giovedì 30 gennaio 2020

What Am I Doing Here

Ho accennato alla «sistematica presenza di vele pubblicitarie» lungo il perimetro di piazza A. Torlonia, nell’«inedito» dello scorso 24 gennaio. (Ne trovo sempre una parcheggiata in un lato, di volta in volta).
Il sindaco Mario Spallone fece – con il senno di poi: maldestramente – capitozzare gli alberi intorno a Castello Orsini per far risaltare il vecchio maniero; nessuno ha portato avanti un simile discorso nel caso di cui sto trattando. Durante la campagna elettorale per le Amministrative 2017, ho mostrato su questo blog di non apprezzare per niente quelle tre o quattro vele con i «faccioni» onnipresenti in piazza Risorgimento: la Piazza. Anche in periodi normali, io noto un paio di vele pubblicitarie costantemente parcheggiate in quelle parti. (È segno che la gente ci va, non è vero che quel posto è diventato un deserto dopo il restyling – come ripetono alcuni, a pappagallo). È però poco decoroso per la città.
Ho ripescato questo di recente, ancora a proposito dei nostri giardini pubblici: «Negli ultimi quattro cinque anni, ho visto più volte qualche accompagnatore di cane che lo lasciava pisciare tranquillamente dopo averlo fatto montare su una panchina di marmo; non ci penserei perciò minimamente a sedere su un tale arredo dopo due o tre giorni dall’ultima pioggia. Mi sono un po’ scandalizzato nel vedere un buzzurro far entrare il proprio cane dentro la fontana monumentale, ma solo la prima volta – una decina d’anni fa», 26 0ttobre 2018.
La vicenda che ho appena finito di raccontare mi ha sorpreso – non me lo aspettavo nemmeno in lontananza e alla mia età –, prostrato in qualche maniera; ho bisogno di staccare la spina. Per dimostrare in giro che sono favorevole ai centri commerciali più che rintracciare brani compromettenti nei miei numerosi scritti, bisognerebbe sorprendermi almeno dentro quei capannoni. (Ringrazio chi mi è stato vicino). Sono pessimista per il futuro di Avezzano per via della neo-borghesia cafona che ha preso a dominare dagli anni Ottanta del secolo scorso – i comuni cittadini fanno anch’essi, purtroppo, la loro parte...

È il mio ultimo post, ovviamente – ‘Go your way, I’ll go mine’.

martedì 28 gennaio 2020

Democrazia in salsa avezzanese

La vicenda del ritorno al centro e intorno a piazza A. Torlonia del mercato settimanale d’Avezzano è istruttiva per avere un’idea dei rapporti sociali, tra i residenti nel capoluogo marsicano.
È stato evocato in quest’occasione, impropriamente, il termine dialogo: è passata, alla fine, la piattaforma di un’unica parte – quella degli ambulanti, degli esercenti posti nella zona del municipio. Il commissario prefettizio non ha perciò dovuto comporre interessi diversi, conflittuali di sorta. Prendere tutto in blocco, o lasciare. (Non andava bene via Montello, via G. Garibaldi o altra strada come lochéscion – i locali sono usi obbedire agli ordini provenienti dall’esterno).
Non si è trattato di un vero e proprio ritorno al passato; via XXIV Maggio è solcata da mesi da una pista ciclabile ed è perciò diversa rispetto a due, tre anni fa. Dalla quasi conclusione della vicenda – se n’è saputo qualcosa lo scorso 9 gennaio – non si conosce ancora il suo destino. (È parte del tratto più frequentato della città). Quella fettuccia è passata da uno spazio voluto da un’amministrazione comunale (auspicato in qualche modo dal Pgtu nel 2003), progettato – a disposizione dei ciclisti –, a una pista ciclabile almeno octroyée. Perché concessa, può essere revocata in qualsiasi momento. Non abbiamo un’isola pedonale, però c’è quella «estiva», per quattro ore serali – a uso dei locali. Che vai a dire ai pedoni che, nelle sere d’estate, passeggiano comodamente sulla pista ciclabile che scorre lungo via G. Marconi? È stata inventata nella campagna elettorale 2017 l’espressione «pista ciclabile estiva»: qui siamo ben oltre sommando i sabati alle fiere, alle manifestazioni, all’isola pedonale estiva. Sembra la descrizione di un luna park più che di una città.
È bene citare alcune narrazioni dietro questa decisione.
Ha funzionato l’insana idea che in un qualsiasi spazio pubblico, può farsi di tutto anzi, proprio tutto. La malridotta pavimentazione del catino in piazza Risorgimento e la stessa situazione di piazza A. Torlonia prima del suo restauro – dopo decenni d’incuria –, dimostrano quanto sia sbagliata una simile concezione. Un elemento per noi storico, un tema collettivo come i giardini pubblici, è identico al parcheggio di piazza Martiri di Capistrello o quello lungo via Cavalieri di Vittorio Veneto.
Gli affari che vanno male ai negozianti è, da un paio di decenni, il basso continuo che dirige la vita amministrativa locale. La crisi del comparto commerciale risale in realtà, da noi, all’inaugurazione dei primi magazzini sulla Tiburtina Valeria negli anni Ottanta del secolo scorso, ha inciso una contrazione della popolazione nel comprensorio e nelle aree che hanno come riferimento Avezzano (Reatino, Sorano) negli ultimi quindici anni e infine, vi è stata l’affermazione del commercio elettronico nell’ultimo lustro. La situazione resterà così anche nei prossimi trent’anni, a detta dell’Istat, per quanto concerne la popolazione; ricordo anche diversi compaesani che percorrevano oltre cento chilometri per le compere nei centri commerciali, fin dagli anni Novanta.
Come hanno reagito i commercianti avezzanesi difronte all’arrivo di grossi gruppi economici, ad Amazon? Come comportarsi per invertire queste tendenze? Hanno – come associazioni di categoria – imbalsamato un pezzetto di Quadrilatero, appellato «isola pedonale» un restyling per meglio opporvisi, proposto l’ossimoro Centro commerciale naturale. Diversi commercianti, invece, si sono riposizionati sul mercato, com’è fisiologico; vi è chi ha adottato l’orario continuato.
Io mi espongo forse troppo per questioni di tipo ambientale, però mi chiedo: chi consente, prolunga l’esistenza dei centri commerciali della zona? (Pochi, troppi, così-così). Si tratta, in realtà, migliaia di (silenti) avezzanesi con i loro acquisti e la loro presenza in quei magazzini – ci vanno anche per passeggiare, considerando com’è malridotto il centro da alcuni decenni. Vale lo stesso discorso per Amazon: nessuno ne parla mai in giro, però il martedì mattina io noto, non di rado, il sorriso di quel marchio stampato sui cartoni della raccolta differenziata.

