giovedì 19 luglio 2018

Summer '18 # 3

(Mi allargo un bel po’). Alla metà del mese mi è capitato un pezzo sotto gli occhi, materia che avrebbe dovuto interessare più di una testata giornalistica: l’Assemblée Nationale ha abolito la parola «razza», dalla Costituzione transalpina. (Ci stavano pensando già dai tempi di François Hollande).
Noi invece eravamo alle prese – si fa tanto per dire – con l’ottantesimo anniversario delle «leggi razziali». Dopo tanti anni in realtà, si aveva l’imbarazzo della scelta per definire quell’odioso avvenimento: «leggi razziali», «leggi razziste», «leggi anti-ebraiche». Conversando con le persone preferisco impiegare l’ultima espressione: l’avevano con loro gli altri italiani negli anni Trenta. (I cugini d’Oltralpe ci hanno fornito un assist).

We say goodbye before we’ve said hello’.

martedì 17 luglio 2018

Summer '18 # 2

(12 luglio 2018, 1). Riprendo la vicenda dei quattrini chiesti per piantare nuovi alberi (7 luglio 2018), tanto per far capire che il mondo è almeno vario; anche come si comportano i cittadini, nelle diverse situazioni di là delle leggi vigenti. A Sabaudia (LT), meno di 21mila abitanti la sindaca Giada Gervasi: «Creare percorsi di cittadinanza attiva come occasione d’aggregazione sociale, che favoriscono i rapporti interpersonali e la conoscenza dell’ambiente urbano». (C. Pistilli, Sabaudia, giunta comunale affida il verde pubblico a cittadini: “Così si socializza anche”, in «Repubblica» 12 luglio 2018).
Il giorno seguente: «Puliscono, cancellano scritte, creano percorsi, installano cartelli didattici. Insomma si sono presi in carico da anni la manutenzione di ottomila metri quadrati tra i più belli di Roma, quelli del Parco delle Mura di Porta Metronia». Un pezzo raccontava l’attività del Comitato delle Mura Latine. (P. Boccacci, Gli angeli custodi delle Mura e del parco, in «La Repubblica» 13 luglio 2018. È a pagamento l’edizione on-line)
Nel periodo nero di Roma sporca Alessandro Gassmann ripuliva davanti casa sua e lanciò una sorta di moda per un breve periodo. Raccontai della maestra che fece «adottare» dalla sua classe, per alcuni anni, il giardinetto di largo E. Merolli (viale G. Mazzini, via G. Pagani). Ho appreso da una testata locale che alcune associazioni hanno ripulito le sponde del lago di Bomba ricadenti nel proprio comune d’appartenenza, domenica scorsa. Nelle giornate ecologiche organizzate dal Comune d’Avezzano, quelli che oggi raccolgono i rifiuti oggi sono altre facce rispetto a chi lo faceva trent’anni fa. (È in fondo la stessa cosa tirar fuori dei quattrini o lavorare gratis).
Come dire, Avezzano non è popolata solo da persone che per ogni problema che si para davanti esclamano immancabilmente: «Io pago le tasse e pretendo che l’Amministrazione…». Anche, per alcuni settori sì, per altri no.

Perhaps you’d care to state exactly how you feel’.

