alternativa). Ho letto in proposito e appunto
concordo: «come se la violenza sessuale fosse un problema di esuberanza
ormonale», in I. Dominijanni, Lo stupro etnico
di Viterbo, in «Internazionale» 30 aprile 2019. (È una vecchia giornalista
Ida Dominijanni). Né ho contestato o discuterò con chi raccoglie le firme: come parlare di scienza a uno che fa politica? (Casomai vis-à-vis). Vi è una questione d’incomunicabilità davvero grossa almeno
tra italiani, ai nostri giorni.
Ho forse
sbagliato datazione, avendo canticchiato da adolescente: ‘People hearing without listening’ (1964).
martedì 7 maggio 2019
Radio Bar(i) 20
(Gangs of New York). Sono abbastanza
indaffarato però qualche chiacchiera con gli amici l’ho scambiata. Si è ancora
discusso dello spostamento del mercato, anche alla luce di un pezzo uscito due
giorni fa: Firme in via XX Settembre per
ospitare gli ambulanti, in «Il Centro» 5 maggio 2019. (È l’edizione
cartacea, chiedo scusa). Secondo un sondaggio effettuato da Responsabilità
Civica spunta fuori che: «su 33 operatori, 29 hanno espresso il parere
favorevole, 3 contrario e 1 si è astenuto». Il citato gruppo consiliare aveva
avanzato una proposta in tal senso, come ho raccontato nel precedente post.
Lo scorso
30 aprile rilevavo un’assenza di un’idea minima delle relazioni tra Avezzano e
– almeno – il circondario: non è saggio interrompere «l’arteria più trafficata della città per nove, dieci ore una volta
alla settimana». Nel pezzo del quotidiano regionale di domenica si nota
piuttosto bene una strana – purtroppo diffusa da noi – concezione proprietaria
degli spazi pubblici. La Tiburtina
Valeria non appartiene solo agli avezzanesi e perciò nemmeno a una loro parte minoritaria. Ho già esposto come i
residenti – tutti – mal sopportino il mercato settimanale sotto casa ma
nonostante ciò, nessun sindaco – da noi, altrove – si è mai sognato di spostare
la posizione di quella forma di commercio in una zona disabitata della città, di abolirlo addirittura. (Ancora). Svariati
residenti del centro, si lamentano da decenni per i rumori derivanti dall’attività
serale di alcuni locali della zona nei fine settimana e nella stagione calda,
ma mai nessuno si è impegnato per far
chiudere uno o più locali rumorosi. (Anche in questo caso: da noi e nel
resto della Penisola). Tutto ciò è successo perché gli abitanti spesso hanno un
maggiore senso civico, della città delle persone che eleggono.
(L’edizione
locale della Giornata nazionale della bicicletta è stata spostata al 19 maggio
– c’entra di mezzo il maltempo).
Iscriviti a:
Post (Atom)