Vi è anche un elemento soggettivo, per quanto spesso ripetuto: non era obbligatorio, da parte delle amministrazioni comunali e – in questi giorni – del commissario prefettizio, credere a simili fandonie. (Site, 18 gennaio 2020)

domenica 26 gennaio 2020

SS bis

Già, è successo che cosa? Non è facile districarmi. Nei due post precedenti, ho dimostrato che non sono contrario al ritorno degli ambulanti al centro come, invece, mi è stato attribuito; chi mi segue sul blog sa che per me è una mera questione di misure. (È preferibile parlare di lochéscion in caso arrivi il papa, un capo di stato estero o per un concerto dei Pink Floyd).
Riprendo questo: m.s., Mercato in centro, ora scattano le verifiche, in «Il Centro» 21 gennaio 2020. (Potendo interessare il sottotitolo così recitava: «Pantaleo (Comitato Mobilità) contrario al rientro»). Era opportuno spiegare – a frittata fatta – alle associazioni di categoria intervenute il giorno seguente (Fiva, Cidec, Confesercenti) che io non avevo scritto tutto quanto citato nel precedente post – la storia delle parentesi quadre. (Cfr. m.s., Mercato in centro, spuntano le regole, in «Il Centro 22 gennaio 2020. Quello della respinta «al mittente»). Invece niente, è finita lì.
In quella stessa mattina, sono stato avvicinato da InfoMediaNews per un’intervista sull’argomento – io non avevo ancora letto l’articolo sul quotidiano regionale. È uscito un pezzo, nel pomeriggio, sotto il titolo: Mercato Avezzano in centro, no del Comitato Mobilità Sostenibile. Orbene, una parte delle persone che hanno ascoltato quell’intervista si sarà resa conto che quel titolo era distante dal suo contenuto, quelli che hanno sorvolato pensano invece, che un’associazione è contraria al ritorno del mercato settimanale nel Quadrilatero.
La realtà è che nessuno si è opposto – per quello che ne so io, è bene specificarlo – al ritorno del mercato settimanale nel centro d’Avezzano. Per quel che mi riguarda, ho inviato una lettera alla Soprintendenza Baaas per mantenere fuori da quel circuito due strade (via XXIV Maggio e il lato sud di piazza A. Torlonia), lo scorso 15 gennaio; Cmsm ha chiesto di mantenere sgombra dai pedoni, nel giorno di sabato, la pista ciclabile su via XXIV Maggio (22 gennaio 2020). Nessuno ha perciò parlato di interdire il Quadrilatero agli ambulanti, né di mercoledì né di sabato.

