lunedì 3 giugno 2019

Radio Chat 9

La vicenda Trisulti ha finalmente preso una buona piega – essa era iniziata un paio d’anni fa. Dicono che è una questione d’inadempienze. (Trascrivo giusto un paio di titoli). Certosa Trisulti, revocata la concessione alla scuola sovranista di Steve Bannon, in «IlSole24Ore» 31 maggio 2019. I. Traboni, Dal Mibac. La Certosa di Trisulti tolta ai sovranisti. Il vescovo: torni monastero, in «Avvenire» 31 maggio 2019. I sovranisti in questione, è Dignitatis Humanae Institute.
Io trovo tutto ciò molto postmoderno, più che un’americanata: si può fare tutto, sempre e ovunque. È più complicata la faccenda in ogni modo, secondo me.
(Da un lato). Negli anni dell’università, un amico elencò le ingenti spese affrontate per ascoltare al meglio la musica (registrata) dentro casa – dalla stanza svuotata (a Roma!) all’impianto stereo per finire ai pannelli fonoassorbenti incollati alle pareti. Io feci notare che con gli stessi quattrini, avrebbe riempito un piano del suo scaffale di dischi. Lui ribatté tranquillo: «Così almeno, mi ci sento i Pink Floyd…». Molti anni dopo, i Pink Floyd tennero un concerto a Venezia (1989), nel senso: all’aperto. Ci sarà andato quel mio ex collega di facoltà? Penso proprio di no, per la qualità insoddisfacente del suono che si ottiene in una simile situazione.
(Dall’altro lato). Spuntando fuori i primi mp3, numerosi musicisti rock li avversarono fieramente perché una parte del loro lavoro – soprattutto quello dei tecnici – scompariva in quelle riproduzioni. Mi chiesi allora, quanto almeno quei quattro (Gilmour, Waters, Wright, Mason) avessero apprezzato il sound risultante in quel concerto all’aperto di molti anni prima. (Altrimenti perché passare otto, nove mesi in sala d’incisione per poi stampare sì e no quaranta minuti di musica? Era un’altra storia Pompei, 1972).
(Per capirsi meglio). Immagino che una fondazione, una grossa associazione che apre una sede in qualche parte del Pianeta, si assicuri il meglio dalla sua posizione, collegamenti, ambienti – ampi, luminosi anziché no –, cablaggi, aria condizionata, moquette, impianto stereo, doppi vetri, aula magna, campo da tennis, bar, eccetera. La Soprintendenza in un posto del genere non ti farebbe appendere al muro nemmeno la foto del tuo matrimonio o il castissimo calendario di Playboy.

Ecco, sorge spontanea la domanda: che ci vanno a fare proprio lì? Ho vaghi ricordi di quel monastero visitato alla fine degli anni Ottanta; ci misi i piedi dentro con altri amici, in rispettoso silenzio considerando il luogo, la sua storia, la sua importanza per noi contemporanei come solo una banda di agnostici poteva fare.