domenica 15 luglio 2018

Summer '18 # 1

Primi ritorni estivi di amici che vivono fuori. Nessuno dice più a proposito del posto in cui è nato: «Sempre peggio». Sembra che lo scarto tra la qualità di Avezzano e quello dell’Italia, sia diminuito a favore della prima; la seconda inizia a peggiorare rispetto agli anni passati a quanto mi raccontano.
Chi mi legge chiede di approfondire una vicenda locale, chi segue le nostre testate (on-line), rimane invece sorpreso dalle mie ricostruzioni a voce. Registro da decenni che si è sulla stessa lunghezza d’onda nel modo di giudicare per compartimenti la vita in un posto. (Bene i rifiuti – «L’assessore si è tanto interessato e poi non siamo sporcaccioni» –, male il traffico – «Colpa dei sensi unici e degli imbecilli che vanno ancora in macchina» –, così-così i servizi – «È lo Stato che ci deve aiutare di più». Chi vive in una grossa città ha inoltre maggiori occasioni di «consumo» culturale) Da noi invece, nell’immaginario collettivo locale degli ultimi anni è come se tutto ma soprattutto i mali, dipendessero dal sindaco. È una differenza non da poco soprattutto se si confronta con altri aspetti della situazione nazionale.
Alle recenti Politiche i partiti si sono presentati con programmi diversi tra loro e gli italiani hanno potuto scegliere secondo la propria inclinazione. I programmi elettorali messi in circolazione alle Amministrative 2017 erano all’incirca uguali, ad Avezzano. Succede comunemente che chi ha vinto le elezioni e oggi attua il progetto Alfa, Beta o Gamma, è contestato da chi ha proposto, promesso – all’incirca, ripeto –, Alfa, Beta e Gamma agli avezzanesi. È comico osservare come a livello nazionale, nonostante le differenze ideologiche, i conflitti siano – in proporzione – ridotti rispetto a noi. Mi suscita il riso, osservare molti compaesani che a vario titolo aizzano, fakenewsano, s’insultano tra di loro nel web, al posto dei loro eletti, protettori pro tempore.
Da cosa deriva il mio modo di pensare – anche quello dei miei amici lontani? Non è solo questione di pragmatismo, per cominciare. Mi è capitato di definire postmodern l’attuale governo nazionale (7 giugno 2018); il suo programma o «contratto», è una sfilza di citazioni prese qua e là (destra, sinistra e molto altro). Due giorni prima avevo pubblicato: «Oggi la politica non potendo cambiare abbastanza né così-così il mondo, riesce in compenso ad accontentare moltissimi nel breve periodo, più di quanti e quanto non si possa immaginare; a fidelizzarli, a non averceli contro». Ce n’è proprio per tutti i gusti.
Non si può prescindere nemmeno dal tempo in cui si vive: non si scorgono rivoluzioni né tantomeno rivolte all’orizzonte e possiamo perciò valutare serenamente tante singole azioni – di amici, alleati o avversari politici –, di volta in volta. Le persone tendono a vedere tutto bianco o nero; allacciarsi in abbracci o scambiarsi revolverate durante i rivolgimenti sociali.
(Si è anche parlato, tra amici, del calo della popolazione abruzzese negli ultimi anni e del notevole aumento delle famiglie povere nella nostra regione durante il 2017. Quale testata giornalistica ne ha trattato da noi? Ho rivalutato i quotidiani nell’ultimo anno – quelli di carta, s’intende)

Would you like to say something before you leave?

