Mi
sono soffermato su alcuni comportamenti puerili in campagna elettorale: il
meglio in realtà è venuto dopo.
Fa
cadere le braccia Leonardo Casciere quando dice: «gli elettori non sono ancora
pronti per un progetto innovativo della politica e della Città» (IlFaro24 14 giugno 2017). Gira anche roba
del genere nel web: «gli Aquilani [preferiscono] la continuità al sistema che
li ha amministrati rispetto ad un vero cambiamento» (d.r., M5S, gli aquilani preferiscono il sistema, in «IlCapoluogo» 13
giugno 2017).
Questa
invece è incomprensibile: «La città non vuole un’opposizione. La città non ha
voluto noi all’opposizione», Nazzareno Di Matteo 12 giugno 2017. Essa diventa
comica se accostata a quest’altra: «Avezzano ha finalmente una vera
opposizione», M5s Avezzano, 13 giugno 2017.
Dove
va a parare questa, invece? «l’elezione di un consigliere comunale di opposizione,
non è stato raggiunto per poche centinaia di voti, che sono mancati alla lista
(non al candidato sindaco)», Riconquistare Avezzano 12 giugno 2017.
Domanda:
come chiamare quei consiglieri comunali che rimarranno a bocca asciutta quanto
a incarichi, assessorati eccetera tra poco più di una settimana? Di
opposizione, di minoranza, altro?
Tra
le scarse cose che ho pubblicato dopo lo scrutinio delle schede, vi è questo
brano – appariva tra parentesi: «un
elettore su quattro non è andato a votare». I nostri votanti sono stati circa il 75% mentre
la media nazionale, è più bassa di oltre quattordici
punti percentuali. È strano o no? Cinque liste su sei hanno impostato la
campagna elettorale contro il clientelismo dell’Amministrazione uscente poi
però nell’approssimarsi della scadenza, i candidati si sono precipitati da
parenti, amici, assistiti, clienti…
Un’altra
ridicola scelta da parte dei competitori è stata quella di confermare, quando non rafforzare l’immagine che il sindaco uscente
ha costruito di sé almeno negli ultimi cinque anni. Egli ha cosparso la sua
figura di una patina d’indipendenza; lui a spergiurare «Sì, sono indipendente
dai partiti» e gli altri concorrenti: «È autoreferenziale, fa quello che gli
passa per la testa», quando non di peggio. Complimenti! (Vale lo stesso per la
rincorsa a Di Pangrazio sul tema dell’«avezzanesità» negli ultimi giorni, in
vista del ballottaggio).
La
stessa polemica dell’alto numero delle liste ha poco senso, dopo i risultati
ottenuti. Chi ne ha presentate di più, ha ottenuto più voti anche perché i
singoli candidati hanno rastrellato un numero di preferenze almeno a due cifre,
mentre chi si è scagliato – tranne M5s –, contro tale sistema, ha avuto più di
un riempi-lista tra i piedi.
(A
proposito di avezzanesità. Passando in Parlamento l’attuale legge in discussione
sul cosiddetto ius soli, potrei avere
l’onore di fregiarmi in giro perfino d’essere avezzanese – a soli 62 anni; ho
il problema della laurea a Roma, è vero. Spero che non si mettano di traverso i
soliti partiti xenofobi – vecchi e nuovi).
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