venerdì 16 giugno 2017

4 way street 33

Mi sono soffermato su alcuni comportamenti puerili in campagna elettorale: il meglio in realtà è venuto dopo.
Fa cadere le braccia Leonardo Casciere quando dice: «gli elettori non sono ancora pronti per un progetto innovativo della politica e della Città» (IlFaro24 14 giugno 2017). Gira anche roba del genere nel web: «gli Aquilani [preferiscono] la continuità al sistema che li ha amministrati rispetto ad un vero cambiamento» (d.r., M5S, gli aquilani preferiscono il sistema, in «IlCapoluogo» 13 giugno 2017).
Questa invece è incomprensibile: «La città non vuole un’opposizione. La città non ha voluto noi all’opposizione», Nazzareno Di Matteo 12 giugno 2017. Essa diventa comica se accostata a quest’altra: «Avezzano ha finalmente una vera opposizione», M5s Avezzano, 13 giugno 2017.
Dove va a parare questa, invece? «l’elezione di un consigliere comunale di opposizione, non è stato raggiunto per poche centinaia di voti, che sono mancati alla lista (non al candidato sindaco)», Riconquistare Avezzano 12 giugno 2017.
Domanda: come chiamare quei consiglieri comunali che rimarranno a bocca asciutta quanto a incarichi, assessorati eccetera tra poco più di una settimana? Di opposizione, di minoranza, altro?
Tra le scarse cose che ho pubblicato dopo lo scrutinio delle schede, vi è questo brano – appariva tra parentesi: «un elettore su quattro non è andato a votare». I nostri votanti sono stati circa il 75% mentre la media nazionale, è più bassa di oltre quattordici punti percentuali. È strano o no? Cinque liste su sei hanno impostato la campagna elettorale contro il clientelismo dell’Amministrazione uscente poi però nell’approssimarsi della scadenza, i candidati si sono precipitati da parenti, amici, assistiti, clienti…
Un’altra ridicola scelta da parte dei competitori è stata quella di confermare, quando non rafforzare l’immagine che il sindaco uscente ha costruito di sé almeno negli ultimi cinque anni. Egli ha cosparso la sua figura di una patina d’indipendenza; lui a spergiurare «Sì, sono indipendente dai partiti» e gli altri concorrenti: «È autoreferenziale, fa quello che gli passa per la testa», quando non di peggio. Complimenti! (Vale lo stesso per la rincorsa a Di Pangrazio sul tema dell’«avezzanesità» negli ultimi giorni, in vista del ballottaggio).
La stessa polemica dell’alto numero delle liste ha poco senso, dopo i risultati ottenuti. Chi ne ha presentate di più, ha ottenuto più voti anche perché i singoli candidati hanno rastrellato un numero di preferenze almeno a due cifre, mentre chi si è scagliato – tranne M5s –, contro tale sistema, ha avuto più di un riempi-lista tra i piedi.

(A proposito di avezzanesità. Passando in Parlamento l’attuale legge in discussione sul cosiddetto ius soli, potrei avere l’onore di fregiarmi in giro perfino d’essere avezzanese – a soli 62 anni; ho il problema della laurea a Roma, è vero. Spero che non si mettano di traverso i soliti partiti xenofobi – vecchi e nuovi).

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