venerdì 11 novembre 2016

Tanto per

Mi leggono diversi canadesi da qualche settimana: ne approfitto.
Sotto i miei primi post dieci anni fa – erano pdf in realtà –, aggiungevo:
‘And you want to travel with her | you want to travel blind | and you know that she can trust you | for you’ve touched her perfect body | with your mind’.

Ho intitolato una delle mie pubblicazioni poco comprensibili A different drum (2002). Un altra invece, l’ho chiamata A man of roads (2015).

giovedì 10 novembre 2016

Politische Schriften

Ho scritto soprattutto del rapporto tra le persone e gli spazi che loro stessi fabbricano, negli ultimi dieci anni. Tratto perciò tendenzialmente di gruppi di persone e non di singoli come il sindaco, l’assessore alla Felicità, il vescovo, il comandante-di-qualcosa, perciò mi fila poco il pubblico del web generalmente alla ricerca di nemici facilmente individuabili e lontani. Non posso né so scrivere di tutto ma due-tre volte all’anno pubblico rinvio a un pezzo che riguarda la Marsica e di cui nessuna testata locale se n’è inspiegabilmente occupata.
Negli ultimi tempi, chiacchierando con amici sulle prossime Amministrative, me ne sono uscito con un pensiero bizzarro che riassumo. Per com’è organizzata, come funziona Avezzano, non c’è bisogno d’indire le elezioni: è sufficiente un incontro tra capiclan e collettori di voti in un piccolo tendone da circo per far saltar fuori il nome del nuovo sindaco e dei consiglieri comunali. (È bene allontanare qualsiasi riferimento alla tenda dei campeggiatori, degli alpinisti, della Protezione civile e dei militari; a quella della tradizione ebraica, in particolare). Non racconta balle uno che tiene i «voti in banca» dalle nostre parti: se lui proclama che porterà 830 preferenze a un candidato vuol dire che in elezioni normali ne prenderà almeno 820. Esagero nella conclusione d’accordo, ma non nella premessa – mi è capitato più volte di descrivere i tratti levantini nel modo di pensare locale, il clientelismo pervasivo e becero soprattutto.
L’articolo da segnalare non lo è poi così tanto, stavolta. Si tratta di un comune reportage in cui si mettono in fila informazioni e umori – anche se di prima mano –, come altri già pubblicati da testate giornalistiche locali e fuori dal comprensorio riguardo alle nostre elezioni. (M. Signori, Elezioni Avezzano: i civici saranno decisivi, nel centrodestra spunta la Mazzocchi, in «AbruzzoWeb» 8 novembre 2016). Niente di che, appunto; a un tratto però, spunta una frase che svela meglio di un trattato di antropologia, come funziona a livello politico e non solo il capoluogo del comprensorio: «non esistono partiti ma solo capibastone». Da chi proviene una costatazione del genere? L’articolista non lo cita ma è certo una persona che ben conosce i meccanismi della città e fa parte del nostro ambiente politico – perché lo avrebbe consultato Marco Signori, altrimenti? È un’affermazione autorevole in ogni modo e riferita a uno schieramento politico particolare.

Sono poco più dei richiami per babbioni gli effimeri partiti del nostro tempo.

mercoledì 9 novembre 2016

Ma anche

Parlando di manto stradale: le vie centrali d’Avezzano sono talvolta malridotte più delle periferiche perché devono sopportare un maggior volume di traffico veicolare.
Capito un paio di volte ogni giorno lungo via C. Corradini, nella parte trattata con una sorta di pavé e saltuariamente mi metto a osservare quel manto – una sessantina di metri. Mancano diversi tasselli – che spiccano in questi giorni di pioggia –, alcune chiazze più e meno ampie sono state rattoppate – negli anni – con dell’altro; vi sono gobbe e avvallamenti: non fa una bella figura quel tratto e mi sembra un vecchio tappetaccio consunto.
Si tratta in realtà di un tipo di pavimentazione ideale per un’isola pedonale, come d’altra parte il dehors. Non è pensato per farci scorrere flussi consistenti di mezzi pesanti, bensì per pedoni o biciclette, generalmente. (Gli amministratori del tempo si sono comportati come chi per tinteggiare una parete indossa uno smoking: tanto c’è la lavanderia). C’è bisogno in tal caso di manutenzione continua, altrimenti si produce la situazione che abbiamo da ormai qualche anno. (Qualcuno osserverà che tale operazione ha un costo).
Fu pensato probabilmente per accontentare contemporaneamente chi voleva il salotto sull’autostrada al centro città e chi l’isola pedonale – il tratto in questione è stato portato all’altezza del marciapiede. L’intervento avrà probabilmente zittito tutti nei primi anni perché in fondo è semplice accordare gli umani. (Non si può comunicare invece e serve a nulla fare la faccia imbronciata con i materiali da costruzione o con le ruote delle automobili).

