sabato 21 ottobre 2017

Dove?

«Si possono trasferire i giochi in un’altra area della piazza per evitare le rimostranze delle mamme apprensive e iperprotettive in circolazione in questo periodo». Già, dove? Ho omesso di scrivere qualcosa nel post dello scorso martedì 17, qualcuno me lo ha fatto notare in privato.
Non è difficile immaginare dove si possono collocare i giochi per bambini in piazza A. Torlonia per allontanarli dall’albero monumentale (probabilmente) pericolante e da conservare. È sufficiente rivolgere lo sguardo oltre lo spiazzo che confina con l’area a essi dedicata: lì, infatti, si trova l’area più degradata dei giardini pubblici d’Avezzano – non vi è nemmeno bisogno di eliminare il prato. Venderei l’albero monumentale come un’attrattiva cittadina ai tre, quattro gatti interessati, al posto del Comune. (Quattro gatti, è meglio di niente). Lo riconosco: mi sono allargato un po’ un’altra volta perché in realtà spetta agli eletti dal popolo proporre delle soluzioni.
(In proposito). Tale spazio è denominato «piazza Torlonia» nell’uso corrente. Ecco, se prendessimo a chiamarlo per ciò che invece rappresenta (giardini pubblici, un tema collettivo), ci verrebbe la voglia di trattarlo come molti altri in Italia. (Curandolo costantemente com’è successo fino a qualche decennio fa; recintandolo soprattutto come si usa altrove, con apertura dall’alba al tramonto).

P.S. Potendo interessare, cent’anni fa è nato Dizzy Gillespie.

giovedì 19 ottobre 2017

desert storm

Ho posto – ovviamente inascoltato – la questione del sottopassaggio fin dai tempi del Floris2 (2007-12). Ricordo bene per questioni di tipo anagrafico la storia recente di via don G. Minzoni, soprattutto da quando una sua porzione è stata fatta passare sotto la ferrovia. (Prima vi erano diversi prati oltre la strada ferrata, in direzione nord ed è facile immaginare come la carreggiata non si allagasse mai).
Gli allagamenti del sottopassaggio sono fenomeni recenti e legati a questioni di tipo urbanistico-architettonico e perciò locali più che per i cambiamenti climatici registrati sulla Terra negli ultimi anni. Ne ho trattato in diverse occasioni e maniere; gli interventi da avviare devono essere finalizzati a impedire che giunga meno acqua piovana possibile nel punto più basso della strada. (C’entra anche l’efficienza delle fognature ma in modo marginale). Le adiacenze di via don Minzoni sono ricoperte da cemento o asfalto e perciò in caso di pioggia, convogliano una massa d’acqua sulla carreggiata; una quota rilevante di esse è inutilizzata: si potrebbero bucare quelle superfici per permettere all’acqua d’infiltrarsi nel suolo. (Volendo si possono piantare in quegli spazi degli alberelli, delle aiuole o del prato con il pretesto di mitigare gli effetti di climate change).
Di recente, avevo raccomandato di evitare di coprire con altro asfalto alcuni spazi residui intorno all’ultimo complesso immobiliare costruito lungo quella strada. Io sono passato da quelle parti martedì; un’impresa stava ultimando un manto nero. (Qualcuno, più di uno, evidentemente non vuole sprecare nemmeno una goccia d’acqua all’omonimo sottopassaggio in occasione dei prossimi temporali autunnali). La prima cosa che oggi balza all’occhio di quel posto è la desolazione, la gran quantità di spazio inutilizzato e ormai inutilizzabile: adesso che te ne fai di tutto quell’asfalto? Chiedo anche: per chi è stato pensato e costruito tutto questo?

(Black paintings). A proposito d’asfalto, la parte finale di via C. Corradini dietro il campetto di calcio di San Rocco, merita una visita. Il posto fa il paio con piazza dei Martiri di Capistrello, anche se è meno conosciuto. (Si tratta di deserto più che non-luogo perché il secondo può trasformarsi ancora in un luogo).

