lunedì 14 dicembre 2015

Strenne di Natale


Sono diventato un po’ rompiscatole quest’anno. Ho trovato per caso la prima edizione italiana di A Coney Island of the mind (Guanda 1968) e una fresca ristampa di Gasoline. (Due libri di cui avevo letto dei frammenti durante l’adolescenza). Bisogna fare attenzione alle parole, quando si legge una poesia: ci vuole tempo e pazienza per capire qualcosa.
Ho letto un altro pezzo sul traffico (?) di recente, è questa la versione più lunga:
Vi è la foto di un Tir a piazza Torlonia con lo stesso comunicato in TerreMarsicane. Mi ha ricordato una scena simile la scorsa estate lungo via C. Corradini nel primo pomeriggio: era un autista straniero (SLO). Mi è capitato quasi d’essere messo sotto 3-4 volte attraversando a piedi via Corradini sul bordo esterno del Quadrilatero (via Montello) nella prima settimana del mese: «mancanza di segnaletica probabilmente, distrazione degli autisti forse»? Si è trattato d’irresponsabilità e di un’infrazione poiché sia l’incrocio sia il segnale di stop sono ben visibili di mattina, solo che più di un automobilista li ha ignorati.
Ci si ritrova i Tir in centro città: è normale? È soprattutto una questione di «mancanza di segnaletica probabilmente, distrazione degli autisti forse», come si chiede l’estensore? Poteva dirlo giusto l’autista, in quel momento ma non glielo ha chiesto nessuno, a quanto pare.
Sorvolo il resto con qualche amenità e strafalcioni.
Dove va a parare tale comunicato? Al solito: «tavolo dove associazioni di consumatori e di categoria comitati di cittadini abbiano la possibilità di dare un contributo fattivo al miglioramento della nostra qualità della vita». È mio il grassetto; sì ma come?

sabato 12 dicembre 2015

Ravvicinato


Ho ripreso solo un particolare nell’ultimo post, mi è stato rimproverato: allargo l’inquadratura.
Era così affiancato – all’incirca – l’apertura citata della cronaca d’Avezzano, nell’edizione cartacea:
Qual è adesso il risultato? Si può leggere così: se la stessa persona che ha già bocciato il «Ponte del cielo» a Pescara e la ristrutturazione della Casa del pellegrino a Manoppello (PE) farà saltare il progetto di restyling di piazza Risorgimento ad Avezzano, vorrà dire che anche la Soprintendenza non vuole… l’isola pedonale. È così, come se una tale figura avesse tra i suoi interessi istituzionali menate del genere. Si è schierata contro l’uomo politico più potente d’Abruzzo: immaginarsi nel caso di un paese di 42mila abitanti – in aggiunta patanari… [patana = patata, Kartoffel, pomme de terre, patata, potato]
La notizia – non freschissima per quanto ho rilevato ieri – salva se stessa in corner in tal modo: «A questo punto, però, non resta che aspettare […] con la speranza che l’elegante “Signora dei no”, […] stavolta sorprenda tutti con un secco “sì”».
(Sorprenderà al più, gli spiriti semplici – per quanto numerosi – che si aggirano in queste contrade. È bene ricordare che dirigenti del genere spiegano per iscritto i motivi di un loro diniego. Non un tweet, ovviamente né un commento a un post firmato con un soprannome).

venerdì 11 dicembre 2015

Notizie avezzanesi


Il quotidiano più letto apriva con questa notizia: M. Tirabassi, La “Signora dei no” ferma il progetto sulla nuova piazza, Il Centro 10 dicembre 2015.
A proposito del restyling di piazza Risorgimento appariva, a fianco di un eloquente disegno di progetto: «Si tratta della realizzazione di un’ampia area pedonale permanente [sic], con una fontana più grande, aiuole e panchine». Non stanno proprio così, le cose avendo osservato tale progetto a suo tempo.
La soprintendente Maria Giulia Picchione ferma il progetto in questione, per vederci chiaro – ci mancherebbe. L’ha perciò fermato il 9, l’8, il 7 dicembre? Non si capisce bene, anche se poi si legge: «non resta che aspettare febbraio, quando scadranno i 120 giorni necessari per avere il parere». (Ho l’ardire di pensare che tra 120 giorni, sarà già passato da un pezzo il mese di febbraio).

