venerdì 7 marzo 2014

police dog blues


Ho notato negli ultimi tempi una certa proliferazione di gruppi che – in modo organizzato e seppur in maniera blanda, anche istituzionale –, impiegano il loro tempo libero per rilevare le discariche abusive e perfino le buche stradali. (Ci pensano normalmente i cittadini senza troppi problemi, soprattutto da quando c’è il web).
Sono bravissimi a fotografare qualsiasi situazione abnorme, indubbiamente. Ho già in precedenza espresso i miei dubbi circa tali pratiche e ci torno sopra, sperando di non inimicarmi altre persone.
Metto a confronto il numero delle persone che fanno i monnezza tour e quelli che cercano di ragionare sulle politiche delle amministrazioni centrali e locali o che spulciano la normativa e i contratti proposti ai comuni: non c’è paragone. (Di là del fatto che lo stesso mucchio di rifiuti può essere segnalato più volte).
Ho anche una mezza idea di quelli che a forza di fotografare dettagliatamente le buche sull’asfalto, tralasciano le auto in sosta sulla pista ciclabile o il manto dissestato dei marciapiedi e quelli che invece discutono di mobilità. Non c’è partita, anche in questo caso.
Penso che una tale indigestione d’immagini alla lunga, finisca a tappare anche gli occhi alle persone. (Il cervello è stato invece il primo a partire).

domenica 2 marzo 2014

Wiederholung


Riprendo la vecchia vicenda della Corradini-Fermi, soprattutto la questione della sua immaginata trasformazione in galleria commerciale. (Lo avevo promesso l’anno passato). Devo spiegare meglio perché in un posto – dove c’è (stato) un tempio –, non può starci una palazzina o un supermercato.
È consigliabile partire dall’espressione «città europea»: che significa? Si tratta di un modus operandi più che una questione di tipo geografico. È un modo di costruire le città, perfezionato nel Medioevo. (Il nostro tempio in caso d’incendio del tetto – in precedenza –, sarebbe stato abbandonato e usato ben presto come cava di materiali per l’edilizia; il suo terreno sarebbe divenuto un luogo di pascolo per pecore e capre). Abbiamo da allora il paesaggio (tramandato) formato da paesi caratterizzati da un campanile, qualche palazzo alto nei pressi e un contorno di case e casupole. (Tale tripartizione ricorda quella del «nostro» edificio: basamento, corpo, tetto).
In pianta abbiamo un centro con i temi collettivi europei, una semi-periferia e i quartieri periferici in cui si ripete tale tripartizione, in ogni modo. (Ci entra relativamente la dimensione di una cittadina o di una metropoli e anche le recenti trasformazioni che l’«allungano» verso le arterie di comunicazione).
Notiamo perciò poche differenze, passando da un affresco di una città medioevale a una stampa d'epoca successiva, quindi a un dagherrotipo e per finire con un’immagine ripresa da un cellulare. Le chiese e i campanili sono rimasti uguali, i palazzi nobiliari all’incirca identici (al posto della zecca, si può trovare un grand hotel o una pinacoteca). Cambiano giusto gli edifici residenziali nei quartieri e le casupole, di volta in volta in tutti e quattro i casi.
Il caso in esame è particolare perché la costruzione in questione (una scuola vale quanto un’abitazione o un negozio, nella nostra gerarchia), è divenuta col tempo, un tema collettivo.

martedì 25 febbraio 2014

Papa straniero e chierichetto locale


(Dalle testate on-line). L’Amministrazione comunale si avvia a nominare Michele Mirabella direttore del Teatro dei Marsi. (È un tentativo di notizia, un rumor o un ballon d’essai? – risale al 17 febbraio). È una scelta di alto profilo, per quello che passa il convento.
(Dalle testate on-line). La giunta comunale ha proposto la commissione per scegliere il miglior progetto di restyling della fontana e dell’area di piazza Risorgimento. Essa è formata da Giovanni Carbonara, Mario Centofanti e Claudio Finarelli. Irreprensibile, bravi!
(Dalle testate on-line). Il logo delle manifestazioni per il Centenario – «il simbolo ufficiale di tutte le manifestazioni» –, sarà scelto tra quelli depositati dagli studenti delle scuole superiori che vorranno partecipare. (C’è almeno una scuola di design o almeno di grafica – tra gli istituti partecipanti –, ad Avezzano?).
Sono facce della stessa medaglia, in realtà.
(Per concludere). Senza Big: R.I.P.