martedì 17 ottobre 2017

Divagazioni nel dì di festa

Amo ripetere che esistono tante maniere di pensare quanti sono gli uomini, anche se poi non applico tale pensiero alle persone a me più vicine.
Ho già citato questo brano del nostro assessore all’Ambiente, parlando di metodo, di comportamento: «Gli alberi presenti nel “giardino della città” sono 330 ma ne vanno abbattuti subito 30», lo scorso 10 ottobre. In verità, la mia prima reazione dopo averlo letto è stata – mi si perdoni il francesismo: «Cazzo, il triplo dell’anno scorso!». Il pensiero di qualcun altro è invece corso immediatamente all’unico albero monumentale presente ad Avezzano, per di più dentro il Quadrilatero. La stessa persona mi ha anche indicato quale immaginando a ragione quanto io fossi una pippa nel riconoscere gli alberi – è una vecchia pianta cui mi sento abbastanza legato. Per darvi un’idea di ciò di cui sto parlando, date uno sguardo a pagina 3:
Applichiamo agli alberi da alcuni lustri, lo stesso comportamento che abbiamo nei confronti delle costruzioni: prolunghiamo il più possibile la vita delle sparute che riteniamo meritevoli mentre abbattiamo senza remore tutto il resto. Immagino che il pioppo (Populus nigra) in questione rientri nel novero delle piante da abbattere. Altrove si utilizzano diversi sistemi per mantenere vecchi alberi che non ce la fanno più: succederà lo stesso ad Avezzano, considerando la particolare allocazione dell’esemplare? Preferisco precisare: un albero monumentale in un parco giochi per bambini. (Si possono trasferire i giochi in un’altra area della piazza per evitare le rimostranze delle mamme apprensive e iperprotettive in circolazione in questo periodo).
Non ho minimamente accennato alla «ciclovia che [attraverserà] la città fino al nucleo industriale» su questo blog. Tale brano precede quello citato, sui mezzi d’informazione. (Si aspettano in molti, il mio entusiasmo alle stelle). Io ho «ricambiato» il mio amico con qualche considerazione riguardante tale idea – è meglio divagare non conoscendosi a quanto pare progetti di sorta. Mi chiedo: è agganciata a una qualsiasi politica cittadina per la mobilità? Ritengo di no. Dietro tale proposta vi è generalmente un modo di pensare secondo cui se costruisci un oggetto (piazza, slargo, area verde, pista ciclabile ecc.), la gente alla fine finirà per usarlo. L’esperienza invece insegna che non è così, soprattutto da noi e il guaio principale è che non ci si sforza per niente a comprendere come alcune bellissime idee (all’inizio) e opere (poi), siano poco apprezzate dai principali utilizzatori cui esse sono rivolte. (Nel nostro caso si tratta di completare una sorta di tracciato esistente). La «ciclovia» dovrebbe servire a chi lavora nelle fabbriche e al Comune si starebbero muovendo in tal senso. Tale struttura sarà probabilmente utilizzata più da chi già si dirige verso Fucino per fare il bracciante che dagli operai e impiegati italiani che si recano con mezzi motorizzati nel nucleo industriale. (Un breve tratto percorso in sicurezza – tenendo conto degli orari di quei lavoratori extra-comunitari – è meglio della situazione attuale).

Mi sono soffermato più che altro su una parte della periferia a ridosso delle arterie che chi va a piedi o frequenta quei posti considera ancora città, mentre chi è motorizzato no e preme sull’acceleratore – ne ho già trattato in caso d’incidenti stradali che hanno coinvolto automobilisti e pedoni lungo la Tiburtina Valeria. Io credo che bisognerebbe intervenire in queste zone per garantire la sicurezza di chi si sposta.

domenica 15 ottobre 2017

Boys

Tanto per chiudere il discorso iniziato con l’ultimo post. Chi fa politica è incapace di svolgere discorsi politici, da noi. (Non esiste l’opinione pubblica in assenza di una stampa degna di tale nome). Dopo la famosa sentenza del Tar Abruzzo si continua imperterriti a parlare di legalità, democrazia ripristinata, complotti, sperpero di denaro pubblico e amenità del genere, ignorando la sostanza tutta politica della vicenda. In breve, un’alleanza politica le sta tentando tutte per occultare il proprio insuccesso elettorale mentre le responsabilità sono abbastanza chiare – c’è da riconoscere che è difficile intervenire nell’immediato in un simile ginepraio. Ripeto: che cosa hanno incassato a livello politico i ricorrenti – di là delle differenze tra i ricorsi – dopo la vittoria in tribunale, tranne i consiglieri in più a Di Pangrazio? (Ha portato in più che cosa, la battaglia per i Sani Principi?)
La sconfitta (mezza o completa, non importa) del centrosinistra in città segna secondo me, un inizio della dissoluzione del nostro piccolo e triste mondo risalente agli anni Cinquanta che aveva resistito al Sessantotto, all’Ottantanove e a Berlusconi (1994). (L’Avezzano dell’Ente Fucino, della Democrazia cristiana, del clientelismo imperante, dello struscio). Bisognerà, da parte di chi si occupa di politica – sconfitti ma anche vincitori –, analizzare e fare i conti con questa inedita situazione, passeggera come le altre vicende umane. Sarà necessaria una cospicua dote di sprezzo del ridicolo alla nuova maggioranza in Consiglio, per votare contro De Angelis in caso di provvedimenti simili o uguali a quelli che essa stessa avrebbe voluto portare in aula, con un diverso sindaco. (Non guasta uno sguardo ai due programmi elettorali). Già, adesso che farà in positivo la nuova maggioranza? Si propone, ci si allea, ci si disloca in politica, più che provare a manomettere la vita amministrativa di un piccolo comune impedendo agli altri di governare. (È un po’ come il bambino che si è stancato di prendere troppi gol stando in porta e interrompe il gioco riprendendosi il pallone). Un simile spartito, per la fortuna di noi italiani, non è suonato nelle aule parlamentari. ‘È una bambolina che fa no no no, | è così carina ma fa no no no...’
In campagna elettorale ho mostrato d’apprezzare Leonardo Casciere. Immagino che da un mesetto egli abbia dei problemini di comunicazione: si esprime come leader delle liste con cui si è presentato alle Amministrative o come coordinatore marsicano di Noi con Salvini?

