lunedì 9 dicembre 2019

non notizie locali 1

Mi piace correggere quello che scrivo, quando sbaglio; si tratta di precisare questa volta perché c’era un’ombra di ambiguità. È questo il punto di partenza:
Sono nuovamente passato alla fine di via Trieste pochi giorni fa e mi sono accorto che degli undici delineatori piantati sulla carreggiata, ne resta in piedi solo uno: ne sono stati abbattuti dieci, a calci e sparsi nel Quadrilatero. (Si notano ancora i loro basamenti). Alcuni automobilisti se ne infischiano della striscia continua bianca – ciò che rappresenta in quella confluenza –, approfittando delle due «brecce» aperte, ormai da mesi; gli stessi parcheggiano, dove preferiscono – in zona vietata, si capisce.
Eppure, dava un’idea di ordine, razionalità, novità quel tratto di strada, appena ultimati i lavori per la nuova segnaletica e per qualche mese. (Sembrava lo scorcio di un’altra città, più grande). Una cosa del genere non è apparsa tra le notizie locali, a differenza di uno specchietto retrovisore di autoveicolo (privato) distrutto: gli avezzanesi se ne sbattono, generalmente, quando entrano in ballo i quattrini pubblici, il lavoro degli altri.

(Il giorno seguente, la citata notizia delle automobili «in trappola» – apparsa su TerreMarsicane – è finita su BikeItalia: ormai noi raggiungiamo la ribalta nazionale solo per simili ridicoli fatti).

sabato 7 dicembre 2019

Nel frattempo

Il commissario prefettizio Mauro Passerotti ha fatto sapere agli avezzanesi di aver bloccato l’iter per il nuovo piano regolatore, il 1° dicembre. Nello stesso giorno, è stato diffuso un comunicato dell’ex sindaco, rammaricato per una simile decisione che trova la sua origine – a suo dire – nella recente crisi amministrativa. Detta missiva, che ha avuto una scarsa diffusione, è stata l’unica reazione del mondo politico locale.
Era importante, invece, proseguire – casomai a ranghi ridotti, senza fretta – tanto per mantenere un minimo d’attenzione sulla vicenda. (Vale lo stesso per la questione della mobilità: è consigliabile interessarsene poco ma costantemente; non ci vuole molto elaborare, divulgare qualche dato, in maniera saltuaria. La caduta di De Angelis ha disattivato l’Urban Center: esso sarebbe stato un punto di raccolta e diffusione per dati, informazioni e proposte, a disposizione di tutti gli avezzanesi – compresi quelli che fanno politica). L’approvazione di un simile piano è senz’altro meno importante che trenta, quarant’anni fa nella vita amministrativa di una città, ma possiede tuttora la sua rilevanza – viene dietro solo all’approvazione del bilancio.
È senso comune ad Avezzano – giusto, sbagliato, così-così – che un piano del traffico debba seguire l’adozione, le indicazioni dello strumento urbanistico: prima l’uno, poi l’altro. (È comprensibile come, costruendo un quartiere per 7mila residenti, ne risentirà certo il traffico con quelli limitrofi e con il centro della città). Così: Pgt > Pgtu. Lo stesso commissario prefettizio invece affermava di aver «posto le condizioni per la elaborazione di uno studio di revisione dell’intero sistema della circolazione stradale con particolare riferimento all’aggiornamento e alla redazione di un nuovo Piano generale urbano del traffico» (20 settembre 2019).

Vi è perciò due ragioni perché la nostra classe politica desse segni di vita, all’inizio del mese. (Capisco che ci si ritrova immersi in un’altra lunghissima campagna elettorale, ma scrivere due righi a una testata on-line…)

giovedì 5 dicembre 2019

Christmas Time (Is Here Again) 2

(È più rischioso questo, spero di non fare pasticci). Nella seconda metà dell’anno, ho letto di diverse proposte di conferire la cittadinanza onoraria alla senatrice a vita Liliana Segre; Pescara, Sulmona e Chieti, in Abruzzo. (Qualcuna è stata accettata, qualche altra respinta, lungo tutta la Penisola). Vi è stata poi la vicenda delle Stolperstein la cui sistemazione è stata negata dal comune di Schio (Vicenza). Quella delle pietre d’inciampo è un’iniziativa legata essenzialmente ma non esclusivamente alla memoria; Stolperstein è stata indirizzata alle persone interessate più che alle istituzioni locali, regionali o nazionali, fin dagli esordi (2010).
A parlar chiaro: mi sarei comportato come – in simili casi –, se io fossi sindaco? (È bene specificare: primo cittadino di un comune in cui si sono registrate discriminazioni se non di peggio nei confronti di connazionali ebrei, dopo le leggi del 1938). Avrei tenuto una sobria cerimonia nell’aula consiliare per porgere le scuse, in nome dei concittadini, ai discendenti di chi ha subito qualche torto: gente in carne e ossa, più che fare appello ad astratti ideali o valori – che perciò, oscillano nel corso degli anni. È andata (all’incirca) così a Tagliacozzo quattro anni fa in occasione dell’espulsione degli ebrei dalla città avvenuta cinque secoli esatti, prima.
Niente da obiettare perciò sui sindaci che – osservando una regola piuttosto diffusa – hanno rifiutato la cittadinanza onoraria a una persona che non ha mai messo prima i piedi nel territorio da essi amministrato.