mercoledì 9 dicembre 2015

anniversari


M’è capitato di citare Mario Pomilio una sola volta, in questi quasi dieci anni di blog.
Il soggetto del post era in realtà l’ipocrisia degli avezzanesi più che l’anarchico paternese. Mi è stato sempre indifferente Mario a differenza di suo figlio, dotato almeno di un notevole spessore culturale. Me lo ricordo negli anni Ottanta su Alfabeta. (L’ho anche su un numero del Cervo Volante regalatomi da un vecchio amico: era una «rivista» per pochi intimi). È uno dei tanti nel suo ambiente ma che svetterebbe per la sua levatura da noi: si troverebbe almeno una spanna sopra di tutti per essere di una stoffa ben diversa da quella degli imbrattacarte di ieri e d’oggi. (Ha fatto proliferare tale categoria le manifestazioni per il Centenario del terremoto). Tutto ciò per quanto mi concerne: gli altri invece?
Dovrebbe significare qualcosa per gli avezzanesi l’uomo di Orsogna (CH) per avergli dedicato una sorta di largo con annesso busto a cura dei Lions locali (2010). È caduto lo scorso 3 aprile il venticinquesimo della sua scomparsa. Non si è finora mosso il Comune né tantomeno i Lions o altri in tale occasione – né succederà –, ma è toccato a un’associazione privata (Teatro dei Colori) pensarci allestendo uno spettacolo su un suo testo – 18 novembre (Avezzano), domani a Napoli.
Non ha dimenticato Pomilio Avezzano, non l’ha proprio mai filato. Se ne continuerà a parlare giusto per sentito dire o in situazioni utili più alla réclame di chi organizza e di chi partecipa che non alla sua opera. (Lo slargo e il busto di cinque anni fa: cui prodest?).

lunedì 7 dicembre 2015

Immagini d'immagini


Riparto dalla «tristezza» dell’ultimo post.
Il quotidiano più letto della regione indisse un concorso per la miglior commessa – proprio così – anni fa. Ebbi qualche occasione per accorgermene e per registrare soprattutto che cosa produsse ad Avezzano.
Sentii dire un paio di volte da una conoscente: «Vado a portare i giornali a X». L’ultima volta chiesi: «Che se ne fa X di tutta quella carta straccia?»; lei soddisfò la mia curiosità. C’era gente che raccoglieva quotidiani e poi li consegnava – senza nemmeno compilare la scheda – all’interessata che partecipava quel tipo di competizione suo malgrado; c’erano delle catene per convogliare le preferenze in città. (Fu una manna per l’editore).
Mi è parso fin dall’inizio che le preferenze fossero orientate dall’aspetto fisico, premiassero la più bona e non la più professionale o quella che provava a masticare una seconda lingua con la clientela straniera; tale criterio fece breccia anche nel pubblico femminile. Se ne parlava in giro in modo colorito di tale concorso, con lazzi e battutacce irriferibili; fu un periodo di spensieratezza in cui ci si abbandonava volentieri a manifestare pubblicamente – tra maschi – le proprie preferenze, i propri sogni proibiti. Gente si accalorava per qualcuna che non conosceva; andavano forte le bionde, come prevedibile. (Aleggiava un meccanismo win-win in tutto ciò).
Ignoro il nome della vincitrice ma immagino che sia spuntato fuori dalla conurbazione Pescara-Montesilvano – vi è dei pubblici esercizi più frequentati che da noi all’interno, oltre a 200mila persone.
Ho ripensato a quella vicenda più che ad altro, quando mi è stato chiesto di scrivere qualcosa sulla famigerata classifica di MarsicaLive. (Ha meno conflitti d’interesse Forbes, quando stila la sua. Sono gli economisti a dominare in simili classifiche, da qualche anno).