Già incombevano Sebastian Kurz ed Emmanuel Macron ai nostri confini, prima che Gabriele De Angelis fosse eletto: abbiamo un futuro smisurato, davanti ai nostri occhi, la modernità ci attende!

venerdì 13 ottobre 2017

Absolute Beginners #2

Mi ha annoiato, depresso la lettura della sentenza del Tar Abruzzo (12 ottobre) – che ha dato ragione ai ricorrenti, contro Gabriele De Angelis –, da parte delle testate giornalistiche locali e ho deciso di scriverne. (Si è trattato di una lettura prevalentemente «giudiziaria» quando non di peggio).
Tanto per cominciare: come spenderanno Leonardo Casciere, Giovanni Di Pangrazio e Francesco Eligi (a livello politico, s’intende), la squillante vittoria riportata in tribunale? In nessun modo, per quanto ho capito dalla conferenza stampa di De Angelis (13 ottobre). La magistratura, la «Giustizia» – scritta con la maiuscola – c’entra sì, ma fino a un certo punto in una storia iniziata oltre due anni fa. (La narrazione corrente in realtà, assolve la maggior parte dei suoi protagonisti).
Nelle testate del capoluogo di Provincia sono state tirate fuori delle analogie tra il Consiglio comunale di quelle parti con la nostra situazione, io provo a confrontarle. All’Aquila si sono tenute le primarie per scegliere il candidato sindaco mentre ad Avezzano, no. Si è assistito a dei malumori, delle polemiche – prima e dopo –, dopo tale consultazione. Ho letto delle analisi sull’inaspettata sconfitta dopo il secondo turno delle Amministrative, sempre all’Aquila mentre da noi non se n’è parlato per niente, ma ci si è affidati alla magistratura amministrativa, senza rifletterci. Nel capoluogo – a differenza d’Avezzano – si ha una mezz’idea di come il risultato del primo turno nelle Amministrative, sia poi stato clamorosamente ribaltato nel duello finale.
Ho riconosciuto a Di Pangrazio – su questo blog – l’indiscutibile abilità nel costruire un’alleanza elettorale potente, difficilmente comparabile con quelle altrui nella recente consultazione elettorale e che ha ottenuto un ottimo successo, ma bisogna anche considerare che non sia brillato proprio l’artefice della citata invincibile alleanza. Ruota intorno a questo paradosso la vicenda avezzanese. (Un paradosso politico. È come se uno sprinter si circondasse dei migliori velocisti ma senza arrivare sul gradino più alto alla volata che vale la carriera). I vincitori altrimenti avrebbero chiesto, a ragione, le immediate dimissioni di De Angelis e nuove elezioni, ma questo scenario non conviene all’attuale sindaco e ancor meno a Casciere, Di Pangrazio ed Eligi perché esse, proporrebbero all’incirca gli equilibri politici di quattro mesi fa. (Il secondo ha dichiarato appena dopo la lettura della sentenza: «Siamo pronti ad assumerci le responsabilità e a lavorare per realizzare il programma scelto dalla maggioranza degli elettori». Quale maggioranza? Quella del primo o l’altra, del secondo turno? Non si è capito mentre è chiaro che ha richiesto – in maniera molto diplomatica – uno o forse due assessorati al suo avversario per garantire una relativa tranquillità all’Amministrazione comunale).
Io al posto di Gabriele De Angelis mi sarei dimesso dopo l’esito della sentenza perché sono abituato a mantenere le promesse, ma non posso che apprezzare la sua decisione di tipo politico, essa va salutata come una piacevole novità nella palude in cui ci aggiriamo. Fa bene a proseguire nella sua azione il Primo cittadino, avendo il vento in poppa; egli lascerà cuocere nel suo brodo il principale avversario dell’opposizione. De Angelis probabilmente affronterà un’eventuale campagna elettorale da sindaco prima o appena dopo la sentenza del Consiglio di Stato: quando si sentirà abbastanza forte.
Mentre io godo nell’osservare questi giochi «da maschi», qualcuno si chiederà come tale situazione di conflitto prolungato si rifletterà nella vita amministrativa locale. Sì, essa rallenterà molto l’attuazione del Programma di mandato per un paio d’anni all’incirca e non sarà certo una passeggiata per il sindaco muoversi in un Consiglio comunale dove controlla la minoranza dei consiglieri. (In breve: Di Pangrazio ha ottenuto qualche consigliere in più: complimenti sinceri; Plc e M5s hanno ricavato che cosa da quest’operazione? L’accusa del sindaco d’«irresponsabilità» nei confronti dei ricorrenti è benevola, a mio modesto parere).

Possiamo permetterci tutto questo ad Avezzano? – lo scrivo io adesso, così evitate di chiedermelo quando m’incontrerete in giro.