Dice molto del carattere dei residenti, tale tratto di strada.

martedì 8 novembre 2016

Allineati e coperti

(Variazioni sul tema). Mentre scrivevo il post precedente, mi sono imbattuto in un comunicato riguardante il rifacimento di via E. Tarantelli – manto stradale e il marciapiede. È una buona notizia in ogni modo, perché riguarda la periferia. Passo da quelle parti sette-otto volte l’anno e mi rendo conto che altre strade son messe peggio: vabbè... C’è giusto un paio di metri di ciglio da sistemare, nella curva – da quattro anni e rotti. Chi mi segue, sa che ho già denunciato la pericolosità della confluenza di tale strada con via E. De Nicola per chi proviene – a piedi – da via L. Einaudi, per via della pista ciclabile in più. (Che non è una pista ciclabile, bensì un pezzo di strada colorato di rosso scuro – come quella ufficiale). È il caso di metterci mano, facendosi aiutare dalla Polizia locale. Si è lamentato qualcun altro? No, perché da quelle parti ci passano giusto gli jogger, le badanti che devono raggiungere l’ospedale e il sottoscritto. (Si sposta con macchine buone o SUV, chi fa politica e perciò ha un’idea piuttosto vaga della città).
La scorsa estate il Comune ha dato il via a un’«operazione immobiliare» che ha investito la scuola elementare Collodi e l’area circostante. Tradotto in termini urbanistici: la zona ha perso l’unico servizio e anche la possibilità di impiantarvene un altro, nuovo. Io sono stato l’unico a trattarne anche questa volta perché l’opposizione o altro era probabilmente ancora in vacanza o troppo impegnata in una battuta di caccia (grossa) al comunista: gli stava bene detta operazione, altrimenti. (Nel senso: Umberto Aimola nella vicenda Hotel dei Marsi > Residenza dei Marsi “San Bartolomeo”).

Non ho la più pallida idea di cosa scriveranno nei programmi elettorali i cinque-sei attuali candidati alla poltrona di sindaco.

domenica 6 novembre 2016

Campagna elettorale permanente

La campagna elettorale è cominciata con almeno un paio d’anni in anticipo, ad Avezzano. Navigando nel web, si notano da mesi ormai dei post innocui o strani ma che invece hanno a che fare con la strategia di chi sta manovrando per le Amministrative. Non m’interessano più di tanto le schermaglie tra politicanti però mi arrabbio, quando questioni che riguardano i cittadini sono trattate con superficialità e come corpi contundenti. (Sulla carta stampata è diverso).
Un pezzo così esordiva: «Vi ricordate il grande progetto per ridare lustro a piazza del mercato? E i fiumi di parole su quanto sarebbe diventata strategica questa piccola area per il commercio al minuto della mattina e le bancarelle di dolciumi il pomeriggio?». (Che fine ha fatto il mercato a chilometro zero? L’innovativo progetto che non è mai decollato, in «MarsicaLive» 5 novembre 2016).
Il progetto iniziale era in realtà ben più ambizioso, tant’è che spiegavo, a suo tempo: «perché è difficilmente raggiungibile l’obiettivo del sindaco Di Pangrazio, che propone il “ritorno al passato”?» – Il Martello del Fucino 15, 2013. In sintesi: l’ambiente di piazza del Mercato era cambiato negli ultimi cinquant’anni a tal punto, da considerarsi pressoché velleitario qualsiasi tentativo di rinverdire i fasti degli anni Cinquanta e Sessanta – del secolo scorso. La questione non è perciò il produttore a chilometro zero anziché lui con altri quindici colleghi in quel posto o la quadruplicazione degli ambulanti – che io non vedo nel passarci. Non ci voleva molto da parte della politica avezzanese – nonostante la sciatteria che la distingue – per capire che tale pensata si sarebbe ben presto arenata. (E inondato i media di comunicati, una volta compreso ciò; invece, muti come pesciolini rossi nell’acquario).

Si tocca invece con sprezzo del ridicolo il tasto delle promesse mancate, adesso.