domenica 8 luglio 2018

Non

(Non si capiva 1. Il post precedente). Negli anni Novanta si è molto discusso del principio di sussidiarietà nella variabile «orizzontale» – da parte delle Onlus, ovviamente. Il meccanismo è talmente diffuso, da essere oggi difficilmente rilevabile.
Ho accennato al nostro Soccorso alpino di recente. Quanto costerebbe allo stato italiano la costruzione, il mantenimento di un organismo in grado d’intervenire tempestivamente per trovare i dispersi in montagna, in ogni condizione meteorologica? (Sto parlando di un ambiente per sé ostile anche con il bel tempo, e ci vogliono molta competenza e coraggio da parte di chi soccorre). Nell’ultimo post ho raccontato la pulitura di alcuni ambienti: quanto dovrebbe tirar fuori il contribuente italiano per mettere su un corpo che provveda periodicamente a ripulire le sponde dei nostri corsi d’acqua dai rifiuti che molti connazionali depositano da quelle parti? (Vi è bisogno di gente particolarmente motivata e curiosa). Passo ai «vicini» di casa. Quanto costerebbero all’Italia (stipendi, contributi, scartoffie, eccetera) quattro, sei ore settimanali d’insegnamento della nostra lingua alla decina di profughi che passano almeno un anno, da queste parti in una struttura privata? (Quello che gli dà lezioni d’agricoltura da alcune settimane, invece?).
Ecco, da decenni le amministrazioni (centrali, periferiche) non riescono a coprire i bisogni del territorio ed entrano in ballo le associazioni private, come ho scritto. Questo è l’ambiente in cui viviamo immersi da decenni, l’aria che respiriamo – che piaccia o no. (Da oltre un anno è di gran moda attaccare pesantemente e indistintamente le organizzazioni che hanno a che vedere, in qualche maniera, con i migranti provenienti dall’Africa sub-sahariana: gli stessi gentiluomini col cazzo – mi si perdoni il francesismo – riservano un simile trattamento anche alle Onlus e alle associazioni che aiutano gli anziani soli e in difficoltà o i malati gravi). A proposito dello stato che si sta sempre più ritirando: quando, chi ha inventato le pensioni integrative?
(Non si capiva 2. Il post del 5 luglio 2018). Mi sono inserito nella polemica sull’università ad Avezzano (pubblica, privata, così-così, a venire, eccetera); l’ho fatto a modo mio e non poteva andare diversamente. Mi sono schierato con chi questa volta, secondo la banale usanza locale da un anno a questa parte: Di Pangrazio o De Angelis? (Ho raccontato come nessuno abbia risposto alla domanda, non mia e non peregrina, se conviene mantenere una facoltà ad Avezzano). La chiave – più che la risposta in realtà – si trova come in altre occasioni in coda al citato post anzi, peggio. Il poscritto – riferito en passant al «capoluogo regionale» e perciò agli aquilani – recita, infatti: «L’operazione Gran Sasso Science Institute è stata, sicuramente, un colpo da maestro». Confermo e lo ripeto in grassetto a scanso di altri equivoci; non v’è traccia né dell’ex-sindaco d’Avezzano, né dell’attuale, né tantomeno dei 42mila avezzanesi – che hanno tutto da imparare da quella vicenda, davvero. Tutto, dall’a alla zeta. (Già, che cosa pensavo di quegli interventi? A proposito: qualcuno che abbia scritto qualcosa su Gssi nella Marsica?)
Ho riportato questa notizia nell’ultimo post: «Nel 2017 c’erano diciassette avezzanesi in meno rispetto all’anno precedente». Chi ne ha parlato da queste parti?

Non proverò per niente a essere più chiaro, quando scrivo.

sabato 7 luglio 2018

Desert Players

Racconto una vicenda minuscola ma che ben chiarisce qualche aspetto della mentalità locale. Nei giorni passati ho discusso con più persone sulla liceità dell’iniziativa curata dall’assessore all’Ambiente «Dona un albero alla città». (Dono, cfr.: M. Mauss, Essai sur le don. Forme et raison de l'échange dans les sociétés archaïques, 1924). Al solito, la faccenda è stata inquadrata nella lunga tenzone tra «quei due». Io domandavo: «È contraria a qualche legge dello Stato, della nostra Costituzione?». No, e allora? Perché è possibile tutto ciò, di là della citata legge 10, 14 gennaio 2013?
Vado a memoria. Quarant’anni fa, succedeva che un gruppo di cittadini scriveva al sindaco segnalando il degrado di una zona. Non produceva generalmente effetti tale denuncia e allora i gruppi si muovevano autonomamente per ripulire che so, una piazza, un parco, un lungofiume. Tale comportamento – poco mediterraneo – si è enormemente diffuso da noi soprattutto negli anni Novanta e nei campi più diversi. (Il volontariato non è una pratica obbligatoria in Italia come in altri Paesi).
In breve: lo Stato non riesce a garantire determinati servizi e allora ci pensano – alla loro maniera ci mancherebbe –, i cittadini. (Un esempio. I nostri governi, nonostante la lettera finale di Miur, spendono poco nella ricerca per motivi che non interessano e allora spuntano Airc, Lilt, Fondazione Veronesi, Telethon, eccetera).
Ci siamo abituati negli anni anche ad Avezzano alle giornate ecologiche per recuperare rifiuti sul monte Salviano e altre zone della città; non è un problema se tali occasioni sono proposte dall’associazione X, Y o dal Comune. La qualità dei luoghi migliora indubbiamente dopo simili operazioni – a costo zero per la collettività. Non c’è perciò da scandalizzarsi se l’assessore Crescenzo Presutti chiede a singoli cittadini, associazioni e imprese di tirar fuori 250 euro per piantare un albero in modo da incrementare il nostro patrimonio arboreo – a costo zero per la collettività, anche in questo caso. Chiede appunto, non obbliga.

(Nel 2017 c’erano diciassette avezzanesi in meno rispetto all’anno precedente. Bisognerebbe preoccuparsi per questo non di altro).