A chi, a cosa è servito tutto questo?

sabato 25 gennaio 2020

Sprofondo Sud

Nel tardo pomeriggio di mercoledì scorso, un amico mi ha fatto leggere un pezzo che mi riguardava: Giovanni Cioni, Roberto Masci e Carlo Rossi – associazioni di categoria dei commercianti –, «respingono al mittente le tesi del presidente del comitato mobilità sostenibile, Giuseppe Pantaleo, rispetto al mercato attorno a piazza Torlonia e piazza Risorgimento», in m.s., Mercato in centro, spuntano le regole, in «Il Centro» 22 gennaio 2020. Sono rimasto senza parole, basito.
Per cominciare: io non ho mai scritto nulla contro il mercato degli ambulanti nel catino di piazza Risorgimento.
I tre avevano sicuramente letto questo – da raffrontare con il post precedente: «La malridotta pavimentazione del catino in piazza Risorgimento (ospita il mercato del mercoledì) e la stessa situazione di piazza A. Torlonia prima del suo restauro – dopo decenni d’incuria –, dimostrano quanto sia sbagliata una simile concezione», m.s., Mercato in centro, ora scattano le verifiche, in «Il Centro» 21 gennaio 2020. Andava scritto così, anche per evitare equivoci: «La malridotta pavimentazione del catino in piazza Risorgimento [ospita il mercato del mercoledì, ndr] e la stessa situazione di piazza A. Torlonia prima del suo restauro – dopo decenni d’incuria –, dimostrano quanto sia sbagliata una simile concezione». Per intendersi: erano necessarie almeno le parentesi quadre per segnalare un intervento nel testo di un’altra persona.
(Metodo). Una tesi, almeno in Occidente e nei Paesi democratici, si discute, si confuta più che respingere: non è un pacco postale indesiderato. Non m’interessa se negli uffici dei tre ci si comporta in quel modo: sono fatti loro. (Merito). Ho parlato – è questa la mia «tesi» –, trattando del ritorno del mercato settimanale intorno a piazza Torlonia, di «insana idea che in un qualsiasi spazio pubblico, può farsi di tutto anzi, proprio tutto». Lo stato della pavimentazione in piazza Risorgimento – i lastroni «bianchi» spezzati in particolare –, mostra che va evitato l’ingresso a massicce strutture e a pesanti mezzi meccanici considerando il danno provocato. (Per essere più chiaro: non si tratta di camioncini, furgoni o apette degli ambulanti). Quanto costerà restaurare la piazza al Comune? (A quanto ammontano le spese per rimediare alle manie di grandezza di qualcuno, il provincialismo di qualche altro?)
Io invece chiedo, in conclusione: è una tesi la mia o una costatazione come tante? È proprio sicuro che in Europa può farsi di tutto in una piazza, un parco, un teatro, un municipio? (In un borgo, in campagna sì, perché non vi sono né teatri né municipi in quelle parti). È un paesone moòlto pittowrèsco Avezzano!

(Vi risparmio gli strascichi che questa deprimente vicenda ha avuto sulla mia vita sociale quotidiana, negli ultimi giorni – tornerò agli orari e ai posti consueti, a breve. Una settimana fa mi sono dimesso da presidente del Comitato mobilità sostenibile marsicana per evitare ripercussioni di sorta sull’associazione. Mi fate un favore, se mettete in giro questa roba).

venerdì 24 gennaio 2020

on demand

Sono pubblicati alcuni stralci da mie dichiarazioni personali sul Centro dello scorso 21 gennaio; riporto di seguito l’originale inviato – si tratta di materiale risalente al 14 gennaio 2020.
«Ci vedo una democrazia sui generis dietro la decisione di portare il mercato settimanale dove si è trovato per qualche anno: era meglio convocare altri soggetti oltre alle cosiddette categorie interessate – considerando che una città, è certo più complessa di ciò che osserva chi vive Avezzano mettendoci i piedi una volta a settimana, per alcune ore, sempre nello stesso posto, dallo stesso banconista che gli serve la colazione o uno spuntino.
Dietro vi è anche l’insana idea che in un qualsiasi spazio pubblico, può farsi di tutto anzi, proprio tutto. La malridotta pavimentazione del catino in piazza Risorgimento e la stessa situazione di piazza A. Torlonia prima del suo restauro – dopo decenni d’incuria –, dimostrano quanto sia sbagliata una simile concezione. «Piazza Torlonia» indica i giardini pubblici d’Avezzano, che andrebbero trattati di conseguenza, non come un generico spazio verde; è anche bene ricordare che stiamo parlando di una delle sparute testimonianze della città vecchia. Visto che ci siamo: sarebbe saggio almeno contenere la sistematica presenza di vele pubblicitarie lungo il suo perimetro.
Il ritorno del mercato settimanale porterà inevitabilmente il suo contorno di rifiuti; è normale, agevole per una ditta intervenire sull’asfalto o sul pavé mentre potranno fare ben poco i lavoratori Tekneko per rintracciare scatole e cartacce gettate nei prati (non calpestabili) o per ripescare buste e sacchetti di plastica finite nella fontana ornamentale. Ne risentirà la qualità di quel luogo e chi smetterà di frequentarlo – soprattutto genitori con bambini –, non emetterà un gemito, né intavolerà discussioni di sorta con l’attuale commissario prefettizio, tantomeno con il prossimo sindaco.
Non credo che sia sufficiente una «vigilanza maggiore» su quello spazio, mi accontenterei che fosse stata rispettata, negli ultimi mesi, l’ordinanza De Angelis di metà ottobre 2018 – mi riferisco soprattutto ai conduttori di cani».

Tornerò, mio malgrado e per conto mio su queste righe, la prossima volta.