Quando nel pubblico dibattito sono apparse espressioni come «divisivo» o «di parte» per contrastare simili proposte, è stato invece un altro paio di maniche: si è trattato di non voler riconoscere, accettare come appartenente alla propria comunità locale, alla stessa regione e alla patria comune, qualche italiano – per motivi incomprensibili, almeno per chi ha sfogliato, anche distrattamente, qualche libretto o dispensa riguardante la biologia. (Anche seguito Quark in tv, in poltrona: siamo tutti Homo sapiens). È grave quando queste obiezioni escono dalla bocca di uomini delle istituzioni – dovrebbero fare i pompieri, più che gli incendiari. Si è ripetuta perciò la parte iniziale di una brutta storia cominciata molto tempo fa. Io spero che si tratti di casi isolati e soprattutto, che ci si arresti qui.

martedì 3 dicembre 2019

Christmas Time (Is Here Again) 1

A dicembre pubblico dei frammenti che avrei dovuto elaborare durante l’anno; non sarà così in questo 2019, scrivo giusto un paio di post ma allargandomi un po’.
Ho già accennato a delle nuove tasse, nel Def, proposte almeno per limitare l’uso di particolari prodotti. Ho sorvolato sui loro limiti e proseguo imperterrito su quella strada, soprattutto considerando che da noi, quelle particolari tasse, sono state annegate in un bagno di catastrofismo da alcune forze politiche.
Prendo il caso della Plastic tax. È bene ridurre in modo drastico e in tempi brevi la plastica usa-e-getta, quella che poi finisce ovunque; anche nei nostri mari, distruggendo flora e fauna e il pesce è tuttora un nostro alimento. (È un altro discorso per gli oggetti destinati a durare a lungo). Non deve rimanere una faccenda da risolvere a colpi di tasse la riduzione della plastica nella nostra vita, ovviamente. Non posso perciò, com’è avvenuto in Italia negli ultimi giorni, mettere su un piatto della bilancia la sopravvivenza di almeno Homo sapiens – ci sopravvivrà il Pianeta –, e sull’altro le fabbriche destinate alla chiusura – quelle che producono solo imballaggi. (Dalle nostre parti – è mio il grassetto: «Se nello schema della legge di bilancio che il Governo si appresta a presentare al Parlamento saranno inserite le misure di tassazione sulle bevande zuccherate e sull’uso delle plastiche per imballaggio (le cosiddette “sugar tax” e “plastic tax[”], quest’ultima adottata in diversi paesi del mondo e anche europei) potrebbe essere a rischio lo stabilimento di imbottigliamento di Oricola della Coca Cola», Regflash, 25 novembre 2019).
Passo alla cosiddetta Sugar tax. Insegnano anche ai piccini di evitare merendine e bevande troppo zuccherate; dopo i cinquant’anni un qualsiasi medico di base parla di zucchero con il proprio assistito come se si trattasse di una sostanza pericolosa: giusto un bicchiere di vino durante i due pasti principali. (Per non parlare del sale, dei cibi grassi…).
Dovremo rivedere, a breve, anche una parte rilevante della nostra alimentazione quotidiana, altro che «tassa sulle merendine». Ignoro come andrà a finire nei prossimi giorni.

(Ieri è iniziata Cop25 a Madrid).

domenica 1 dicembre 2019

I have become comfortably numb

(In coda alla vicenda di piazza del Mercato). Qualcuno – anche qualcuna – ha avuto da ridire circa la mia insensibilità, dimostrata riguardo all’abbattimento dei famosi sette alberi. Ho mostrato, a qualcuno – purtroppo qualcuna –, altrettanta insensibilità anche nei confronti delle residenze degli uccellini sistemate un tempo sulle numerose piante abbattute nell’ultimo biennio, perciò finite malamente.
Riprendo quasi dall’inizio. Io fui – non ricordando male – l’unico avezzanese a polemizzare sulla marcia indietro del sindaco Gabriele De Angelis, riguardo all’ingresso dei cani in piazza A. Torlonia, dopo il suo imponente restauro. Vi era dietro almeno un ragionamento di tipo economico: spendo svariati euro per mettere a dimora nuove piantine di bosso per completare le aiuole devastate dai malanni, dai teppisti e poi permetto che i cani ci spargano sopra la loro (particolare) urina fino a ucciderle – anche quelle vecchie. (Ci informarono di questo inconveniente, al suo tempo). Soldi buttati dalla finestra, senz’ombra di dubbio.
Ho raccontato anche gli sviluppi della vicenda su questo blog: non ci voleva una sfera di cristallo per immaginare che tutto sarebbe tornato come prima – cani accompagnati dai loro padroni che pisciano e cacano a piacimento. (Vuoi mettere – nel Sud-Italia – il decoro dei giardini pubblici, l’igiene negli spazi collettivi con il fare il cazzo che ti pare?).

È questa l’origine comune di noi occidentali: «popolate la terra e sottomettetela e abbiate potere sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo», Genesi, 1, 28. Sarà così ancora per decenni, forse secoli: Homo sapiens su tutto – giusto, sbagliato, così-così. È il resto della graduatoria che perciò non ha ragione. (Gli animalisti nel 2018 evocarono addirittura dei presunti diritti degli amici a quattro zampe sui nostri giardini pubblici mentre il mondo vegetale, era considerato come res nullius). Quale utilità, che senso ha mettere gli animali – da compagnia, tra l’altro – prima dei vegetali? Si fonda su che cosa, la seconda posizione di Canis lupus familiaris? Almeno la terza di Buxus sempervirens?