sabato 1 giugno 2019

Radio Chat 8

(EE 2019, 2). Ci si è scambiati un po’ di link esteri, considerando che non se n’è parlato da queste parti. Potevo fermarmi a questo titolo, con il senno di poi – e.f., Europee: Abruzzo gregario, tanti voti ma nessun eletto, in «IlCapoluogo» 27 maggio 2019. (Qualche testata, in precedenza, aveva lamentato la mancanza di leader nazionali nella campagna per le elezioni europee).
La stessa testata non va oltre, il giorno seguente, in ogni modo: «In Abruzzo la Lega prende il 35,31% e 205mila voti, ma più della metà senza espressione delle preferenze. La roccaforte leghista della circoscrizione meridionale senza rappresentante in Europa» e già questo, è tutto dire. Porta poi un esempio: «Emblematico, si diceva, il caso di Teramo, dove i due candidati della Lega hanno ottenuto in totale appena 4064 preferenze. Eppure, Teramo è la provincia abruzzese con le percentuali maggiori per la Lega: 38,13%», N. Litterio, Europee, in Abruzzo la Lega spreca 100mila preferenze, in «IlCapoluogo» 28 maggio 2019.
Era uscito anche questo durante la giornata, su un candidato locale: «Ranieri, ex consigliere regionale, […] avrebbe avuto un appoggio molto modesto da parte dei parlamentari abruzzesi, nonostante fosse fondamentale per vincere una sfida tutta in salita e tenuto conto della concorrenza dei candidati delle altre regioni della circoscrizione Sud, in primis dalle più popolose Puglia, Campania e Calabria». Si parla di numeri, di decisione politica, non di begli ideali. Il pezzo prosegue con la zona costiera: «De Blasis, l’unica che davvero aveva la possibilità di rappresentare l’Abruzzo in Europa, si è piazzata settima dietro al calabrese Vincenzo Sofo, compagno nientemeno che di Marion Le Pen, nipote della leader del Front National, Marine Le Pen», in Europee: Ranieri lasciato solo, De Blasis fuori nonostante 200 mila voti leghisti, in «AbruzzoWeb» 28 maggio 2019. Ci mancava pure cherchez la femme…
La domanda che pongo ai cosiddetti trombati: loro non ne sapevano proprio niente di un rischio del genere, prima di avviare – a proprie spese – la campagna elettorale?
Io la vedo come una normale questione geopolitica, ben distante perciò dalla corrente narrazione «pop-sov», fatta di campanilismo, orgoglio, autenticità e invenzioni del genere. Nel senso: abbiamo uno scarso peso politico – a Roma come in Ue – perché noi abruzzesi, siamo quattro gatti e bisogna rimediare a tutto ciò. Perciò: come si fa a proporre a livello continentale e mondiale una politica che a livello locale è stata perdente? Era perdente, non poteva andare diversamente. (Allo stesso modo: è perdente presentarsi ognuno per proprio conto di fronte a colossi come la Cina e gli Stati Uniti).

(Il termine gregario è un eufemismo per la nostra classe politica regionale e gli abruzzesi in generale).

giovedì 30 maggio 2019

Radio Chat 7

(EE 2019, 1). Un’amica è stata chiamata – per via di una recente normativa – anche con il cognome del marito (separato) al seggio: non l’ha presa bene, prevedibilmente. Stiamo tornando «indietro» in Italia? Entra in ballo una concezione della storia secondo cui, l’umanità progredisce inesorabilmente, quotidianamente, impercettibilmente. Sempre avanti. È una concezione che non sempre può essere applicata perché si rischia di prendere abbagli. (Un semplice esempio). Un capo di stato che vieta il divorzio o nega l’uguaglianza tra i sessi può allo stesso tempo smanettare con il computer o altri aggeggi modernissimi, comunicare con WhatsApp.

Ci siamo arrivati – con quelli della mia età – con l’esperienza più che attraverso i libri. Ricordo, molti anni fa, un paio d’iraniani che si allontanarono per tre mesi dal nostro corso di composizione; giustificarono la loro assenza con un «C’era la rivoluzione», quando tornarono a frequentare. Noi italiani – da occidentali – soffocammo un risolino di sufficienza, vabbè. (Prima d’allora, ci aveva pensato Pol Pot a spostare all’indietro un paio di secoli le lancette della storia cambogiana). Una decina d’anni dopo sopraggiunse l’Ottantanove: grandi speranze di democrazia e benessere da parte di tutti. Poi abbiamo, invece, visto arricchimento, buone maniere per pochissimi e milioni di persone emigrate ai quattro angoli della Terra per vivere decentemente. Prima che mettessimo – in tanti – i piedi in Iraq, convivevano pacificamente diversi popoli e confessioni religiose in quelle parti. Non è più così da anni, nonostante la cacciata di Saddam. Tralascio le cosiddette primavere arabe.

martedì 28 maggio 2019

Piccola città bastardo posto

Chiacchierando del mio ultimo post nell’ozio pomeridiano, abbiamo fatto le pulci agli avezzanesi; ecco il nostro conto della serva.
A dar retta a ciò che si sente in giro, a ciò che appare sul web, Gabriele De Angelis non ha fatto niente di buono in questi due anni. C’è chi lo accusa addirittura di voler far scomparire la categoria del commercio ambulante e i commercianti del centro – per via della nuova pavimentazione. Pensa così una larghissima fetta dei concittadini, a sentirli discutere. Andò all’incirca allo stesso modo a Di Pangrazio: fu massacrato da alcune testate on-line nell’ultimo anno e mezzo di consiliatura. Non aveva fatto niente per la città nemmeno lui, giusto tanto asfalto. Ebbe la stessa sorte Floris, eletto al primo turno in entrambe le elezioni; si salvò solo perché si usava ancora poco Facebook. Anche nel suo caso, ci si lamentava che avesse fatto niente per il capoluogo marsicano. (Nove su dieci cittadini, come nei casi precedenti). Successe lo stesso anche al primo sindaco eletto direttamente dai cittadini: niente di niente nelle chiacchiere al bar o in piazza, eppure lui ha affermato fino alla fine dei suoi giorni di aver revotecàto la città. (Aveva dalla sua parte anche Atv7…). Nessun sindaco ha perciò realizzato niente di positivo almeno nell’ultimo quarto di secolo, stando a ciò che si ascolta in giro.