giovedì 20 febbraio 2014

Altri angoli segreti 2


Il luogo ha preso perciò ad attrarre – perciò anche a sopportare – un maggior numero di persone rispetto ai decenni precedenti. (I suoi nuovi frequentatori sono stati attratti dalla diversa situazione o sono stati spinti dalla mancanza di spazio sociale intorno alla loro residenza?).
La nuova «pavimentazione» mettendo in ombra i vialetti radiali, ha ridotto l’area dedicata ai pedoni; in pratica: un maggior numero di persone concentrate in uno spazio minore. È lecito a questo punto chiedersi: come se la cava adesso? (È uno spazio pubblico e deve pescare frequentatori anche oltre il Quadrilatero; è però – insieme a piazza Risorgimento –, uno dei due luoghi della socialità in una cittadina di 42mila abitanti).
Non se la passa bene in realtà e non solo per l’incuria delle amministrazioni comunali che si sono succedute. Incontri gente che passa intere mattinate, pomeriggi o serate, da quelle parti. Qualcuno – alla fine – ha scoperto il vantaggio di distendersi sull’erba, mentre i vialetti una volta cavate o distrutte le basse siepi, sono indistinguibili dalle due tipologie di prato (maltenuto e spelacchiato). I vari ambienti di piazza Torlonia sono perlopiù fusi tra loro: è divenuta uno strano luogo in cui le persone sostano o transitano dove capita – a piedi, di corsa, in bicicletta. Negli anni Zero è stata riscoperta e consolidata come luogo – o come fondale – di manifestazioni estive (pubbliche, semi-pubbliche, private). È però sbagliato parlare di sovraccarico di funzioni o di persone. Un giardino (pubblico) regge meno bene di una piazza fatta in pietra come quella centrale il carico dei nuovi frequentatori; si tratta di spazi che reagiscono in modo diverso alla pressione degli stessi. Spetta ancora al Comune modellarlo come spazio sociale, evitando l’attuale situazione di degrado: c’è bisogno di una nuova idea – di là dell’annosa scarsa manutenzione. Non è semplice, me ne rendo conto, ma va evitato il coinvolgimento di privati – com’è successo per il centro. (Fossi un amministratore, ci farei un pensierino per il centenario del terremoto).
Il bisogno da qualche tempo – genuino o indotto –, di cacciare gli spacciatori di sostanze illegali mostra che piazza Alessandro Torlonia è divenuta una no man’s land. (2/2)

sabato 15 febbraio 2014

Altri angoli segreti 1


(«9 dicembre: l’inizio della fine» – Jim Morrison si rivoltava nella tomba). Il presidio in piazza Torlonia da parte del movimento 9D, mi ha fatto riunire le scarse idee che ho di quel luogo.
Mi capita di citarlo, ma non ho mai provato a scriverci qualcosa sopra perché ho coltivato per decenni, l’idea di disegnare i suoi alberi uno per uno. (È il pezzo di città cui dovrei essere più legato, avendoci annusato i primi odori extra-domestici. Mi sono ricordato di esso giusto le rare volte che ho calpestato viali di pietrisco simili ai suoi: me l’hanno riportato alla mente i miei piedi – la parte opposta al cervello. Me ne accorgo in particolari condizioni di luminosità, alla presenza di un odore particolare ma la via della consapevolezza è ancora lunga). Tale svolta sarà certo dipesa dall’uso insolito che ne è stato fatto negli ultimi mesi e del mio utilizzare il suo spazio in parte. (Mi ha infastidito particolarmente l’uso quotidiano di focherelli con i rami accatastati, il prefabbricato, il carrello, le tende e il parcheggio delle auto sulla piazza. È diventato una sorta di spazio privato, a dirla tutta e mi sono abituato a frequentarne mezza).
Ho sempre avuto il massimo interesse per piazza Risorgimento tanto da dedicarci una pubblicazione (2009). (Claudio Magris scriveva, d’altra parte: «È la piazza che fa una città, piccola o grande»). Piazza Torlonia è invece il giardino pubblico d’Avezzano; essa è perciò un tema collettivo con tutto quel che ne consegue.
Provando a risalire verso il momento in cui ha cominciato a somigliare all’attuale condizione, si può scorgere come uno spartiacque gli anni Ottanta. In poco tempo: parco giochi, nuovo fondo lungo i viali (principali), diversa illuminazione, bar (nelle dimensioni attuali) – di là dell’ordine e delle date precise. È divenuto compiutamente multifunzionale: uno spazio pubblico vero e proprio. (1/2)