sabato 21 marzo 2015

via A. Albanese


Ho trafficato poco con il blog perché alle prese con il terzo libro sul terremoto; dovrebbe uscire a maggio (Nuove cancellazioni). Avrei ancora qualcosa da dire sulla vicenda PowerCrop ma per restare in tema, vi mollo – con una scusa – un’anteprima del libr(ett)o.
È uscito questo, dopo aver archiviato la vicenda – aggiungo il link, così vi rendete conto che i nostri prodi addetti-stampa (anche i validi giornalisti che pubblicano «senza nemmeno leggerli», hanno un’idea vaga della toponomastica). Si tratta di un convegno sui centri commerciali naturali.
Io invece qualche giorno prima avevo scritto:
«È intatto anche l’ossimoro «Centro Commerciale Naturale». È stato tentato il suo impiego nelle città storiche per frenare la chiusura e l’esodo dei piccoli negozi dal centro verso i mall della periferia. (La mono-funzionalità lega gli ipermercati alle ristrutturazioni pensate per alcuni centri storici. Il Centro Commerciale Naturale distrugge ugualmente la città storica). È perciò ridicolo utilizzarlo per un paese che ha nemmeno un secolo di vita».

venerdì 13 marzo 2015

straw man argument


In margine a quest’articolo:
Ho letto almeno questo, nei miei confronti: «oggi tutti i nostri mezzi di trasporto inquinano molto meno dei SUV che ambientalisti e molti amministratori hanno parcheggiato nei loro garage».
Dispiace smentire tanto autorevole consesso. A) Ho scritto pubblicamente – più che parlato con gli amici al bar – della questione PowerCrop in termini di utilità, generalmente. (Serviva nel 2007? Serve oggi? Servirà tra dieci anni? Si pone domande del genere uno della mia generazione e con la mia formazione. Si può solo ipotizzare o immaginare l’impatto di siffatta opera). B) Io non possiedo un SUV, né altro mezzo a motore; non uso la mountain bike da una dozzina d’anni, potendo interessare. C) L’edificio dove abito, essendo di 2-3 anni più vecchio del sottoscritto è privo di garage (privato, condominiale): hanno preso a costruirli quando facevo le elementari, ad Avezzano.
Giudico la lettera delle associazioni dei trasportatori (Consorzio trasportatori artigiano marsicano, Consorzio autocisternisti celanesi, Cooperativa Fucino trasporti, Consorzio artigiano trasportatori), semplicemente inopportuna, da noi e in questo momento.
L’anno scorso siamo finiti in cronaca nazionale perché i prodotti del Fucino, prima di giungere al centro di smistamento – posto poco al disotto della nostra latitudine – scarrozzavano per mezz’Italia, fino in Sicilia. Chi guidava le decine di camion o di Tir: gli anestesisti, le parrucchiere, i banconisti, le commercialiste? (Chi pagava tutti quegli spostamenti?). Mele marce? Di quando in quando negli ultimi sette anni, sono stati ritrovati rifiuti tossici nascosti in alcuni capannoni della zona. Chi li ha trasportati: le maestre d’asilo, i pizzaioli, le operaie, i dj? Mele marce? (Li ha trasportati soprattutto uno che conosceva dettagliatamente la nostra zona).
Avendo a disposizione la somma per acquistare un SUV, girerei un film. (Che radical-chic sarei io altrimenti?).

giovedì 12 marzo 2015

McDo sotto casa


Due parole sulla vicenda dell’insediamento Mc Donald’s.
Un privato chiede a un’amministrazione comunale di aprire un esercizio in un posto e questa gli propone di accomodarsi in un altro. (L’amministrazione può rispondere sì o no).
Il privato non accetta la proposta. Qualcuno ci rimane male. Che cosa è successo?
C’entra la narrazione sulla città che i commercianti locali hanno diffuso per decenni e che obnubila molt(issim)e menti.
Un colosso della ristorazione vuole rifugiarsi in periferia, lungo una strada statale e rifiuta addirittura l’offerta di andare nel centro, in uno stabile esistente? Siamo impazziti?
Non ci si rende conto che Mc Donald’s development Italy in tal modo, sta pensando al suo tornaconto e ai suoi affari. (Lo sta facendo meglio di chi da noi dagli anni Ottanta ha invece perso l’orientamento sull’evoluzione del comparto del commercio e scarica le proprie incapacità sugli altri cittadini).
Non si capisce soprattutto, com’è cambiata Avezzano negli ultimi trent’anni.
Non ritrovo purtroppo dei commenti usciti all’inizio di tale vicenda, che paventavano con l’arrivo di Mc Donald’s la chiusura delle locali pizzerie, altrimenti li avrei ripubblicati. Non so se definirli più settecenteschi o avezzanesi. (Non era stata ancora inventata la libera concorrenza, nel Settecento).

martedì 3 marzo 2015

Bollettino


Qualche aggiunta. Domenica scorsa ho scoperto che il marciapiede è stato «ristrutturato» anche in un punto dall’altro lato di via G. Garibaldi.
Hanno segato un paio d’alberi nei pressi di largo Nardelli (via Tirabassi) e non ne ho capito il motivo.
(Proseguendo verso nord). Hanno tagliato da mesi degli alberi dalle parti dell’ospedale, ma di mettere le mani al rifacimento del marciapiede, non se ne parla.
Mi è dispiaciuto l’abbattimento di un pino «storico» davanti all’Hotel Velino: i due restanti subiranno la stessa sorte, c’è da scommetterci. (Entro la primavera dovrei pubblicare l’annuale report delle piante che mancano nel Quadrilatero).
(Alive and kickin’). Simpatica questa anche se vecchia nel senso di: intervista.

venerdì 27 febbraio 2015

Eutanasia


Non sono uscito per qualche giorno (raffreddore) e ho avuto qualche problema tecnico (ADSL fuori uso). Mi hanno avvisato che stavano mettendo le mani sulla decina d’alberi lungo via G. Garibaldi potati male, a suo tempo. Com’è andata?
Li hanno tagliati tutti. Saranno rimpiazzati ma non tutti: il nuovo marciapiede non lo consente. Come hanno fatto a scegliere quelli da rimpiazzare? Non lo so.

sabato 21 febbraio 2015

il capello in 4


Giovedì sera, ho guardato un servizio televisivo sul presidio delle Rsu celanesi, nei pressi del Palazzo della Giunta regionale, dove si era svolta una riunione della Commissione di Via. Ho sentito più di una frase fuori posto: finita lì. Verba volant…
Niente sul Web il giorno seguente. È uscito questo invece, nel pomeriggio:
In breve. Un gruppo di persone fa quaranta chilometri per rimanere fuori di un posto dove stanno discutendo di alcuni argomenti e parla di tutt’altro con i giornalisti.
(È rose e fiori tutto ciò rispetto a quello che ho sentito nell’ultima settimana sulle mura di Ninive, sulla batteria bruciata in pubblico e la Barcaccia del Bernini ridotta a pattumiera e presa a calci).