(Io invece ho proseguito così). Da alcuni lustri alla metà di aprile, in attesa delle celebrazioni per la festa della Liberazione, uomini di destra, fascisti e nazisti dell’Illinois – loro non partecipano alle manifestazioni, com’è ovvio – tirano fuori questa storia: «Mussolini ha fatto anche cose buone». Durante l’infausto ventennio, l’Italia ha partecipato a tre guerre, il diritto all’espressione era negato, gli oppositori politici arrestati, confinati o uccisi; non se la passavano bene nemmeno a quattrini gli italiani negli anni Trenta e Quaranta. Nonostante tutto questo – secondo la storia citata –, chi comandava avrebbe fatto addirittura più di una cosa buona per l’Italia…

domenica 26 maggio 2019

Waiting Man

«Che aria tira adesso?». Questa è stata la domanda di alcuni amici che vivono fuori da anni e che s’informano dalle varie testate locali circa la situazione nel nostro Consiglio comunale. (Una domanda del genere era posta nell’ultima settimana elettorale per le Europee). Scrivo qualcosa nella speranza di non fare troppi danni.
C’era stato un rimpasto che a distanza di cento o più chilometri appariva almeno incomprensibile. (Al normale avezzanese invece?). Si è trattato nuovamente di giochi politici tra i vari eletti (maggioranza, opposizione) al Consiglio comunale, vicende poco alla portata di quanti conducono una vita da comune cittadino. Ciò che conosciamo deriva dai comunicati ufficiali diffusi dalle testate giornalistiche – non Facebook: possiamo parlare solo di quei temi pur sapendo che vi è sicuramente dell’altro (dietro, sotto, a lato).
Perché si è litigato tanto aspramente ad Avezzano, negli ultimi mesi? Riassumo.
Vi sono state manifestazioni e cortei contro lo spostamento del mercato settimanale. Io mi sarei comportato allo stesso modo – come ho già scritto –, avrei scelto una qualsiasi altra strada ma larga otto metri. (Non sulla strada avezzanese più trafficata: ho pubblicato anche questo, il 30 aprile e il 7 maggio). È stato poi tirato fuori il jolly del sistema delle piste ciclabili – a ridosso dei Fridays for Future, tanto per far apprezzare il nostro provincialismo oltre queste montagne. Proposte diverse, alternative? Zero anche in questo caso; No! e basta. Vi sono state delle aspre liti legate addirittura a un dispositivo (T-red): andava controllato senza indugi di sorta. (Chi infrange la legge è giusto che paghi, una volta che si sarà sistemato tutto). La polemica, secondo me, più ridicola è quella legata al periodo scelto per il completamento del restyling di piazza Risorgimento. È pensabile un’altra data, un paio di mesi – su dodici – in grado di soddisfare tutti? (Proprio tutti gli avezzanesi). No.
È questo il livello del dibattito tra le cosiddette forze politiche presenti in Consiglio comunale, ma non solo loro. (Un livello davvero basso). Vi è gente che si è opposta – con veemenza – a lavori di manutenzione straordinaria (piazza A. Torlonia), a restyling (piazza Risorgimento): capricci da scuola elementare. Si è spesso trattato di questioni amministrative, più che di scelte di tipo politico riguardo ai motivi delle contestazioni: come fai a incazzarti se un qualsiasi sindaco fa ricrescere l’erba in un posto, fa sistemare nuove mattonelle in un altro?
Sarà molto difficile se non impossibile per il sindaco, per come vedo io la vicenda, proseguire con il ritmo che ha finora mantenuto. (Io avrei mandato tutti a quel paese al suo posto, alle prime avvisaglie).
Gli avezzanesi guardano, ovviamente – votano parenti e amici alle Amministrative senza curarsi troppo di ciò che fanno, se eletti.

(Mi era molto simpatico anche Vittorio Zucconi).